Il 2026 inizia in salita per l’export di vino cileno in bottiglia, con un calo dei volumi del 12,5% a gennaio rispetto allo stesso mese del 2025. Tuttavia, il settore trova una solida ancora di salvezza nei vini premium: le fasce di prezzo più alte registrano un’impennata delle vendite, sostenendo i ricavi. Tra i mercati, frena il Brasile mentre spicca il boom del Canada.
Il mercato globale del vino sta cambiando pelle e il Cile, uno dei colossi storici dell’esportazione vinicola, si trova in prima linea ad affrontare questa transizione. L’inizio dell’anno delinea un quadro fatto di chiaroscuri: se da un lato si registra una contrazione generale della domanda, dall’altro emerge una chiara e inaspettata resilienza dei vini di alta fascia, che tracciano la rotta per il futuro del settore.
Secondo i dati ufficiali della Corporación Chilena del Vino (Corpo), a gennaio le spedizioni di vino in bottiglia hanno subito un calo del 12,5% in volume e del 9,3% in valore rispetto allo stesso mese del 2025, fermandosi a 3,7 milioni di casse per un fatturato di 105,4 milioni di dollari. Tuttavia, all’interno di questa flessione si nasconde un dato estremamente positivo: il prezzo medio per cassa è aumentato del 3,6%, passando dai 27,4 dollari di gennaio 2025 ai 28,4 dollari di gennaio 2026.
La mappa dei mercati: impennata canadese e frenata asiatica
Analizzando la geografia delle esportazioni del vino cileno, le dinamiche di mercato appaiono fortemente frammentate.
Il Brasile, che negli ultimi 12 mesi si è confermato la principale destinazione per il vino cileno (assorbendo il 18% dei volumi e il 16% del valore totale), ha registrato a gennaio una brusca battuta d’arresto. Un calo che si inserisce in un contesto di contrazione che ha colpito anche mercati storici come Regno Unito, Stati Uniti, Corea del Sud e, in modo particolarmente severo, la Cina, la cui domanda continua a mostrare un trend discendente ormai cronico.
A fare da contrappeso ci sono Paesi che vanno in controtendenza. Il Giappone ha guidato la crescita, supportato da incrementi in Olanda, Irlanda e Colombia. Ma il caso più emblematico è quello del Canada.
Il mercato canadese ha registrato su base annua un balzo positivo impressionante vicino al 20%. I dati indicano che questa impennata è in gran parte il risultato diretto delle tensioni commerciali tra Canada e Stati Uniti: i dazi e le dispute sui vini statunitensi hanno spinto gli importatori canadesi a cercare fornitori alternativi, trasformando il Cile in un beneficiario inaspettato di questa guerra commerciale.
Il boom dell’alta gamma: meno volumi, più valore
Il vero spartiacque di questo inizio d’anno è però dettato dalle fasce di prezzo. I consumatori globali sembrano acquistare meno vino cileno, ma sono disposti a spendere di più per bottiglie di qualità superiore.
I dati della Corporación Chilena del Vino parlano chiaro:
- La caduta della fascia media: I vini venduti tra i 20 e i 30 dollari a cassa hanno subito il crollo più pesante, perdendo il 20% in volume e il 19% in valore.
- L’impennata dei vini premium: I vini posizionati tra i 40 e i 50 dollari a cassa sono cresciuti di quasi il 40% (sia in volume che in valore) a gennaio. Anche la fascia tra i 50 e i 60 dollari ha registrato un solido +30%.
L’importanza strategica di questo segmento è evidente se si guarda l’incidenza sui ricavi: a gennaio 2026, i vini con un prezzo superiore ai 50 dollari a cassa hanno rappresentato solo il 6% dei volumi totali esportati, ma hanno generato ben il 19% dell’intero valore.
Su scala annuale (12 mesi), questo segmento ha mosso 2,6 milioni di casse per un giro d’affari di 248 milioni di dollari (pari al 20% del valore totale dell’export cileno). Attualmente, il Brasile è il primo mercato a valore per questi vini di prestigio, seguito dalla Cina (nonostante il calo generale) e da piazze in forte crescita come Canada e Danimarca.
Prospettive future
Allargando l’orizzonte agli ultimi 12 mesi, il Cile ha esportato un totale di 45,5 milioni di casse per 1,251 miliardi di dollari, con una flessione complessiva del 3,2% in volume e del 4,2% in valore. La Cina si conferma il mercato che paga in assoluto il prezzo medio più alto (34,3 dollari a cassa), seguita da Corea del Sud e Canada.
I numeri di questo inizio d’anno non lasciano spazio a dubbi: il mercato internazionale del vino sta attraversando un profondo riassetto strutturale. Per i produttori cileni, la sfida non sarà più rincorrere le quantità in un mercato globale che si contrae, ma capitalizzare sulla resilienza del segmento premium, riposizionando i propri brand verso l’alto per competere con successo in uno scenario sempre più complesso ed esigente.
Punti chiave:
- Contrazione generale all’apertura dell’anno: A gennaio 2026 le spedizioni globali di vino cileno sono scese del 12,5% in volume e del 9,3% in valore rispetto a gennaio 2025.
- Aumento del prezzo medio: Nonostante la flessione delle vendite, il prezzo medio per cassa esportata è salito del 3,6%, raggiungendo i 28,4 dollari.
- Il boom del segmento premium: I vini di alta gamma, in particolare quelli prezzati tra i 40 e i 50 dollari a cassa, hanno registrato un incremento delle vendite di quasi il 40%.
- Dinamiche internazionali contrastanti: Rallentano i mercati storici come Brasile e Cina, mentre il Canada cresce del 20% grazie anche alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
- Valore contro volume: I vini sopra i 50 dollari a cassa rappresentano oggi solo il 6% dei volumi totali, ma generano ben il 19% dell’intero fatturato export.

















































