Ci ho messo molto tempo per scrivere questo articolo. Quando viene a mancare un produttore del calibro di Leonildo Pieropan, che ho avuto la fortuna di conoscere molto bene, non è facile trovare le parole giuste e non mi volevo limitare ad una semplice e scontata commemorazione.
La scomparsa di Leonildo, inoltre, è avvenuta in una delle fasi più difficili della denominazione Soave che storicamente ha attraversato fasi alterne ma mai come oggi si trova alle prese con una importante rivisitazione della sua identità.
In questa direzione, ad esempio, deve essere presa con estremo interesse anche la nomina a presidente del Consorzio di tutela di un altro nome storico della denominazione, Sandro Gini.
Ma di questo scriveremo a breve.
Oggi il pensiero va a Leonildo Pieropan che ho conosciuto ormai oltre vent’anni fa quando ho iniziato ad approfondire il tema della gestione delle più importanti denominazioni italiane.
Anche vent’anni fa a Soave la “lotta” tra piccoli produttori e il mondo dell’industria, della grande cooperazione teneva banco. La discussione verteva sempre su come fare coesistere in armonia modelli produttivi così diversi.
Pieropan da tempo aveva trovato la sua strada che consisteva nel rendere sempre più elevata la qualità dei suoi Soave, di renderli più legati ai suoi cru produttivi garantendo una riconoscibilità che ha reso nota la sua azienda in tutti i mercati più importanti.
L’ha fatto in “apparente silenzio”. Sicuramente, infatti, Leonildo non amava particolarmente i riflettori, ma questo non certo per mancanza di ambizione ma per una questione di carattere, di timidezza.
Quando però poteva aprirsi, in particolare con le persone amiche, allora le sue parole uscivano chiare, nette, precise e non ha mai nascosto il suo pensiero, spesso in polemica con la gestione della denominazione.
Ma questo non l’ha mai portato a tradire il Soave, a non utilizzare questo nome, questa terra, che penso abbia amato al pari della sua famiglia.
Ha sempre tenuto un filo di relazione con il Consorzio anche attraverso il suo caro amico Arturo Stocchetti, presidente per molti anni dell’ente, cercando di trasmettergli sempre il suo pensiero ma al tempo stesso cercando di capire meglio i compromessi inevitabili da affrontare quando si deve gestire un brand collettivo.
E’ stato tra i principali fautori della nascita della Federazione italiana dei vignaioli indipendenti, convinto che solo attraverso l’autentica evidenziazione degli “artigiani” del vino si poteva difendere l’immagine e la reputazione di questa tipologia di produttori.
Mancherà molto al Soave, ma più in generale al mondo del vino, una figura, un uomo come Leonildo Pieropan che appartiene a quella prima generazione di produttori italiani, visionari ma anche pragmatici che sono riusciti con i fatti a costruire una nuova reputazione al vino italiano.
Ha dimostrato prima d’altri i vertici qualitativi che poteva raggiungere una denominazione come il Soave. E’ riuscito a dimostrare come un brand aziendale in armonia con il suo territorio di produzione possa garantire una riconoscibilità e una autorevolezza straordinaria.
Lascia una bella eredità ai suoi figli e alla denominazione in generale.
Ci auguriamo che anche il suo esempio sia utile per dare, in questa fase difficile, ulteriore impulso all’immagine dello storico vino bianco italiano dimostrando che ci si può anche scontrare ma questo non deve mai far venir meno l’impegno per mantenere alto il valore della propria denominazione, del proprio territorio.