Il contrabbando di vino tra Hong Kong e Shenzhen perde terreno. Controlli doganali più sofisticati, sistemi di analisi dei dati, domanda cinese più debole e prezzi in calo stanno riducendo la convenienza del commercio illegale. Il fenomeno storico non è scomparso, ma appare oggi più rischioso, meno redditizio e sempre più difficile da organizzare.
Per anni Hong Kong e Shenzhen sono stati uno dei principali corridoi del commercio parallelo di vino verso la Cina continentale. Bottiglie di Bordeaux classificate, acquistate e stoccate a Hong Kong, attraversavano il confine in piccoli quantitativi, spesso trasportate direttamente dai cosiddetti parallel traders. Un sistema favorito dal diverso trattamento fiscale e dall’enorme traffico transfrontaliero.
Oggi, però, quel meccanismo sembra aver perso gran parte della propria forza. Secondo quanto riportato da Vino Joy News, i casi di contrabbando di vino resi pubblici a Shenzhen nel 2025 e nel 2026 sono nettamente inferiori, per numero e dimensione, rispetto ai livelli osservati in passato.
Shen Zelin, general manager di Shenzhen Longyi Supply Chain, società che opera nella logistica attraverso i porti della città, conferma il cambiamento: i casi sono “decisamente diminuiti” rispetto al periodo precedente al 2024 e anche i servizi che un tempo sostenevano il commercio illecito sarebbero diventati difficili da trovare.
La diminuzione dei casi pubblici, tuttavia, non significa necessariamente la scomparsa del fenomeno. Secondo Shen, alcuni episodi potrebbero essere troppo piccoli per essere divulgati, mentre altri potrebbero essere ancora sotto indagine.
Un importatore di Shenzhen specializzato in Bordeaux, rimasto anonimo, stima un calo del contrabbando di circa il 50% rispetto ai livelli del periodo pandemico. Secondo la sua testimonianza, parte del traffico clandestino continuerebbe però a esistere e si sarebbe spostata verso Zhuhai e Guangxi.
Il vantaggio fiscale
Alla base del vecchio modello c’era soprattutto il diverso regime fiscale. Hong Kong ha abolito i dazi sul vino nel 2008, consolidando il proprio ruolo di hub commerciale regionale. La Cina continentale applica invece dazi e imposte sul vino importato. Nel regime della nazione più favorita, il carico fiscale complessivo sul vino ordinario è indicato intorno al 43%.
Il differenziale rendeva particolarmente interessante il commercio parallelo di bottiglie di alto valore, come i Bordeaux classificati (Grand Cru Classé). A questo si aggiungeva l’eccezionale intensità dei movimenti attraverso la frontiera. Nel 2025 i checkpoint di Shenzhen hanno registrato 273 milioni di passaggi di persone, circa 740.000 al giorno, con una crescita del 14% sull’anno precedente. Un flusso enorme che poteva essere sfruttato per trasportare il vino in piccoli quantitativi.
Una bottiglia alla volta
Il sistema era noto come “ant moving”, il trasporto “come le formiche”: invece di attraversare il confine con un’intera partita, il carico veniva suddiviso tra numerosi corrieri. Il vino veniva acquistato e stoccato a Hong Kong, quindi trasportato oltre confine da singoli parallel traders, spesso con una o due bottiglie nei bagagli. Altri membri della rete raccoglievano poi la merce a Shenzhen e la trasferivano nei magazzini o direttamente ai clienti.
Un procedimento amministrativo del 2023 documenta concretamente questo meccanismo. Shanghai Fushan Investment avrebbe incaricato Chen Wenli di introdurre illegalmente nella Cina continentale vino acquistato all’estero tra aprile e giugno. La merce aveva un valore doganale di circa 350.500 yuan, mentre le imposte evase erano state stimate in 105.600 yuan.
Il fenomeno aveva raggiunto dimensioni considerevoli già oltre dieci anni fa. Nel maggio 2012 Shenzhen Customs dichiarò di aver scoperto oltre 160 casi di contrabbando di vino rosso e sequestrato più di 6.000 bottiglie nei primi quattro mesi e mezzo dell’anno.
Controlli sempre più sofisticati
Oggi la stretta doganale è uno dei principali fattori del ridimensionamento del fenomeno. Pan Liu, deputy general manager di Hong Feng Yuan Wines, sostiene che i controlli sui commercianti paralleli sono diventati “estremamente severi”. Chi viene fermato ripetutamente può essere sottoposto a ulteriori limitazioni negli spostamenti tra Hong Kong e la Cina continentale. Pan racconta inoltre di essere stato sottoposto a un controllo particolare dopo essere rientrato da Vinexpo Hong Kong con alcune bottiglie vuote. Secondo la sua testimonianza, le autorità avrebbero considerato anche un episodio risalente a circa dieci anni prima.
Il punto centrale, per gli operatori, è l’utilizzo di sistemi di analisi dei dati e controlli più sistematici, capaci di individuare comportamenti ricorrenti. Il rischio, quindi, non riguarda più soltanto la singola bottiglia: può estendersi alla ripetizione dei passaggi e all’intera rete organizzativa.
Bordeaux, una domanda che si è indebolita
La stretta sui controlli, però, non spiega da sola la crisi del commercio parallelo. A pesare è anche l’indebolimento della domanda cinese di Bordeaux classificati.
“Se nessuno lo beve, nessuno si preoccuperà di importarlo”, osserva l’importatore anonimo. Vendite deboli, consumi ridotti e scorte accumulate rendono infatti meno conveniente assumersi il rischio di importare clandestinamente grandi quantità di vino.
Wu Xianghua, CEO di Fine West, sottolinea come i grandi Bordeaux abbiano costruito parte del proprio valore attraverso il loro ruolo nelle cene d’affari, nell’intrattenimento e nelle occasioni sociali. La loro reputazione li aveva trasformati anche in status symbol. Ma la riduzione della domanda legata al business, il rallentamento economico, la perdita di parte dell’aura dei grandi Bordeaux e l’invecchiamento della popolazione stanno riducendo la capacità di queste etichette di influenzare i consumi.
Quando il mercato legale diventa più competitivo
C’è infine un elemento quasi paradossale: il contrabbando perde attrattiva anche perché alcuni vini sono diventati molto meno costosi nel mercato legale.
Secondo Pan Liu, alcuni Bordeaux classificati sono oggi disponibili in Cina attraverso piattaforme di cross-border e-commerce a prezzi particolarmente bassi. Cita il caso di Château Cantemerle, che un importatore gli avrebbe riferito essere venduto attraverso questi canali a poco più di 170 yuan a bottiglia (22 euro). A quel livello, sostiene Pan, il vino introdotto clandestinamente da Hong Kong non sarebbe più competitivo.
Tra costi di stoccaggio e logistica a Hong Kong, prezzi in calo e alcune bottiglie vendute sul mercato continentale persino sotto il loro costo di importazione, il margine necessario per giustificare il rischio del commercio illecito si è drasticamente ridotto.
La parabola di Hong Kong e Shenzhen racconta così una trasformazione più ampia del mercato cinese del vino. Controlli più efficaci e domanda più debole stanno colpendo contemporaneamente domanda e offerta del mercato parallelo. Il fenomeno non è necessariamente scomparso, e gli operatori segnalano possibili spostamenti verso altre aree. Ma il vecchio modello della bottiglia acquistata a Hong Kong e trasportata oltre confine da una rete di piccoli corrieri appare oggi molto meno conveniente. Come sintetizza Shen Zelin, “nessuno vuole correre un rischio elevato per un rendimento basso”.
Punti chiave:
- Il contrabbando di vino è in forte calo a Shenzhen rispetto agli anni precedenti, secondo gli operatori citati da Vino Joy News.
- Nel 2025 Shenzhen ha registrato 273 milioni di attraversamenti ai propri checkpoint, nonostante il ridimensionamento del traffico clandestino.
- Il sistema dell’“ant moving” permetteva di dividere le spedizioni tra numerosi corrieri, trasportando una o due bottiglie alla volta.
- Controlli più severi e analisi dei dati hanno aumentato i rischi per corrieri, organizzatori e proprietari delle merci.
- La debolezza della domanda di Bordeaux classificati e il calo dei prezzi hanno ridotto ulteriormente i margini e la convenienza del mercato parallelo.





































































