Succede dopo due mandati da vice e in vista dell’evento Arcolè 2025 sui temi del mercato
Tre giorni fa, il 23 marzo 2026, il panorama della denominazione veronese e vicentina ha visto un cambio di guardia significativo. Roberto Pasini, classe 1972, è stato eletto all’unanimità nuovo presidente del Consorzio Arcole Doc, succedendo a Stefano Faedo dopo due mandati come vicepresidente. La decisione unanime del CdA, presa durante l’ultima riunione a Soave, non è un semplice passaggio di testimone, ma segna l’inizio di una fase cruciale per una DOC il cui valore è inscindibilmente legato a un territorio dai tratti unici.
Le fondamenta sabbiose di una denominazione
Per comprendere la portata della sfida che attende Pasini, è necessario risalire alle radici stesse della denominazione. La DOC Arcole insiste su un’area che abbraccia 13 comuni tra le province di Verona e Vicenza, un patchwork di territori accomunati da una caratteristica fondante: la sabbia. È proprio questa composizione del terreno, sabbiosa, a conferire al vino la sua identità distintiva, un fattore di terroir tangibile e non replicabile. Un’identità che affonda simbolicamente le sue radici anche in un evento storico lontano: la celebre battaglia del ponte di Arcole, combattuta tra il 15 e il 17 novembre 1796. Questo legame con la storia, e in particolare con la figura di Napoleone Bonaparte, aggiunge un ulteriore strato di narrazione e riconoscibilità a un vino che deve il suo carattere prima di tutto alla geologia.
La gestione di un consorzio che tutela una tale specificità richiede una visione chiara: non si tratta solo di produrre vino, ma di valorizzare e comunicare l’unicità di un ecosistema vitivinicolo ben definito. Il lavoro di Pasini si svilupperà su questo solco, ereditato dal predecessore Faedo, con la missione di tradurre in valore di mercato questa combinazione di fattori naturali e patrimonio storico-culturale.
La competitività futura parte da Arcolè 2025
Il futuro è già in agenda e il nuovo presidente dovrà misurarsi con esso fin da subito. L’evento di punta del consorzio, Arcolè 2025, è infatti calendarizzato per il prossimo 1 dicembre 2025 e promette di concentrarsi su temi urgenti e concreti per tutti gli operatori del settore. Come anticipato dal titolo dell’evento, “Vino: la competitività oggi tra dazi, cambiamento climatico e nuovi trend di consumo”, la discussione sarà centrata sulle pressioni esterne che definiscono il mercato attuale. Sono questi, infatti, i fronti su cui si gioca la redditività delle aziende: le barriere tariffarie che possono bloccare le esportazioni, le annate sempre più imprevedibili dettate dal climate change, e l’evoluzione delle preferenze dei consumatori, sempre più rapidi e segmentati.
Questa scelta tematica non è casuale, ma una dichiarazione d’intenti. Per i produttori di Arcole DOC, significa che il consorzio sotto la guida di Pasini intende fornire strumenti di analisi e confronto su questioni che incidono direttamente sui bilanci. Non si parlerà genericamente di “qualità”, ma di come difendere e accrescere la competitività di un prodotto specifico in un contesto globale turbolento.
Per i viticoltori e le cantine della DOC Arcole, l’unanimità che ha portato Roberto Pasini alla presidenza rappresenta una chiamata alla coesione. Il suo compito sarà canalizzare la forza di un territorio storicamente e geograficamente definito – dai suoli sabbiosi ai tredici comuni, dalla memoria napoleonica alle vigne odierne – per navigare proattivamente le complessità del mercato. L’appuntamento di Arcolè 2025, tra meno di due anni, sarà il primo banco di prova pubblico di questa nuova direzione, un momento in cui la visione strategica dovrà tradursi in contenuti concreti per chi il vino lo produce, lo vende e lo fa conoscere al mondo.

















































