L’Académie Internationale du Vin ha lanciato un appello ai leader riuniti all’ONU per difendere il vino come patrimonio culturale millenario. L’AIV contesta la linea proibizionista dell’OMS, invoca ulteriori ricerche e chiede politiche orientate all’educazione e alla moderazione, non a divieti che penalizzerebbero tradizione ed economie locali.

Il 25 settembre 2025 scorso, i leader mondiali si sono riuniti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite per definire una nuova visione per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (NCDs) e la promozione della salute mentale e del benessere dal titolo “The Fourth UN High-level Meeting on NCDs”. In occasione dell’incontro si è discusso di politiche sanitarie globali che potrebbero avere conseguenze drastiche per il settore vitivinicolo.

L’Académie Internationale du Vin (AIV), un prestigioso consesso che riunisce circa cento tra le più autorevoli personalità del vino da 20 nazioni, ha indirizzato una lettera ai Capi di Stato e di Governo per difendere il vino da una visione che lo riduce a un semplice rischio per la salute, ignorandone la profonda dimensione culturale, sociale e umana.

L’AIV, spesso definita il “Consiglio degli Anziani” del mondo del vino, ha espresso una forte preoccupazione per quello che definisce un “pericolo esistenziale” derivante dal corso proibizionista promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Un patrimonio dell’umanità a rischio

Il messaggio dell’Accademia, firmato dal presidente Guillaume d’Angerville e dalla cancelliera Véronique Sanders, è chiaro: “denormalizzare” il vino equivarrebbe a distruggere un’eredità dell’umanità. Il vino, si legge nell’appello, incarna ottomila anni di storia, è un catalizzatore di convivialità, un legame con la terra e un linguaggio universale che unisce popoli e culture, dalla Georgia alla Toscana, dall’Oregon alla Nuova Zelanda. “Offrire un bicchiere di vino è un gesto che esprime pace, amicizia, fratellanza e la gioia di stare insieme”.

Secondo i firmatari, tra cui spiccano nomi italiani come Angelo Gaja e Donatella Cinelli Colombini, ridurre questa complessa realtà a una molecola di alcol è un errore che ignora il valore del consumo moderato. Apprezzare il vino con moderazione, sostengono, significa difendere la cultura del gusto e della misura, unendo le generazioni attorno a un rito che celebra la vita.

La controversia scientifica e la via dell’educazione

L’AIV interviene anche nel dibattito scientifico. Pur riconoscendo i pericoli legati all’abuso di alcol, l’Accademia contesta la chiusura prematura del confronto. Si oppone in particolare a uno studio dell’OMS del 2023, la cui metodologia è stata criticata da numerosi scienziati, che afferma che “non esiste un livello sicuro di consumo di alcol”. A questa visione, l’AIV contrappone altre ricerche, come un recente rapporto della statunitense NASEM (National Academies of Sciences, Engineering and Medicine), secondo cui un consumo moderato è associato a una mortalità inferiore per tutte le cause rispetto all’astensione. L’Accademia chiede con forza che ogni decisione politica sia basata su studi di larga scala, randomizzati e indipendenti, simili a quelli usati per l’approvazione dei farmaci.

La vera soluzione non risiede nel proibizionismo, ma nell’educazione. L’AIV si assume pienamente la responsabilità di promuovere un consumo consapevole. È attraverso la conoscenza che il consumatore impara a degustare, apprezzare e bere con moderazione, diventando egli stesso un “ambasciatore di equilibrio”. Questo approccio permette di tutelare sia la salute pubblica che la libertà individuale, promuovendo il controllo e la responsabilità. Le misure temute, come il divieto di pubblicità, l’aumento delle tasse sul consumo o il bando del vino da spazi pubblici come le terrazze dei ristoranti, vengono viste come una scorciatoia che penalizza la cultura anziché combattere l’abuso.

Un appello all’equilibrio

La richiesta finale ai leader mondiali è quella di agire con equilibrio e buonsenso:

  • combattendo gli eccessi ma riconoscendo il valore della moderazione;
  • prevenendo i rischi ma preservando il legame dell’uomo con la terra;
  • proteggendo la salute pubblica ma rispettando la ricchezza delle culture.

Preservare il vino, conclude l’Accademia, significa difendere una civiltà, uno stile di vita e un patrimonio universale vivo, tramandato con pazienza e umiltà per migliaia di anni.


Punti chiave:

  1. L’Académie Internationale du Vin (circa 100 personalità del vino da 20 nazioni) ha inviato una lettera aperta ai Capi di Stato.
  2. Richiesta centrale: evitare la demonizzazione del vino e tutelarne la dimensione culturale e sociale.
  3. Conflitto scientifico: l’AIV contesta l’interpretazione netta dell’OMS del 2023 (“nessun livello sicuro”) e richiama studi e report alternativi.
  4. Proposte politiche: promuovere educazione, consumo consapevole e moderazione; opporsi a misure generalizzate come divieti, bando pubblicità o tassazioni eccessive.
  5. Rischi evidenziati: la “scorciatoia” proibizionista rischia di danneggiare patrimonio culturale, convivialità e economie locali legate alla viticoltura.