Boroli presenta Bianco e Rosso, Prima Edizione da Chardonnay e Nebbiolo della collina di Villero. Fuori dagli schemi delle denominazioni, i due vini affinano in contenitori Clayver e chiudono con tappo a corona, per restituire un’esperienza di assaggio diretta, libera da etichette e categorie predefinite.
Boroli presenta Bianco e Rosso, due nuovi vini che affiancano la produzione storica della cantina e aprono uno spazio espressivo diverso, pensato per accompagnare un modo contemporaneo di vivere il vino. Il punto di partenza resta quello che da sempre guida il lavoro della famiglia Boroli: la qualità della materia prima, l’esperienza maturata in oltre trent’anni di attività e un territorio d’eccezione, nel cuore di Castiglione Falletto.
Con Bianco e Rosso, Boroli sceglie però di muoversi al di fuori degli schemi che regolano i vini di denominazione, lasciandosi maggiore libertà nell’interpretazione di ciò che ogni vendemmia mette a disposizione. Una possibilità che permette di intervenire su vitigno, parcella, affinamento e, in prospettiva, anche sull’eventuale assemblaggio di annate differenti, con un unico criterio: seguire, di volta in volta, ciò che ogni vendemmia suggerisce e scegliere liberamente come interpretarlo.
È proprio questa libertà, più volte sottolineata da Achille Boroli durante il confronto sul progetto, a distinguere i nuovi vini dalla produzione tradizionale, senza metterli in contrapposizione con essa. “Volevamo esplorare una strada diversa rispetto a quella dei vini di denominazione, lasciandoci maggiore libertà nelle scelte. Il territorio e la qualità delle uve restano il nostro punto di partenza; ciò che cambia è la possibilità di seguire ogni vendemmia e scegliere, senza una formula prestabilita, la strada che ci permette di ottenere il vino che in quel momento sentiamo più nostro”, commenta Achille Boroli.
Alla base del progetto c’è un lavoro di sottrazione, inteso come ricerca di un rapporto più diretto tra il vino e chi lo beve. Denominazione, annata e vitigno smettono di essere la prima chiave di lettura della bottiglia, lasciando maggiore spazio all’assaggio e al giudizio personale. L’obiettivo è rivolgersi anche a un consumatore curioso, interessato a scoprire il vino attraverso il bicchiere prima ancora che attraverso le informazioni riportate in etichetta.
La visione è stata sviluppata insieme a Davide Ferrarese, responsabile del lavoro agronomico e della selezione delle uve, e Cristiano Garella, che ne ha seguito lo sviluppo enologico. Per questa prima edizione, le uve provengono dalla collina di Villero, uno dei luoghi più vocati di Castiglione Falletto, origine che dà sostanza e profondità alla ricerca portata avanti sui due vini.
Le referenze portano in etichetta la dicitura “Prima Edizione”, che segna l’avvio di un percorso aperto, destinato a evolvere nel tempo. Le uscite successive potranno assumere forme differenti, seguendo ciò che ogni vendemmia mette a disposizione.
Il piacere della bevuta, senza dogmi
Pur sviluppando personalità differenti, Bianco e Rosso condividono la stessa idea: il vino viene prima delle definizioni. Presentarsi semplicemente attraverso il colore significa invitare chi beve a sospendere, almeno inizialmente, categorie e aspettative e lasciare che sia il bicchiere a parlare. La freschezza, la tensione e soprattutto il piacere della bevuta diventano così elementi centrali del progetto. “L’idea è nata quasi naturalmente, da tanti assaggi e confronti fatti insieme. A un certo punto ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se, accanto ai nostri vini di denominazione, ci fossimo lasciati uno spazio di maggiore libertà, senza dover partire da una formula già definita. Da lì sono nati Bianco e Rosso: due vini che ci permettono di seguire ciò che abbiamo a disposizione e ciò che ogni vendemmia ci suggerisce.”, racconta Achille Boroli.
In cantina questa impostazione si traduce nella scelta di Clayver, contenitori in gres ceramico che consentono micro-ossigenazione senza apportare cessioni aromatiche e permettono quindi di accompagnare l’evoluzione del vino senza sovrapporre una cifra stilistica alla materia di partenza, preservando precisione, freschezza e definizione del frutto. Anche l’utilizzo del tappo a corona risponde a un criterio tecnico preciso, quello di limitare ulteriormente le variabili e preservare il vino senza l’influenza del sughero.
Etichetta, affinamento e chiusura seguono un principio comune: sottrarre ciò che può orientare o condizionare l’assaggio, per lasciare spazio al vino. È da qui che nasce l’idea di un “vino senza filtri”, un invito a guardare dentro la bottiglia e a valutarne il contenuto prima di tutto il resto
Bianco:
La Prima Edizione del Bianco nasce da Chardonnay proveniente dalla collina di Villero. Affina 12 mesi sulle fecce fini in Clayver prima dell’imbottigliamento con tappo a corona. Freschezza, tensione e salinità ne caratterizzano il profilo, insieme a una materia profonda e dinamica, lasciata libera da influenze aromatiche esterne.
Rosso:
La Prima Edizione del Rosso nasce da Nebbiolo proveniente dalla collina di Villero e segue la stessa impostazione, con 12 mesi sulle fecce fini in Clayvere successivo imbottigliamento con tappo a corona. Il vino si sviluppa sulla freschezza del frutto e sulla definizione della trama tannica, proponendo una lettura del Nebbiolo senza l’influenza stilistica del legno, nella quale l’affinamento accompagna la materia senza determinarne lo stile.
Punti chiave
- Boroli lancia Bianco e Rosso, due vini che affiancano la produzione storica della cantina.
- Le uve arrivano dalla collina di Villero, uno dei terroir più vocati di Castiglione Falletto.
- L’affinamento avviene in Clayver, contenitori in gres ceramico che preservano freschezza e precisione.
- Il tappo a corona sostituisce il sughero per limitare le variabili e tutelare il vino.
- La denominazione perde centralità, e l’assaggio diventa il criterio principale di lettura.

































































