Ca’ Marcanda festeggia trent’anni dalla sua fondazione a Bolgheri, quando Angelo Gaja acquistò quaranta ettari in un territorio ancora agli albori. Da allora la cantina ha costruito un’identità propria per le varietà internazionali, intrecciando la cultura toscana con la disciplina piemontese. Un racconto di intuizioni, pazienza e trasformazione del paesaggio.

Quest’anno è una pietra miliare per la nostra cantina bolgherese. Trent’anni fa Angelo firmava l’acquisto di quaranta ettari nel cuore della denominazione Bolgheri, che da poco aveva aperto le porte ai vini rossi: Ca’ Marcanda e Bolgheri sono praticamente coetanee, cresciute insieme.

All’epoca la tenuta ospitava ulivi centenari, campi di cereali, una stalla e un vecchio casolare. Intorno, la Bolgheri di oggi stava appena nascendo, con pionieri come Tenuta San Guido, Grattamacco, Ornellaia, Le Macchiole e Guado al Tasso. Bolgheri era molto diversa da quella che conosciamo oggi: meno vigneti e meno certezze.

Quando siamo arrivati c’erano meno di dieci cantine, oggi sono sessantasette. Nel frattempo è nata Ca’ Marcanda: vigneti piantati, ulivi ricollocati, cantina costruita. Soprattutto si è formata una squadra che ha condiviso con noi un progetto, trasformando un’idea in realtà.

Quando Angelo acquistò Ca’ Marcanda, nessuno di noi capì cosa stesse succedendo: le sue idee arrivano spesso senza preavviso e sembrano assurde. Ogni sua intuizione significa anni di lavoro, sacrifici, discussioni. Non sempre aveva ragione, ma quasi sempre vedeva qualcosa che noi non riuscivamo ancora a cogliere. In piemontese “ca’ marcanda” è la casa delle trattative infinite: quando finalmente firmò, il nome era già scritto.

Bolgheri è profondamente diversa dalle Langhe anche nella cultura. Ai toscani piace non piegarsi facilmente al comando, rispondono con ironia e battuta tagliente, capace di rimettere tutti sullo stesso piano.

Le prime lezioni le abbiamo ricevute al bar di Sassetta, dove si mescolavano cacciatori, ciclisti e abitanti del paese. Passare ore in un bar di paese è una delle esperienze più autentiche per capire questa terra. C’era anche Ivo, pensionato che girava le campagne in Panda rossa cercando terreni per Angelo: in quelle mattine abbiamo capito di essere arrivati in un luogo speciale.

Un’altra caratteristica di Bolgheri è l’eclettismo, alimentato da famiglie che hanno viaggiato e studiato nel mondo. L’ironia popolare e il cosmopolitismo aristocratico convivono qui da sempre, creando la capacità di guardare lontano senza prendersi troppo sul serio.

Arrivare a Bolgheri è stato un esercizio culturale: significava allontanarsi da alcune qualità delle Langhe, come l’ostinazione e la disciplina. Bolgheri ci ha costretto a essere più leggeri, più aperti, più curiosi.

Il Nebbiolo eredita un’identità fortissima e legata al territorio: su settemila ettari coltivati nel mondo, cinquemila sono in Piemonte. Con Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc la sfida era diversa: dare a varietà internazionali una nuova voce italiana e bolgherese, senza imitare modelli esistenti.

Questa attenzione per l’origine e la purezza della materia prima è un’espressione dell’italianità, la stessa che guida lo stile dei nostri vini: togliere, non aggiungere, lasciando che il luogo parli. Per questo la cantina è stata costruita invisibile, nascosta nella collina e coperta di vegetazione.

Comprendere un territorio significa viverlo abbastanza a lungo da farlo entrare nella propria testa, ascoltando solo le vigne e la purezza del frutto. Ci sono voluti trent’anni per fondere insieme territorio, varietà e stile. Nei vini di Ca’ Marcanda troviamo oggi note di ostrica, lavanda, iris e sottobosco, insieme a maggiore maturità del frutto senza perdere tensione e freschezza.

Le etichette Promis, Magari e Camarcanda portano parole piemontesi coltivate in terra toscana. Il Viale dei Cipressi resta il simbolo più bello di questo percorso: quando Carducci lo descrisse nel 1874 esistevano solo alcuni pioppi, e fu proprio il successo della poesia a spingere il Conte della Gherardesca a realizzare il viale che conosciamo oggi.

Allo stesso modo è nata Ca’ Marcanda: oggi non possiamo che essere grati ad Angelo per aver avuto il coraggio di sognare quel che il tempo, la pazienza e il lavoro hanno reso parte della nostra identità.


Punti chiave

  1. Trent’anni fa Angelo Gaja acquistò quaranta ettari a Bolgheri, quando la denominazione muoveva i primi passi.
  2. Le cantine a Bolgheri sono passate da meno di dieci a sessantasette negli ultimi trent’anni.
  3. La sfida principale era dare identità italiana a varietà internazionali come Cabernet e Merlot.
  4. La filosofia produttiva segue il principio del togliere anziché aggiungere, lasciando parlare il territorio.
  5. Il Viale dei Cipressi, reso famoso da Carducci, rappresenta il simbolo della pazienza e della visione di lungo termine.