La ricerca FIVI-SDA Bocconi, presentata a Vinitaly 2026 con la partecipazione di circa 400 aziende, analizza la sostenibilità finanziaria dei Vignaioli indipendenti italiani. Emergono pressioni sulla liquidità per il 51% delle imprese, strategie di crescita orientate al controllo familiare e un forte desiderio di apertura ai mercati internazionali.

Partendo da questa domanda, FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti ha iniziato nel 2024 un’importante collaborazione con l’Invernizzi AGRI Lab di SDA Bocconi School of Management, grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi e di Crédit Agricole Italia: una collaborazione che lo scorso anno ha portato alla realizzazione di una ricerca sulla sostenibilità economico-finanziaria delle aziende vitivinicole verticali, che ha dedicato particolare attenzione ai determinanti del fatturato, ai modelli di finanziamento dell’attività di impresa, alla transizione ecologica e ai passaggi generazionali.

Quella ricerca fece emergere punti di forza e elementi di criticità di un modello che ha nel radicamento territoriale, nella produzione di qualità e nella gestione familiare alcuni dei suoi principali fondamenti. La ricerca scattò una fotografia su quello che la Presidente FIVI Rita Babini, descrisse come “un modello resistente e fragile al contempo”. Un modello che ha resistito e continua a resistere grazie a fondamentali solidi di risorse e competenze, spesso trasmesse da generazioni, ma che in un contesto di grandi mutamenti, necessita non solo di rafforzarsi, ma di essere riconosciuto nella sua originalità e di essere messo nelle condizioni di competere alla pari con gli altri soggetti della filiera.

Alla luce di questa considerazione e dei dati emersi, FIVI ha ritenuto necessario proseguire nel lavoro di indagine e analisi del modello economico e finanziario dei Vignaioli indipendenti italiani, con un focus specifico sulle scelte di crescita e sulla gestione finanziaria.

La ricerca è stata presentata oggi a Vinitaly negli spazi della collettiva FIVI, alla presenza del Prof. Vitaliano Fiorillo, Direttore Invernizzi AGRI Lab, SDA Bocconi School of Management; del Prof. Luca Ghezzi, Docente Management and Control Systems, SDA Bocconi School of Management; del Dott. Biagio Maria Amico – Academic Fellow, SDA Bocconi School of Management; di Maurizio Crepaldi – responsabile Direzione Affari e Agri Agro di Crédit Agricole Italia; e infine di Rita Babini, Vignaiola e Presidente FIVI.

La ricerca, alla quale hanno partecipato circa 400 aziende associate alla FIVI, ha seguito un approccio sequenziale:è partita dal capitale circolante, che determina la liquidità, ha proseguito con le scelte di apertura del capitale e le strategie di crescita, e si è conclusa con le operazioni straordinarie, come espressione delle condizioni finanziarie e delle decisioni strategiche. In che misura il ciclo di incasso e pagamento incide sulla liquidità? Come le aziende affrontano situazioni di difficoltà finanziaria? Perché le aziende potrebbero scegliere di aprire il proprio capitale? Sono alcune delle domande alle quali la ricerca ha tentato di dare risposta.

“Dalla ricerca emergono con chiarezza due indicazioni chiare. La prima è che il capitale circolante rappresenta un impiego importante per le aziende vitivinicole verticali. I lunghi cicli produttivi tipici del settore, uniti al disallineamento tra tempi di incasso e pagamento, possono generare pressioni finanziarie che richiedono di essere gestite adeguatamente. La seconda è che le scelte di crescita per vie esterne non rispondono primariamente a esigenze di natura finanziaria, quanto piuttosto alla ricerca di competenze, accesso ai mercati e rafforzamento strategico. Ne emerge un modello imprenditoriale che privilegia il controllo e la continuità aziendale, adottando in modo selettivo gli strumenti finanziari e le operazioni straordinarie, in coerenza con una logica di sviluppo graduale e sostenibile” ha detto il prof. Luca Ghezzi, coordinatore della ricerca e Docente Management and Control Systems di SDA Bocconi School of Management.

“Avere a disposizione dati e analisi concrete è sempre una necessità per un’associazione che rappresenta e tutela gli interessi e le esigenze di una categoria, ma lo è ancora di più nei momenti complessi, e quello che stiamo vivendo lo è senza dubbio” ha aggiunto Rita Babini, Vignaiola e Presidente di FIVI. “Il quadro che emerge dalla ricerca conferma che le aziende dei Vignaioli indipendenti sono profondamente ancorate alla terra e alla produzione, lontane da dinamiche di natura speculativa. Investono le proprie risorse in impianti e terreni, e ricorrono ancora in modo limitato agli strumenti di credito, segnalando al tempo stesso alcune difficoltà, soprattutto per le realtà di dimensione più contenuta. Potrebbero essere interessate all’apertura a nuovi capitali, ma mantenendo saldo il controllo dell’azienda e con l’obiettivo di investire di più nella promozione e nella produzione”.

“Preoccupano i dati sulla liquidità aziendale, con un 51% di aziende che dichiara di avere frequenti pressioni. È un dato certamente legato alla natura stessa del nostro modello di impresa, basato su importanti investimenti iniziali e su un ciclo del circolante inevitabilmente lungo: i vini di qualità escono dalla cantina a distanza di molti mesi o anni dalla vendemmia, e quando si investe in un vigneto il lento ritorno dall’investimento comincia dopo almeno 4 o 5 anni” prosegue Babini. “In questo contesto, è fondamentale che i flussi finanziari esterni siano puntuali. Incertezze e ritardi rischiano di frenare la propensione agli investimenti, costringendo le aziende a ridimensionare i propri piani di sviluppo e innescando un circolo poco virtuoso per l’intero comparto”.

“Un punto centrale della nostra visione resta l’accessibilità agli strumenti di promozione. Nonostante il forte desiderio dei Vignaioli di aprirsi ai mercati internazionali, che la ricerca mette in luce, altri dati mostrano che solo una piccola parte delle aziende riesce a beneficiare delle attuali misure di sostegno. Per questo motivo, FIVI accoglie con favore la novità la novità che consente alle Regioni di ridurre la soglia minima di accesso ai progetti, è un primo passo concreto per rendere le politiche più inclusive, tenendo conto anche delle specificità dei piccoli produttori” sottolinea ancora la presidente FIVI.

“Il supporto al sistema agroalimentare resta centrale nelle strategie del nostro Gruppo. L’anno scorso abbiamo erogato oltre 1,1 miliardi di nuovi prestiti agli operatori di questo settore, cercando di sostenere progetti orientati alla sostenibilità e all’innovazione delle aziende” ha dichiarato Maurizio Crepaldi, responsabile Direzione Affari e Agri Agro di Crédit Agricole Italia. “La collaborazione con la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti si inserisce in questo quadro e vuole essere un concreto segnale di attenzione verso una realtà a cui riconosciamo il merito di custodire i valori autentici delle comunità in cui insieme operiamo”.


Punti chiave

  1. 51% delle aziende vitivinicole dichiara frequenti pressioni sulla liquidità, legate ai lunghi cicli produttivi del settore.
  2. Le scelte di crescita esterna non rispondono a esigenze finanziarie, ma alla ricerca di competenze e accesso ai mercati.
  3. Il modello dei Vignaioli indipendenti privilegia il controllo aziendale, adottando strumenti finanziari in modo selettivo e graduale.
  4. Crédit Agricole Italia ha erogato oltre 1,1 miliardi di nuovi prestiti al settore agroalimentare nel corso dell’ultimo anno.
  5. FIVI sostiene la riduzione della soglia minima di accesso ai progetti regionali per includere i piccoli produttori.