Lunedì 7 settembre, alla Biblioteca Capitolare di Verona, si è tenuta la terza edizione di Appuntamento Soave, organizzata dal Consorzio di Tutela con il sostegno di Banco BPM. Tra masterclass e tavola rotonda, produttori, giornalisti ed esperti di turismo hanno discusso di eleganza del vino, nuovi mercati, enoturismo e cambiamento dei consumi tra le nuove generazioni.

Lunedì 7 settembre si è tenuto a Verona, negli spazi della Biblioteca Capitolare, “Appuntamento Soave”, l’evento organizzato dal Consorzio di Tutela del Soave con il sostegno di Banco BPM. Circa quaranta aziende associate hanno partecipato con degustazioni di Soave, sia annate fresche che referenze più evolute, davanti a un pubblico di ristoratori, operatori di settore e stampa specializzata. La giornata ha alternato seminari, masterclass e talk show, con il filo conduttore dell’eleganza e della capacità evolutiva come tratti distintivi della denominazione.

La masterclass di Robert Camuto: “Il Soave, tra freschezza e longevità”

Il giornalista americano Robert Camuto, già firma di Wine Spectator per l’Italia, ha guidato un percorso di degustazione trasversale tra le Unità Geografiche Aggiuntive del Soave, da ovest (suolo calcareo) a est (suolo vulcanico), mettendo a confronto annate fresche ed evolute. Nel suo intervento ha definito i vini bianchi italiani “l’arma segreta” di un paese ancora percepito all’estero soprattutto come produttore di rossi, sottolineando il loro potenziale di miglioramento nel tempo. Ha aggiunto che, per affermarsi sui mercati esteri, conta più la percezione del vino nel paese di destinazione che la sola qualità in sé, e che il ruolo del produttore è quello di raccontare il territorio, più che porsi come figura artistica.

La tavola rotonda “Soave, l’evoluzione del presente”

Moderato da Luciano Ferraro (Corriere della Sera), il confronto ha toccato temi di attualità legati al vino:

  • Federico Veronesi (Signorvino): ha ridimensionato la narrazione del disinteresse giovanile verso il vino, parlando invece di un cambio di approccio, meno quantità, più curiosità e ricerca di storie sui produttori, spesso tramite i social. Per lui il Soave ha ottimo potenziale di invecchiamento, ma serve una strategia comune di consorzio e cantine per costruire valore, non solo qualità.
  • Violante Gardini Cinelli Colombini (Movimento Turismo del Vino): ha evidenziato la crescita dell’enoturismo, ma ha avvertito che richiede formazione seria, dalla gestione degli spazi di vendita alla collaborazione con tour operator e NCC. Interessante il punto sul cambio di aspettative: oggi il visitatore cerca esperienze percepite come uniche, anche difficili da raggiungere, capovolgendo la logica di accessibilità di un tempo.
  • Mons. Bruno Fasani: ha offerto una lettura più culturale, riflettendo su come le osterie siano scomparse nelle grandi città a favore di un turismo che privilegia l’attrattività sopra la convivialità, mentre nei piccoli centri (e nelle malghe) l’incontro resta legato al valore umano più che all’enologia.
  • Cristian Ridolfi (Consorzio del Soave), in chiusura, ha proposto di sostituire il concetto di “qualità” con quello di “stile” per il Soave d’annata, puntando sulla narrazione delle UGA (persona-territorio-etichetta) come leva per il mercato estero e per l’enoturismo, in attesa dell’approvazione del nuovo disciplinare da parte del Ministero dell’Agricoltura.

Punti chiave

  1. Robert Camuto definisce i vini bianchi italiani “l’arma segreta” del paese sui mercati esteri.
  2. Federico Veronesi ridimensiona il disinteresse giovanile: cambia l’approccio, cresce la curiosità verso le storie dei produttori.
  3. Violante Gardini Cinelli Colombini avverte: l’enoturismo cresce, ma richiede formazione professionale specifica.
  4. Cristian Ridolfi propone di sostituire “qualità” con “stile” per raccontare meglio il Soave d’annata.
  5. Le Unità Geografiche Aggiuntive diventano lo strumento chiave per la narrazione del territorio all’estero.