|
E siamo a marzo. Quarto numero e un po’ di riflessioni. Ho sempre desiderato impostare Wine Pager come la newsletter della scoperta, ovvero la ricerca di tutti quei territori meno blasonati, di quei vitigni che in un modo o nell’altro rimangono più spesso in ombra, di quei produttori che “devi andarti a cercare”, perché non sempre sono sulle guide e neanche ci vogliono stare, ma fanno cose imperdibili che meritano di essere scoperte, conosciute e a loro volta fatte conoscere. Lo sto facendo con una modalità semplice in cui il linguaggio sia davvero generatore di godimento. E questo penso succeda quando una descrizione riesce a trasportarti lì, proprio lì, sul territorio, senza per questo dover essere un concentrato di aggettivi, di termini, di paroloni. Condurvi semplicemente verso sensazioni, immaginando odori, sapori, consistenze e persistenze. Credo che i parametri di riferimento siano ad esempio la sensibilità nel descrivere un dettaglio: la mia sensibilità, in questo caso. La vostra, nel limite di quello stimolo chiamato soglia di percezione. Buon inizio di primavera.
C’è luogo e luogo. Lo sa bene Silvia Maestrelli, imprenditrice fiorentina che dalla Toscana vitivinicola ha guardato a sud, verso la Sicilia, in quel “luogo di bellezza tra terra e spirito”. L’Etna, a Muntagna tanto ricca quanto aspra, è sempre di più al centro di racconti, sogni e progetti. Silvia, pioniera sia del vino in Sicilia come di cultura e ospitalità, arriva sull’Etna nel 2006 realizzando dopo solo un anno il progetto di Tenuta di Fessina: 6 ettari di vigneti nel comune di Rovitello, a 700 metri di quota, richiamano antiche usanze locali. È questa forse la felicità, vissuta nel suo essere percorso e non solo meta? Un cammino in cui incrociamo il lavoro frutto di una visione enologica tutta al femminile: Erse Etna Rosso 2019 è l’autoctono, anzi l’unione di più autoctoni, Nerello Mascalese 90%, Nerello Cappuccio 8%, Minnella e Carricante 2%, provenienti da vigneti antichi mescolati in filari di uve bianche e rosse che con molta praticità e altrettanta prosaicità ne portano l’essenza in un racconto chiamato vino. Rubino chiaro luminoso, Erse è un calice di sensazioni armoniose e profonde. Un profilo che guarda al luogo, con un naso elegante di more selvatiche, grafite, chiodi di garofano, un sorso pacato contraddistinto da una consistenza densa e concentrata. S’impone in bocca per la sua decisa mineralità, la trama setosa di taffetà. Il tannino è pronto, austero, piacevolmente presente. Il gusto della vigna; la vigna che riporta alla bacca; la bacca che racconta la terra. Ci mangio: Costolette di agnello fritte. Bottiglie prodotte: 15.000 |
Wine Pager
Autoctoni – Tenuta di Fessina, Erse 2019 Etna Rosso















































