Al convegno di Wine Tourism Hub a Vinitaly, Rewine ha presentato una proposta innovativa per rendere il vino più accessibile attraverso tecnologia e gamification. Tablet interattivi, il format “gioco del sommelier” e spazi urbani come Bottega Botlé ridisegnano la degustazione come esperienza partecipata, capace di generare memoria, relazione e desiderio di scoperta nei nuovi pubblici.
C’è un momento preciso in cui una degustazione smette di essere una lezione e diventa un’esperienza. Rewine ha costruito la propria proposta attorno a questa distinzione, portando al convegno “Dalla visita al valore: tecnologie che trasformano l’enoturismo”, organizzato da Wine Tourism Hub mercoledì 15 aprile nell’area Vinitaly Tourism di Vinitaly, una riflessione tanto semplice quanto provocatoria: il problema del vino oggi non è la qualità, ma la distanza che molte persone percepiscono nei suoi confronti.
A raccontarlo è stato Gaetano Lanza, imprenditore con una lunga esperienza nel mondo del vino, della formazione, degli eventi e della vendita. Il suo intervento è partito da un’osservazione concreta: un linguaggio troppo tecnico, un approccio troppo didascalico, una narrazione costruita spesso più per addetti ai lavori che per chi si avvicina al vino con curiosità ma senza strumenti specifici. Da questa lettura nasce Rewine, partner di Wine Tourism Hub, con l’obiettivo di rendere il vino più accessibile senza banalizzarlo.
Il punto di partenza è una definizione precisa di “esperienza”: non qualcosa che emoziona e basta, ma qualcosa che contiene scoperta, interazione e memoria. Solo quando una persona partecipa davvero e costruisce un ricordo, l’esperienza diventa autentica e significativa. La tecnologia sviluppata da Rewine punta a creare una forma di infotainment enologico, capace di unire informazione e intrattenimento attraverso un’interfaccia semplice e familiare, il tablet, che accompagna il visitatore in un percorso dove può informarsi, fare domande, mettersi alla prova e giocare con il vino che sta degustando.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio il valore del gioco. Il cosiddetto “gioco del sommelier” propone domande semplici e guidate sul vino nel calice, trasformando la degustazione in un’esperienza interattiva. Il visitatore smette di sentirsi inadeguato e inizia a partecipare con libertà e curiosità: non un esame, ma un invito a osservare, annusare, assaggiare e confrontarsi. La tecnologia, in questo schema, diventa un innesco che stimola conversazioni e interazione tra le persone, oltre che tra persone e operatori.
Questo principio è stato testato sul campo attraverso Bottega Botlé, il format sviluppato come spazio esperienziale urbano dedicato al vino. L’idea introduce un concetto particolarmente stimolante: l’enoturismo urbano. Luoghi situati in città, capaci di fare da ponte tra il consumatore e i territori di produzione. Chi non ha la possibilità di visitare una cantina può entrare comunque in contatto con il vino attraverso spazi progettati per raccontarlo in modo accessibile e contemporaneo, non come alternativa alla visita, ma come sua possibile introduzione.
Il contributo di Rewine allo sviluppo dell’enoturismo sta nella capacità di rendere il vino più vicino, più leggibile e più partecipato. In un contesto in cui attrarre nuovi pubblici è una priorità, il gioco diventa una cosa seria: uno strumento di relazione, apprendimento e memorabilità. Perché quando le persone si sentono accolte e libere di interagire, l’esperienza si trasforma in ricordo. E il ricordo, molto spesso, è il primo passo verso il desiderio di tornare.
Punti chiave
- Il gioco diventa strumento di apprendimento enologico: Rewine trasforma la degustazione in esperienza interattiva e inclusiva.
- La tecnologia abbatte la distanza percepita dal pubblico non esperto, rendendo il vino leggibile e partecipato.
- Il “gioco del sommelier” invita il visitatore a osservare, annusare e assaggiare senza sentirsi inadeguato.
- L’enoturismo urbano con Bottega Botlé porta il vino in città, come introduzione alla visita in cantina.
- Un ricordo autentico nasce solo quando c’è scoperta, interazione e partecipazione attiva nell’esperienza.















































