Colle Manora, tra colline e vigne del Monferrato, intreccia cultura e sostenibilità per ridisegnare il futuro. Marina Orlandi Contucci e Valter Piccinino svelano ostacoli, innovazioni e visioni per un territorio che possiede un grande potenziale da valorizzare attraverso eccellenza produttiva, eventi di richiamo e rispetto per l’ambiente.

Nel cuore del Monferrato, tra colline e vigneti che raccontano storie antiche, Colle Manora rappresenta un esempio di impegno verso la sostenibilità e la valorizzazione del territorio. In questa intervista doppia, Marina Orlandi Contucci, titolare e anima dell’azienda e Valter Piccinino, enologo con oltre quarant’anni di esperienza, offrono uno sguardo sincero e appassionato sulla viticoltura nel Monferrato e sulle sfide che affrontano quotidianamente.

Da un lato, Marina affronta con lucidità questioni legate alle difficoltà burocratiche, alla comunicazione dei valori aziendali e all’importanza di eventi culturali per il rilancio del territorio. Dall’altro, Valter condivide tecniche agronomiche avanzate, esperienze personali che affondano le radici nella tradizione e una visione pragmatica sul futuro della viticoltura sostenibile.

Questa intervista non è solo un dialogo, ma una riflessione sulle reali criticità legate al settore e su come il bagaglio di conoscenze pregresse e le innovazioni attuali possano intrecciarsi per dare forma a una viticoltura sempre più consapevole, in grado di coniugare eccellenza produttiva e rispetto per l’ambiente.

La sostenibilità è un tema centrale nel mondo del vino. Come ha vissuto la trasformazione di Colle Manora verso pratiche più sostenibili e quali sono state le sfide più rilevanti lungo il percorso?

(Marina Orlandi Contucci) Seguire un percorso di sostenibilità è un concetto che era già culturalmente radicato in Colle Manora, siamo stati sempre attenti allo sviluppo e all’utilizzo di sistemi organici per quanto riguarda l’allevamento dei vigneti.

I problemi nascono quando imposizioni legislative, calate dall’alto, non tengono conto dell’identità del singolo Paese e del singolo territorio, nonché delle indicazioni che potrebbero dare le Associazioni di categoria… Per fare un esempio pratico: una tra le misure del nuovo PAN 2023-2027 (Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari), prevedeva di garantire 1000 euro a ettaro se si creavano “fasce tampone” erbacee permanenti di 10mt di larg.  lungo i campi. A parte la confusione che ha generato, è comunque decaduta dopo un anno per insensatezza e inapplicabilità.

Abbiamo una quantità di burocrazia difficile da gestire, specialmente per chi ha attività agricole di tipo famigliare; i controlli, che richiedono un tempo infinito, sono dovuti spesso all’abuso di finanziamenti utilizzati in modo non corretto, e ne paghiamo tutti le conseguenze.
Mi auguro veramente che si possano modificare velocemente le regole imposte negli anni scorsi con il Green Deal, le quali non hanno avuto un sufficiente dibattito tecnico. Mi auguro soprattutto che si cambi mentalità. L’agricoltura si è abituata ad avere sostegni importanti ma ciò non ha creato virtuosità bensì mentalità assistenzialista. Ora invece dobbiamo lavorare all’ammodernamento delle tecniche colturali a basso impatto ambientale, che esistono e che vanno promosse. I finanziamenti devono essere diretti verso il cambio di tecnologie produttive, e dei relativi macchinari che potrebbero servire.

Il rispetto per il suolo e l’ambiente sono valori essenziali per Colle Manora. Come riesce a comunicare questi principi ai vostri clienti e quanto pensa influenzino la percezione dei vostri vini?

(M.C.) questo tema pesa di più sulla fascia più giovane, parlo di una utenza che va dai 32 ai 50 anni, per quelli della mia generazione non ha grandi effetti. Il termine sostenibilità riguarda un approccio che noi adottiamo da tempo, ma vogliamo comunicare senza utilizzare necessariamente quel termine, cercando di portare i consumatori e gli appassionati di vino in azienda e fargli conoscere direttamente la nostra realtà. Così facendo, ho visto che questo messaggio viene recepito immediatamente.

Essendo titolare di una cantina con oltre 40 anni di storia, quali responsabilità sente nel preservare il paesaggio circostante e l’eredità territoriale di Colle Manora?

(M.C.) A livello comunicativo bisogna guidare il consumatore, spostando il suo interesse dalla sola bottiglia, ad una maggior attenzione al “Da Dove Viene”  la bottiglia: dobbiamo essere in grado di comunicare il territorio, il tessuto culturale e identitario, il lavoro diretto in campo, la quotidianità delle cure, l’influenza della Luna…

Il territorio è una risorsa strategica per la vostra azienda. Come pensa che la vostra attività possa contribuire allo sviluppo e alla valorizzazione dell’area del Monferrato nei prossimi anni?

(M.C.) Colle Manora potrebbe farsi promotrice di alcune attività. Ad esempio, organizzare eventi culturali di livello, anche in associazione con altre realtà che abbiano a cuore lo stesso obbiettivo. Credo che potrebbe essere un volano per il territorio, si muoverebbe qualcosa.

Parlando di collaborazioni con altre realtà locali o eventi legati alla cultura e alle tradizioni locali, qual è la sua opinione sul contesto attuale e qual è la sua visione per il futuro?

(M.C.) Le conferenze, i concerti, gli eventi culturali possono attrarre persone sul territorio ma si deve lavorare per creare “linguaggio comune” tra Amministrazioni, aziende, e programmi: essere coerenti tra il territorio e la proposta culturale. Solo in questo caso sarà una esperienza elevata e appagante per il pubblico e si lascerà un bel ricordo e una buona sensazione di questo territorio. 

La sua esperienza di 40 anni in viticoltura è un patrimonio inestimabile. In che modo questo bagaglio ha influenzato le pratiche di agricoltura integrata e sostenibile che adottate a Colle Manora?

(Valter Piccinino) Le faccio una premessa, mio nonno e mio padre erano viticoltori e sono nato in mezzo alle vigne. Mio nonno non ha mai voluto dei mezzadri, il mezzadro solitamente aveva un contratto annuale, quindi, sfruttava le vigne e poi se ne andava. L’obiettivo è sempre stato quello di preservare il vigneto, allora c’era già una sensibilità verso la sostenibilità ma non veniva identificata con questo termine. Sicuramente non c’era la ricerca della qualità come avviene oggi, il fine era produrre tanta uva ma la vigna era comunque un bene di famiglia. Quindi indirettamente nel mio DNA ho questa filosofia, lavoro per preservare i vigneti e per garantire un benessere all’ambiente che non sia limitato nel tempo.

Nel processo di riduzione dei fitofarmaci, quali sono state le innovazioni tecniche che avete introdotto e come hanno influenzato la qualità del vino prodotto?

(V.P.) Abbiamo adottato dei metodi previsionali, dei sistemi di supporto che ti aiutano. Si tratta di un database – messo a punto dall’Università di Piacenza sulla base di dati ultradecennali – che permette di prevedere lo sviluppo delle malattie sulla base dell’andamento stagionale. Abbiamo visto che c’è una differenza sempre più netta da una annata all’altra e quindi è sempre più importante stare al passo. Il sistema è affidabile perché i satelliti sono molto evoluti e gli studi aggiornati e precisi. Questo aiuta a creare un bagaglio di dati per i metodi previsionali.

La cura del suolo è fondamentale per la viticoltura sostenibile. Può spiegare quali tecniche adottate a Colle Manora per garantire la longevità del vigneto, un suolo fertile e sano a lungo termine?

(V.P.) Sono una decina d’anni che stiamo facendo sovescio a filari alterni, dedicando degli specifici miscugli con leguminose ed essenze fittonate agli appezzamenti dove c’è un maggiore compattamento del terreno. In queste zone il compattamento è la criticità maggiore, crea problemi di dilavamento e asfissia, la pioggia non riesce a penetrare e la vite va in stress. Quindi bisogna cercare di ricreare la struttura attraverso queste essenze. Nei filari dove non si semina passiamo anche con un decompattatore sulla carreggiata dei mezzi, sollevando il terreno, lasciando in superficie il cotico erboso e arieggiando la parte sottostante.

Riguardo all’autonomia energetica che soluzioni avete implementato e in che modo queste tecnologie contribuiscono al miglioramento dell’intero processo produttivo?

(V.P.) No, non ci sono state variazioni, è stato diversificato l’approvvigionamento ma non l’utilizzo, sempre tenendo presente di evitare gli sprechi.

L’allevamento sostenibile della vigna richiede un’attenzione particolare, anche in relazione al singolo appezzamento. Cosa comporta questo approccio mirato e diversificato?

(V.P.) Abbiamo scelto a monte cosa piantare e dove, il tipo di suolo e i diversi portinnesti. L’anno scorso dovevamo quasi ombreggiare, quest’anno siamo andati a sfogliare. Da un anno all’altro abbiamo dovuto cambiare approccio, il fatto di essere piccoli in questo senso aiuta molto. Quest’anno è stato un anno diverso dalla tendenza degli ultimi 10 anni in cui la siccità era più evidente. Quest’anno la vendemmia mi ha fatto tornare indietro di 15 anni, è stato un anno sui generis.

Guardando al futuro della viticoltura sostenibile, quali pensa saranno le sfide più grandi per il territorio del Monferrato nel prossimo futuro?

(V.P.) Le sfide più grandi per questo territorio saranno legate alla capacità di comunicare meglio e avere una sinergia efficace tra produttori e Amministrazioni locali. Puoi fare un ottimo lavoro in campo ma è necessario diffonderlo, devi far conoscere al pubblico il tuo impegno, in questo modo viene apprezzato e garantisce valore al vino, altrimenti si disperde. Dal punto di vista agronomico, vedo un impegno maggiore anche da parte degli altri produttori del Monferrato per quanto riguarda l’utilizzo dei fitofarmaci, c’è una attenzione e una coscienza maggiore, specialmente da parte dei giovani agronomi e viticoltori.

Il progetto concreto di Marina Orlandi Contucci è dunque un connubio di conoscenze pregresse e innovazioni di oggi che, unendosi e completandosi, danno vita a una viticoltura consapevole dove eccellenza produttiva e rispetto per l’ambiente si uniscono.


Punti chiave:

  1. Sostenibilità radicata ma ostacolata dalla burocrazia: Colle Manora adotta da anni pratiche agricole sostenibili, ma le normative spesso inadeguate e i controlli poco efficaci, come dimostrato dalle contraddittorie misure del PAN 2023-2027.
  2. Comunicazione del territorio come strategia centrale: Marina Orlandi Contucci sottolinea l’importanza di spostare il focus dalla promozione del prodotto alla narrazione del territorio, attraverso eventi culturali di livello e proposte autentiche.
  3. Agricoltura integrata e innovazione tecnica: Valter Piccinino da anni ha introdotto metodi previsionali e tecniche come il sovescio per preservare il suolo e ridurre i fitofarmaci, garantendo un equilibrio tra tradizione e tecnologia.
  4. Valorizzazione del Monferrato tramite sinergie locali: Eventi culturali e collaborazioni coerenti con l’identità del territorio sono considerati fondamentali per rilanciare il Monferrato, attirando un pubblico interessato e lasciando un’impressione positiva duratura.
  5. Sfide future: sinergia e comunicazione efficace: Il futuro della viticoltura sostenibile nel Monferrato dipende dalla capacità di creare una rete collaborativa tra produttori e istituzioni, valorizzando gli sforzi agricoli attraverso una comunicazione mirata e strategica.