A Leith, storico porto di Edimburgo, Port of Leith Distillery trasforma un vincolo di spazio in identità di marca: otto piani verticali ospitano l’intero processo produttivo, dal grano di un’unica fattoria al bicchiere. Due amici, una ricerca universitaria e un naming geniale, il Table Whisky, raccontano come il turismo del distillato possa costruire un produttore prima ancora del prodotto.

Sul porto di Leith, che fu per due secoli il ventre commerciale di Edimburgo, sorge un edificio che nessuno definirebbe una fabbrica. Otto piani di vetro e cemento con al piano superiore un bar aperto al pubblico e al piano terra un negozio. In mezzo, distribuita in verticale come nessuno aveva mai osato fare prima, una vera distilleria di whisky in funzione: Port of Leith Distillery. È una delle esperienze di turismo del distillato più interessanti oggi in circolazione in Europa.

Due amici, un’università, otto anni

La storia comincia come cominciano molte storie che diventeranno interessanti. Due amici, Patrick Fletcher e Ian Stirling, si conoscono all’università. Studiano cose diverse, ma condividono la stessa domanda: cosa serve davvero per fare un buon whisky scozzese? Quello che decidono di fare, prima di distillare una sola goccia di alcol, è mettersi a studiare. Commissionano una ricerca all’Università Heriot-Watt di Edimburgo su come si progetta una distilleria che sia legalmente conforme alle regole scozzesi ma al tempo stesso ottimizzata per la massima varietà di sapore, invece che per la massima efficienza di produzione. Sono due obiettivi opposti, e la maggior parte delle distillerie sceglie il secondo perché il mercato lo premia.

Il grano di una sola fattoria

L’ossessione per la specificità geografica si vede in ogni scelta produttiva. La legge scozzese non impone di usare orzo scozzese per il whisky scozzese: si può importare da mezza Europa e questo abbatte i costi. Port of Leith fa l’opposto. Compra tutto il proprio orzo da una sola fattoria, la Upper Bolton Farm, appena fuori Edimburgo.

La verticalità come storia

Quando i due fondatori cercano un posto dove costruire, non trovano spazio orizzontale disponibile a Leith. Il porto è in trasformazione, i prezzi salgono. La soluzione, che sarebbe stata banale altrove, qui diventa iconica: costruire in verticale. Otto piani, ogni piano una fase del processo, la gravità che scende dal grano al bicchiere. Un modello che tutti dicevano impossibile e che è diventato la prima distilleria verticale del mondo. Nessun’altra al mondo lavora così.

Il fatto che una costrizione economica sia diventata la caratteristica identitaria del brand è la cosa che il vino dovrebbe copiare per prima. Port of Leith mostra che il vincolo, se raccontato bene, diventa il tratto distintivo.

L’esperienza sensoriale

Il tour dura novanta minuti e si partecipa a un’esperienza. Nel corso del percorso  ci si riempie personalmente una miniatura di new make spirit direttamente dall’alambicco, la si etichetta a mano, la si porta a casa. Si assaggia il distillato in cinque forme diverse: il new make appena uscito, un campione da botte in maturazione, un’espressione con influenza di Porto, un’altra con influenza di Sherry, e infine il Table Whisky, il blend giovane che rappresenta oggi il volto commerciale del brand.

Il naming del Table Whisky è la seconda mossa geniale del progetto. Il termine non esiste nella regolamentazione scozzese. Non è una categoria. È un’invenzione di posizionamento, costruita per prestito diretto dal vocabolario del vino. Vino da tavola, whisky da tavola. Whisky da bere durante i pasti, non alla fine come rituale contemplativo. Whisky come si beve il vino.

Anche questa mossa dovrebbe far riflettere il mondo del vino, ma al contrario. Se Port of Leith usa il vocabolario del vino per rendere accessibile il whisky, molte cantine italiane fanno l’opposto: usano vocabolario tecnico e cerimoniale per rendere inaccessibile il vino.

Port of Leith non ha ancora prodotto un single malt vendibile. Le prime botti sono in maturazione dal 2023 e il primo whisky serio non uscirà prima del 2027 o 2028. Eppure, è già oggi una delle esperienze di enoturismo del distillato più imitate del mondo. Ha capito prima di tutti che il turismo del prodotto non serve a vendere il prodotto, serve a costruire il produttore.


Punti chiave

  1. Otto piani verticali trasformano un vincolo di spazio a Leith nella prima distilleria verticale al mondo.
  2. Una ricerca universitaria con Heriot-Watt orienta la progettazione verso la varietà di sapore, priorità rara nel settore.
  3. Un’unica fattoria fornisce tutto l’orzo, rafforzando la specificità geografica del brand.
  4. Il Table Whisky prende in prestito il vocabolario del vino per rendere il whisky accessibile ai pasti.
  5. Il tour sensoriale offre cinque assaggi diversi e costruisce il produttore prima del prodotto.