La viticoltura californiana sta affrontando una crisi senza precedenti. Le fitopatologie delle viti sono in aumento, i costi del lavoro stanno crescendo e il clima diventa sempre più imprevedibile e ostile. Nonostante queste nuove sfide, molti vigneti in California vengono gestiti con le stesse pratiche di decenni fa, attraverso metodi di coltivazione tradizionali che risultano inefficaci di fronte ai problemi attuali. Tuttavia, come testimonia un recente approfondimento di Wine Enthusiast, un numero crescente di viticoltori californiani sta adottando approcci di gestione supportati dalla scienza e dalla tecnologia moderne, con un occhio di riguardo verso gli equilibri ecosistemici della natura.

Approcci concreti per salvare i vigneti: 6 testimonianze

Mike Grgich e suo nipote Ivo Jeramaz, viticoltori nella Napa Valley, hanno deciso di adottare l’agricoltura biologica quasi 25 anni fa, seguendo le tradizioni della loro terra natale, la Jugoslavia. “All’epoca non si chiamava biologico o biodinamico, era semplicemente agricoltura che seguiva i cicli naturali,” spiega Jeramaz. Dopo aver convertito tutti i loro 148 ettari di vigneti al biologico nel 2006, hanno adottato principi biodinamici e nel 2023 sono stati tra le prime cantine in California a ricevere la certificazione di “agricoltura rigenerativa”. “I vigneti della Napa Valley stanno fallendo” afferma Jeramaz, riferendosi alle malattie come il “Red Blotch Disease”, comunemente tradotto in italiano con “malattia delle macchie rosse”, una patologia della vite osservata per la prima volta in California nel 2011.

Questa fitopatologia costringe a ripiantare le viti dopo soli otto anni, invece dei consueti venti. Jeramaz enfatizza l’importanza di mantenere una copertura vegetale per proteggere e nutrire il suolo, seguendo l’esempio delle foreste naturali.

Prudy Foxx, esperta di viticoltura nelle Santa Cruz Mountains, ha sviluppato un approccio sistemico alla progettazione e al ripristino dei vigneti. “Quando guardi il vigneto, vedi solo la porzione emersa dal suolo; l’altra metà è sotto terra,” spiega Foxx, sottolineando l’importanza della salute del suolo sulla qualità finale del vino. Foxx ha lavorato con viticoltori avanguardisti come Randall Grahm e ha fondato Foxx Viticulture nel 1997, influenzando oltre l’80% dei vigneti nelle Santa Cruz Mountains. Il suo obiettivo è eliminare l’uso di pesticidi ed erbicidi, che definisce “sintetici” piuttosto che “convenzionali”, sostenendo che queste sostanze non hanno nulla di “convenzionale” ma sono totalmente nuove nella lunga storia della viticoltura.

Acquiesce Winery, cantina di Lodi (cittadina di 64.596 abitanti nella contea di San Joaquin, in California) specializzata in vitigni bianchi del Rodano, sta aprendo la strada alla viticoltura rigenerativa. “Molti occhi sono puntati su di noi,” afferma Christina Lopez, enologa di Acquiesce. Lopez sottolinea l’importanza di costruire la resilienza nel vigneto, utilizzando tecniche come la copertura vegetale permanente per mantenere freschi i suoli e favorire una migliore riserva idrica.

Mike Anderson, dopo 35 anni di ricerca presso la UC Davis, ha iniziato a mettere in pratica le sue conoscenze nel 2018 gestendo i vigneti di Peake Ranch, John Sebastiano e Sierra Madre nella contea di Santa Barbara. Utilizzando stazioni meteorologiche e sonde per rilevare l’umidità del suolo, Anderson applica strategie di gestione specifiche per ogni area vitata. “Stiamo applicando ricerche analitiche alle nostre tecniche di vinificazione,” afferma Anderson.

Sulla base di quanto appreso nel Rodano meridionale, Anderson ha installato dei bracci flessibili sui tralicci per ombreggiare meglio l’uva, una strategia particolarmente utile durante i picchi di calore della stagione della vendemmia. Ha iniziato con il Grenache, che notoriamente sbianca al sole, ma sta estendendo il sistema al Syrah, al Pinot Nero e persino ai bianchi: “Perché produrre vini come si faceva 150 anni fa, se esistono metodi migliori? Se avessi un problema al cuore, non mi rivolgerei ad un cardiochirurgo che utilizza metodi risalenti a 150 anni fa”.

Mike Testa, co-proprietario di Coastal Vineyard Care Associates a Buellton nella Contea di Santa Barbara, sta esplorando nuove varietà e tecniche per garantire il successo futuro dei suoi vigneti. “In alcuni casi si tratta di varietà innovative per realizzare di test in campo, in altri casi, lavoriamo sulle capacità di meccanizzare alcuni processi e ridurre i costi del lavoro” spiega Testa. Testa sta sperimentando varietà spagnole e portoghesi, note per la loro resistenza a climi estremi.

Rodrigo Soto, agronomo cileno, si è avvicinato all’approccio biodinamico durante la sua carriera internazionale. Oggi gestisce Quintessa nella Napa Valley e sta implementando tecniche avanzate per migliorare la qualità del suolo e la biodiversità. “Possedere una proprietà ora comporta la responsabilità di ripristinare e curare la terra piuttosto che depredarla,” afferma Soto.

La viticoltura californiana sta affrontando un momento critico, ma i viticoltori stanno reagendo attraverso approcci biologici, biodinamici e rigenerativi per adattarsi alle nuove sfide climatiche e fitosanitarie. Figure come Mike Grgich, Prudy Foxx e Rodrigo Soto dimostrano come l’integrazione di pratiche antiche con tecnologie moderne possa trasformare i vigneti in ecosistemi sostenibili. Questa transizione, sebbene complessa, rappresenta una speranza per il futuro della viticoltura californiana, che punta a produrre vini di alta qualità preservando al contempo la salute del suolo e dell’ambiente.