Il produttore molisano, pioniere del biologico e delle uve autoctone, ha portato i vini della regione alla ribalta internazionale.

Oggi, 19 aprile 2026, il mondo del vino italiano piange la scomparsa di Alessio Di Majo Norante, morto a 63 anni dopo una lunga malattia. Come riporta la notizia della scomparsa, l’imprenditore molisano ha partecipato fino all’ultimo al Vinitaly di Verona, appuntamento che non mancava dagli anni Ottanta, nonostante le condizioni di salute. Le esequie si terranno martedì 21 aprile alle 11:30 nel Santuario di Madonna Grande a Nuova Cliternia. Alessio lascia un’azienda di proprietà familiare fin dal 1800, e la sua dipartita giunge poco più di due anni dopo quella del padre, Don Luigi, di cui aveva raccolto l’eredità con passione.

Il Pioniere che ha Cambiato il Gioco

Per comprendere la portata della perdita, è necessario ripercorrere le radici profonde e le scelte radicali di Alessio Di Majo Norante. La sua azienda affonda le sue radici in la storia secolare di Di Majo Norante, che produce vino dall’uva sin dal XIX secolo. Fondata nel 1968, l’azienda è stata da lui guidata con una visione che univa la tradizione familiare a una costante ricerca e sperimentazione. La sua filosofia si è concretizzata in due pilastri fondamentali: essere stati pionieri dei metodi biologici quando in Italia non esisteva ancora una legge di riferimento, e essere strenui sostenitori delle viti autoctone come massima espressione del territorio. Questa doppia anima, tra innovazione sostenibile e radicamento identitario, è ben descritta in i metodi biologici pionieristici adottati dall’azienda.

La sua visione non era provinciale, ma globale. Per elevare ulteriormente la qualità e il profilo dei suoi vini, Alessio Di Majo assunse come consulente il noto enologo Riccardo Cotarella, una mossa strategica che portò l’azienda e l’intera regione sotto i riflettori internazionali. La consulenza di Riccardo Cotarella fu un investimento sulla qualità che andava oltre il singolo prodotto, puntando a costruire una reputazione. Il risultato fu duplice: da un lato, ha dato visibilità internazionale alla sua azienda storica; dall’altro, come riconosciuto dalla stessa fonte primaria, è riuscito “nell’impresa di risvegliare enologicamente tutta la regione”, diventando un esempio trainante per una nuova generazione di produttori molisani di qualità.

Le Implicazioni per un Settore in Lutto

La dipartita improvvisa di una figura così carismatica e fondamentale ha immediate ripercussioni sul comparto. Lo sconforto nel comparto vinicolo italiano è tangibile, e si è manifestato con forza già in queste ore al Vinitaly, dove la sua assenza è stata percepita come un vuoto anomalo e profondo. La sua non era una semplice presenza fieristica, ma un punto di riferimento costante negli ultimi decenni.

Oltre al cordoglio, la scomparsa di Alessio Di Majo Norante solleva questioni concrete sul futuro della vitivinicoltura molisana. Egli è stato universalmente riconosciuto come uno dei pionieri della moderna vitivinicoltura regionale. Il suo operato ha contribuito in maniera decisiva, come sottolinea la valorizzazione delle eccellenze enologiche molisane, alla promozione delle eccellenze del territorio ben oltre i confini regionali e nazionali. La sfida che ora si presenta agli operatori del settore è proprio questa: come dare continuità a un modello di successo basato sull’autenticità, sulla qualità certificata dal biologico e sulla valorizzazione intelligente delle uve autoctone, senza la guida del suo principale artefice.

La sua assenza al prossimo Vinitaly non sarà solo un simbolo di perdita, ma un monito concreto per l’intero territorio. Il percorso tracciato da Alessio Di Majo Norante, fatto di rigore produttivo, visione globale e radicamento locale, resta una mappa indispensabile per chi produce ed esporta vino in Molise. Il suo lascito più grande è forse proprio aver dimostrato che un’azienda familiare storica può essere insieme custode di tradizione e motore di innovazione, creando valore per sé e per l’intera regione. Il compito di chi resta è ora quello di camminare su quella strada, mantenendola viva e pertinente in un mercato in continua evoluzione.