I produttori di vino abruzzesi se la sono presa con il noto attore Christian De Sica che, nel nuovo film “Natale a tutti i costi”, ha definito una “m…a” il vino della loro regione.
Sono arrivati i comunicati di condanna sia da parte del Consorzio di Tutela dei Vini d’Abruzzo sia dello stesso Governatore della Regione Marsilio. Una protesta giustificata, ma se si andassero a guardare i film che in questi anni a vari livelli hanno “parlato” di vino, si potrebbe fare un lungo elenco di proteste.

Ho scritto più articoli riguardo a questo tema e l’ultimo, in ordine di tempo, l’avevo dedicato al film “Love in the Villa” dove addirittura una delle protagoniste simulava conati di vomito dopo aver ingerito un goccio di Prosecco. In quest’ultimo caso, tra l’altro, si trattava di un film dove il Consorzio di Tutela Prosecco doc era stato tra gli sponsor.

Considerando, inoltre, che ormai gran parte dei film del nostro Paese sono sostenuti da finanziamenti pubblici, sarebbe ancor più auspicabile che i nostri grandi prodotti tipici, a partire dal vino, fossero trattati meglio.

Certo, si potrebbe obiettare: “Ma che vino avrebbe potuto scegliere uno sceneggiatore per rendere “accettabile” la battuta di De Sica”? La risposta è semplice: nessun vino e ancor meno una regione vitivinicola, perché non esiste territorio nel nostro Paese dove non si producano anche grandi vini, a partire proprio dall’Abruzzo. E allora che fare? Innanzitutto rendersi conto che il vino, come tutti i nostri prodotti tipici, ha raggiunto livelli qualitativi tali che non si presta più a nessun tipo di dileggio o di facili ironie.

Per questa ragione, la battuta di De Sica non solo offende i bravi produttori di vino abruzzesi ma di fatto non può far ridere. La comicità, infatti (almeno quella seria e non basata solo sulla volgarità), si basa su un fattore fondamentale: esasperare la realtà, talvolta anche tirandone fuori solo alcuni aspetti, ma senza mai stravolgerla.

Il problema, quindi, sta proprio qui. Ed è per questo che la gran parte delle sceneggiature che in qualche misura si occupano di vino sono intrise di luoghi comuni, di stereotipi, frasi fatte.
Nessuno può e deve pretendere che il vino al cinema sia trattato solo con una visione da sommelier, ci mancherebbe. Si può benissimo anche scherzare, ironizzare sul vino ma bisogna farlo con competenza, sapendo quello che si sta dicendo.
Per esempio, non si può non ridere di tutta la satira riguardo la “pallosità” di tante descrizioni di vini, degli atteggiamenti esasperati, che rasentano il ridicolo di alcuni protagonisti della sommellerie. Ma il vino è uno straordinario strumento di relazioni che, grazie al concetto del “vino veritas”, può dare l’apertura a dialoghi fantastici, senza freni ed inibizioni.

Sembra un paradosso di come anche le sceneggiature cinematografiche siano intrise di politicamente corretto, ma poi si possa arrivare a battute grevi come quella del seppur bravo (quando vuole) Christian De Sica sul vino abruzzese.
A questo punto, penso che sarebbe opportuno che le istituzioni pubbliche, prima di finanziare alcune opere (si fa per dire) cinematografiche, verificassero che almeno i prodotti tipici della loro regioni non venissero vilipesi.

Dispiace dover ricorrere a censure di questa natura, ma è veramente avvilente osservare come il vino continui ad essere considerato così poco e male anche dal cinema italiano. Nessuno pretende sceneggiature agiografiche sul vino, che al cinema rischiano di diventare noiose come la pur preziosa analisi sensoriale. Quello che sarebbe però auspicabile è che il cinema guardasse al vino con gli occhi del presente e non sempre rivolti al passato.

Se c’è infatti un prodotto contemporaneo, capace di raccontare la realtà attuale in maniera straordinaria, è proprio il vino.
Il primo sceneggiatore che se ne accorge, siamo convinti, potrà fare realmente un grande film… di qualsiasi genere.