Le vecchie vigne, patrimonio genetico e culturale, sono una risorsa preziosa per la viticoltura. Durante la Old Vines Conference, esperti italiani hanno discusso su come preservare questi vigneti storici, migliorare la qualità del vino prodotto e creare un mercato dedicato a questa tipologia.
Il 9 ottobre scorso, la suggestiva cornice della Tenuta Sette Ponti ha ospitato un evento unico: la Old Vines Conference, che ha riunito i principali attori italiani impegnati nella valorizzazione delle vecchie vigne. Organizzata dalla Old Vines Conference (OVC), un’associazione no profit fondata nel 2021, la giornata ha rappresentato un’opportunità straordinaria per riflettere sul valore storico, culturale e genetico delle vigne antiche, ancora oggi spesso sottovalutate.
La conferenza, presieduta da Michèle Shah, regional ambassador per l’Italia dell’OVC, ha visto la partecipazione del 90% delle aziende vinicole italiane iscritte all’associazione, confermando il ruolo centrale dell’Italia in questo movimento globale. Come ha sottolineato Leo Austin, co-fondatore dell’OVC, l’Italia gioca un ruolo fondamentale nella promozione e conservazione delle vecchie vigne, con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori e creare un mercato dedicato a questi vini.
Austin ha messo in evidenza che la categoria dei vini da vecchie vigne (old vines) è ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ma si augura che, nei prossimi 5-10 anni, questi vini possano essere riconoscibili e richiesti sugli scaffali di tutto il mondo. “La cosa più importante,” ha dichiarato Austin, “è sviluppare la consapevolezza nei consumatori. Vogliamo che capiscano cosa significa realmente un vino prodotto da vigne antiche, affinché inizino a cercare attivamente questa tipologia di prodotto, contribuendo a creare un mercato dedicato a questi vini straordinari.”
Secondo Austin, non si tratta solo di una questione di marketing, ma di un vero e proprio patrimonio genetico da preservare. Le vigne vecchie, infatti, non solo rappresentano un legame storico con il territorio e la tradizione, ma offrono anche qualità superiori. Gli studi condotti da ricercatori come Dylan Grigg dell’Università di Adelaide dimostrano che la produttività delle piante non diminuisce necessariamente con l’età, e che la microbiologia del suolo migliora con l’avanzare dell’età delle vigne, rendendo il vigneto più sano e resistente. “Più la pianta è vecchia, più arricchisce il suolo in cui cresce”, ha spiegato Austin, “e questo si riflette direttamente nella qualità del vino prodotto.”
Austin ha inoltre evidenziato che uno degli obiettivi principali della OVC è quello di innalzare il prezzo delle uveprovenienti da vecchie vigne, garantendo così un futuro a questi vigneti storici. “Perché queste vigne possano sopravvivere, dobbiamo renderle sostenibili anche economicamente. I consumatori devono comprendere il valore aggiunto che queste uve portano e perché meritano di essere pagate di più”, ha dichiarato.
Il tema della comunicazione è stato un altro punto focale del suo intervento. La semplicità del messaggio legato alle vigne vecchie può essere la chiave per raggiungere nuovi mercati e sensibilizzare i consumatori. Austin ha sottolineato che “il concetto di old vines può diventare un messaggio di marketing potente e facilmente comprensibile, anche nei mercati emergenti. Basta raccontare in modo chiaro e diretto la storia di questi vigneti e la qualità che sono in grado di esprimere.”
La conferenza ha offerto anche l’opportunità di degustare una selezione di vini provenienti da vigneti vecchi di oltre 400 anni, come il Nerello Mascalese dell’Etna e il Sangiovese della Toscana, dimostrando come queste vigne siano in grado di produrre vini di straordinaria personalità e riconoscibilità. Tra i vini in degustazione, spiccavano etichette come il Poggio al Vento Riserva 2013 di Col d’Orcia e il Vigna dell’Impero 2019 della Tenuta Sette Ponti, veri testimoni del potenziale qualitativo delle vigne antiche.
Austin ha concluso il suo intervento con un invito ai produttori: “Dobbiamo lavorare tutti insieme per far entrare il termine old vines nel vocabolario del marketing del vino. Solo così potremo attrarre l’attenzione dei consumatori più attenti e creare un passaparola positivo, che sarà fondamentale per il successo di questa categoria.” La Old Vines Conference ha già fatto notevoli passi avanti in questa direzione, come la creazione del Old Vine Registry, in collaborazione con Jancis Robinson, che raccoglie oltre 4.000 vigneti di vecchie vigne in tutto il mondo, e l’istituzione del Old Vine Hero Award, un premio dedicato ai produttori che lavorano con passione su questi vigneti storici.
In conclusione, preservare le vecchie vigne non è solo una sfida per il settore vinicolo, ma un dovere nei confronti della biodiversità e del patrimonio culturale che queste piante rappresentano. Come ha ribadito Austin: “Proteggere la diversità genetica delle vecchie vigne è fondamentale per il futuro della viticoltura mondiale, e il nostro lavoro è appena cominciato”.
Punti chiave:
- Le vecchie vigne sono un patrimonio genetico e culturale ancora poco valorizzato nel mercato vinicolo.
- La Old Vines Conference ha riunito esperti italiani per promuovere la preservazione delle vigne antiche.
- Le vigne antiche possono produrre vini di qualità superiore grazie alla microbiologia del suolo e alla longevità delle piante.
- La creazione di un mercato dedicato ai vini da vecchie vigne è fondamentale per garantire la loro sopravvivenza economica.
- La comunicazione chiara e semplice sul valore delle vigne antiche è cruciale per sensibilizzare i consumatori.












































