Alla faccia di chi pensava che gli americani si stavano stufando dello Chardonnay! Ne sono talmente stanchi che anche lo scorso anno ne hanno consumate quasi 840 milioni di bottiglie e l’altro vino che più gli si avvicina, si fa per dire, è il Pinot Grigio con “sole” 348 milioni di bottiglie.
Ma quali le ragioni di questo perdurante affetto degli americani nei confronti dello Chardonnay?
Provano a dare una risposta a questa difficile domanda nell’ultimo numero di Wine Spectator (luglio 2018).
Già nell’editoriale di apertura, Marvin Shanken e Thomas Matthews, rispettivamente editor publisher ed executive editor di Wine Spectator, evidenziano che la popolarità dello Chardonnay negli Usa è dovuta in gran parte alla sua “straordinaria versatilità”.
“I consumatori di vino americani ” scrivono Shanken e Matthews – credono che la varietà rappresenti il gusto della vita – siamo curiosi e avventurosi e apprezziamo la diversità come uno dei maggiori punti di forza del vino. E lo Chardonnay, più di quasi qualsiasi altra varietà, può offrire vini in una vasta gamma di stili e interpretazioni”.
Già questa prima affermazione delle due figure più rappresentative di Wine Spectator dovrebbe far riflettere sui tanti luoghi comuni che tuttoggi persistono nel mondo del vino. Come quello che continua a considerare la cosiddette varietà internazionali brand “banali”, poco diversificati e, soprattutto, “diversificanti”.
La testimonianza, invece, di come Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon, tanto per citare i nomi più noti, non solo siano varietà di ampia popolarità e diffusione ma sono tuttoggi considerati vitigni capaci di dare un’ampia gamma di vini ben diversificati tra di loro.
Per questo il binomio varietà internazionale uguale a standard (omogeneizzazione) è una teoria poco vicino alla realtà e per certi aspetti anche pericolosa.
Il punto sta sempre nel trovare i valori diversificanti in ogni varietà e non tanto il loro essere “internazionali” o “autoctone”.
La California continua a rappresentare la culla ideale dello Chardonnay. E’ stata la terra che ha reso più popolare e alla “portata di tutti” questa straordinaria varietà. Oggi in California vi sono interpreti di Chardonnay di altissimo pregio e che sono in grado, soprattutto, di dimostrare come questa varietà sia tra le più “plastiche” in assoluto, capace di poter dare una miriade di diverse interpretazioni.
Per questa ragione si è allontanato da tempo il rischio che lo Chardonnay rappresentasse il modello di vino bianco più “banale e scontato”.
E questo dimostra anche un altro importante aspetto, troppo spesso, a nostro parere, dimentica nel nostro Paese, e cioè che non esistono di fatto vitigni “banali” o “neutri”, ma produttori “banali” o “neutri”.
Pensate a quante nostre varietà “popolari” sono state relegate nel tempo al rango di vitigni “neutri” incapaci di dare vini con personalità.
Vengono subito in mente varietà come la Garganega, il Trebbiano, il Cortese, tanto per citare quelle che ci vengono prima in mente, ma che poi grazie a produttori bravi e coraggiosi hanno dimostrato quali vertici di personalità possono raggiungere.