Nell’ultima settimana di maggio molti territori vitivinicoli francesi, a partire da Bordeaux, Champagne e Cognac, sono stati colpiti da gravi fenomeni grandinigeni che hanno causato danni molto rilevanti.
Nel giro di pochi giorni sono stati diffusi numerosi bollettini, dalle organizzazioni professionali dei rispettivi territori danneggiati, che con estrema accuratezza hanno evidenziato le aree produttive interessate e l’ammontare dei danni.
Il tema della comunicazione dei danni atmosferici è stato più volte affrontato nel nostro magazine perché lo riteniamo strategico se si vuole dare trasparenza e credibilità ad un sistema produttivo.
Per questa ragione ci è sembrato interessante e utile andare ad analizzare come la Francia del vino comunica a consumatori, operatori e media i danni causati da gravi eventi atmosferici come la grandine.
Siamo stati stimolati in questo anche dalla domanda che ci ha posto Emilio Pedron, amministratore delegato di Bertani Domains:”Se gli stessi gravi episodi grandinigeni si fossero realizzati nei nostri più importanti territori produttivi, avremmo avuto la stessa comunicazione sincera realizzata dai francesi? Con una dichiarazione trasparente degli ettari distrutti, addirittura dei precisi mappali delle aree colpite e i relativi danni al raccolto?”.
Pedron, ricordiamo, da tempo sollecita il sistema produttivo italiano (a partire dai Consorzi di tutela) ad avere una comunicazione più trasparente e dettagliata dopo eventi calamitosi di grave portata.
La domanda di Pedron di fatto racchiude già una risposta che purtroppo, come ben sappiamo, è di segno negativo. L’Italia del vino, infatti, con tutti i suoi organismi di rappresentanza, ha deciso da tempo di non fare una comunicazione dettagliata dei danni derivanti da gravi eventi atmosferici come, ad esempio, la purtroppo frequente grandine.
Questo è un atteggiamento che potremmo definire storico e, paradossalmente, si è ancor più accentuato in questi ultimi anni caratterizzati da andamenti climatici molto variabili che stanno condizionando fortemente le nostre produzioni a partire da quelle più importanti sia in termini di volume che di valore.
Ci viene in mente, a questo riguardo, cosa ci ha risposto un importante produttore di Pinot Grigio lo scorso anno alla luce di un’annata produttiva non certo esaltante in termini di volumi per questa varietà così strategica per la nostra vitienologia. Ci disse con estrema “trasparenza”:”E’ vero, abbiamo molto prodotto in meno ma se vogliamo bene alla filiera del Pinot Grigio è meglio non divulgarlo”.
Un’affermazione che può apparire pragmatica, qualcuno potrebbe anche arrivare a dire “giusta”, “opportuna”.
Perché andare a dichiarare ai cosiddetti quattro venti una produzione inferiore quando difficilmente questo problema potrà essere “scaricato” sulla distribuzione e consumatori con prezzi più elevati? Tanto vale risolverci il problema al nostro interno.
Ma è proprio su questo tipo di atteggiamento che a nostro parere si annida parte del nostro cronico problema di presidiare in maniera adeguata il posizionamento e la reputazione delle nostre denominazioni.
Quando, ad esempio, i produttori francesi di Bourg e Blaye dichiarano che dei loro 9.000 ettari il 60% (5.500 ettari sono stati gravemente danneggiati) e 3.000 ettari hanno subito perdite per l’80% non lo fanno “solo” per dichiarare l’impatto catastrofico della grandine che hanno subito ma anche per informare, preparare il mercato delle conseguenze di tali danni.
Senza parlare che la grande Bordeaux ha dichiarato attraverso il suo consiglio interprofessionale di avere subito danni devastanti in circa 7.100 ettari che rappresentano il 6% della loro superficie totale.
A supporto di un mare di informazioni riguardo tutte le aree francesi colpite dalla grandine è stata diffusa nei più importanti media una mappa di tutte le “appellazioni” che hanno subito i danni, con dettagli sulla superficie colpita e la percentuale rispetto al totale per far capire quali saranno le reali conseguenze sul piano produttivo.
Il tutto alla luce del sole, senza la possibilità di poter essere smentiti o, come accade quasi sempre da noi, di fare affermazioni generiche per poi alla fine dire:”i danni non erano poi così gravi come erano apparsi in un primo momento”.
Per noi, vogliamo essere chiari, non è una questione di tipo etico. Ognuno può scegliere la sua via preferita in termini di comunicazione. Riteniamo però un errore pericoloso continuare a non rendere trasparente questo tipo di comunicazione.
Lo ripetiamo spesso, la credibilità del nostro sistema produttivo è alla base per garantire il riconoscimento di un giusto valore alle nostre denominazioni.
Siamo nel pieno di mutazioni climatiche che incideranno sempre di più sulla nostra viticoltura e sul nostro assetto produttivo, sarebbe un buon momento per iniziare a dire la verità.