L’arroganza di alcuni esperti di vino durante le visite in cantina rappresenta una sfida per gli Hospitality Manager, spesso messi in difficoltà da atteggiamenti superiori e snob. Questo comportamento non solo danneggia l’esperienza enoturistica, ma contribuisce anche a mantenere il vino un prodotto elitario e inaccessibile, allontanando i consumatori meno esperti.
Un aspetto su cui tutti gli operatori del settore enoturistico sono d’accordo è che il vino non è solo una bevanda: è cultura, tradizione, storia, e soprattutto esperienza. Un prodotto accessibile a tutti, capace di suscitare emozioni, che va ben oltre la sua dimensione tecnica.
Tuttavia, c’è ancora chi nel settore del vino vuole mantenere il vino un prodotto inaccessibile, snob.
Durante il nostro ultimo percorso formativo WTH Academy Advanced, rivolto agli Hospitality Manager d’Italia, abbiamo chiesto ai nostri corsisti di raccontarci quale categoria di visitatori li mette maggiormente in difficoltà. La risposta è stata unanime: i professionisti del mondo del vino.
Non parliamo ovviamente di tutti gli esperti, ma di una determinata categoria che sembra percepire il proprio sapere non come un patrimonio da condividere, bensì come uno strumento per dimostrare superiorità.
Alcuni operatori hanno raccontato di situazioni spiacevoli. Una corsista, in particolare, ha testimoniato che molti “esperti” tendono a interrompere durante la spiegazione, quasi a voler dimostrare che sanno più di chi sta raccontando il vino: “Completano le frasi durante la spiegazione, e spesso sbagliano la conclusione”, ci ha raccontato. Ma non solo. Alcuni di loro mettono in dubbio le scelte enologiche della cantina – pur non essendo enologi – oppure giudicano il vino dal suo colore prima ancora di assaggiarlo. Altri ancora deridono concetti o commentano con sarcasmo, minando la professionalità di chi ha dedicato tempo e passione a quel momento.
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Questo tipo di atteggiamento evidenzia un problema molto serio nel mondo del vino.
Essere esperti di vino non significa avere il diritto di correggere, o peggio, umiliare chi gestisce le visite in cantina. Spesso ci si dimentica che l’Hospitality Manager non è lì per essere esaminato, ma per condividere una storia, accogliere e far vivere un’esperienza. Certo, il confronto è ben accetto, ma non come una prova di superiorità.
Ed è qui che nasce una riflessione più ampia. Quante volte abbiamo sentito dire che il vino viene percepito come un prodotto elitario, difficile da capire? Che c’è un senso di distanza tra il consumatore medio e il mondo della viticoltura? Forse, una parte di questa distanza è causata proprio da alcuni atteggiamenti che invece di avvicinare, respingono. Ci piace pensare al vino come a qualcosa di popolare e accessibile, ma quando un Hospitality Manager si sente giudicato o ridicolizzato, come possiamo aspettarci che un consumatore inesperto si senta a proprio agio?
Collaborazione, condivisione e supporto sono i valori che dovrebbero guidarci. Ma come possiamo far squadra se alcuni di noi sono i primi a creare divisioni?
Forse è il momento di cambiare approccio e cominciare a vedere la conoscenza del vino come un ponte per connetterci agli altri, non come una barriera che ci separa.
Key Points
- Comportamenti snob di alcuni esperti: Gli Hospitality Manager segnalano che alcuni esperti di vino si comportano in modo arrogante, interrompendo e correggendo le spiegazioni durante le visite in cantina.
- Vino percepito come elitario: L’atteggiamento di alcuni professionisti contribuisce alla percezione del vino come prodotto difficile e inaccessibile per il consumatore medio.
- Necessità di collaborazione: Viene sottolineata l’importanza di un approccio basato sulla condivisione e collaborazione per rendere il vino più accessibile e abbattere le barriere tra esperti e appassionati.












































