Siamo felici quando i media generalisti, i giornali ad alta diffusione parlano di vino, del nostro mondo. Ci dispiace, per�, che spesso lo facciano con una superficialit� e demagogia disarmante. Al punto che talvolta ci chiediamo se lo stesso approccio ce l�hanno anche con altri comparti economici che magari conosciamo meno. Ovviamente speriamo di no.
Ultimo esempio in ordine di tempo viene dall�autorevole quotidiano La Repubblica che nel suo sito ha pubblicato il 7 ottobre scorso un articolo dal titolo roboante: �Vino, alla fine la Francia si arrende: E� l�Italia il primo produttore al mondo�. E nel sottotitolo si legge: �Cugini francesi battuti nei consumi, nelle vendite e nella qualit� delle bollicine e adesso anche nella produzione. A sostenere la produzione italiana � stato soprattutto il tempo che ha aumentato il raccolto d’uva del 13%�.
Quasi sempre quando leggiamo cose del genere ci mettiamo a ridere poi per� ci troviamo a cena amici che ci dicono, con la classica faccia da esperti:�Avete visto che abbiamo fatto neri nel vino quei presuntuosi dei francesi?� E allora comprendiamo che le informazioni superficiali possono anche creare danni e generare comunque pericolosa ignoranza.
Eppure non sarebbe difficile per giornalisti esperti come quelli de La Repubblica, ad esempio, di andare a leggersi i dati produttivi dell�ultimo decennio e accorgersi cos� che vi � una naturale alternanza nella leadership della produzione tra Italia e Francia. Nel 2009 e 2010, ad esempio abbiamo prodotto pi� noi e nel 2011 molto pi� loro; nel 2013 pi� noi e nel 2014 pi� loro. Dati che dovrebbero far comprendere anche il giornalista meno esperto di vino che di fatto il dato produttivo rappresenta ben poco e che quindi, ad esempio, sarebbe pi� interessante andare a vedere il potenziale produttivo e su questo la Francia � ancora avanti a noi con quasi 800.000 ettari rispetto ai nostri circa 720.000, ma soprattutto ha perso nell�ultimo ventennio meno superficie vitata di noi. Non a caso nella media produttiva degli ultimi cinque anni (rispetto al quinquennio precedente) la Francia � cresciuta in produzione del 3% e noi siamo calati del 6% (dati OIV).
Parlare poi dell�ennesimo sorpasso delle bollicine italiane sullo Champagne � veramente avvilente. Possibile che ancora nessuno dei giornalisti dei grandi media italiani conosca la differenza tra un metodo classico (champenoise come lo possono chiamare in Francia) e uno charmat (il nostro Prosecco tanto per intenderci)?. E� come mettere insieme nelle analisi di mercato le utilitarie alle auto di lusso. Scrivere addirittura di sorpassi qualitativi perch� ad una nostra, seppur prestigiosa azienda italiana come Ferrari, viene assegnato un prestigioso riconoscimento in un concorso enologico internazionale, ci appare anche un segnale di un triste provincialismo.
Tutto ci� determina pertanto analisi fuorvianti e inutili, mentre un settore come il vino meriterebbe, cos� importante per l�economia del nostro Paese, meriterebbe pi� seriet� e approfondimenti e non relegarlo sempre a pure note di �colore�.