Le esportazioni italiane di vino durante i primi 9 mesi del 2019 sono cresciute sia in volume (+12% rispetto all’anno precedente con 15,7 milioni di ettolitri) che in valore (+3,8% circa 4.6 miliardi di euro), questa il trend positivo ma disarmonico testimoniato da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).
Germania, Francia e Giappone sono i paesi di destinazione che fanno la differenza per il nostro export 2019, grazie ad una crescita in volume rispettivamente del +23,5% (Ger), +17,1% (Fra) e +20,8% (Gia) ed in valore del +3,4% (Ger), +9,3% (Fra) e +15,6% (Gia). Anche la Russia si dimostra un mercato in forte ascesa per i vini italiani con un +22,2% in volume e un +19,7% in valore.
Il nostro export sta incontrando delle difficoltà nei paesi scandinavi, lo testimoniano i dati relativi alla Svezia con un -5% in volume ed un +1,7% in valore, la Danimarca con un +0,9% in volume ed un -3,9% in valore e la Norvegia con un misero +0,3% in volume ed un +1% in valore.
Anche il Belgio è in lieve flessione con un -1% in volume ed un poco confortante
-9% in valore.
Le prime tre destinazioni del nostro vino (USA, Germania e Regno Unito) assorbono più della metà del totale esportato sia in volume che in valore.
Negli Stati Uniti le DOP (DOC e DOCG) hanno registrato una crescita del +11% che ha colmato in parte il calo delle importazione di vini IGP (-24%). Il Prosecco continua la sua ascesa con un +40% rispetto ai primi 9 mesi del 2018, trainando l’intero segmento degli spumanti che si attesta su un +11% in volume ed un +10% in valore.
La progressione del +23,5% sul mercato tedesco è spinta dai vini sfusi che rappresentano il 46% del totale delle importazioni di vino italiano, mentre gli spumanti subiscono una flessione del -9% in volume totale nonostante il Prosecco cresca del +11% in volume e del +4% in fatturato.
Il Regno Unito a fronte di una crescita del +4,6% in volume, ha visto una decrescita dei fatturati complessivi, eccezion fatta per i vini fermi in bottiglia.
La maggiore crescita percentuale ha coinvolto i vini comuni da tavola (senza alcuna indicazione se non la ragione sociale dell’azienda) e varietali (vini derivanti per almeno l’85% da una certa varietà d’uva e che riportano in etichetta l’indicazione del vitigno principale) per lo più sfusi. I vini comuni hanno registrato una progressione in volume del 22% (3,6 milioni di ettolitri) accompagnata però da una lieve flessione in valore (-1,1%), dovuta alla decisa riduzione dei listini alla produzione (-27%). I vini varietali pur registrando vendite molto inferiori rispetto a DOP e IGP nei primi 9 mesi del 2019 hanno avuto un impennata eccezionale in volume (+97,2%) ed un crescita più contenuta ma comunque notevole in valore (+12,4%).
Il forte aumento delle esportazioni di vini sfusi da tavola il cui mercato principale di destinazione è quello comunitario, ha determinato una progressione in volume maggiore verso i Paesi Ue (+15%) rispetto a Paesi terzi (+6%), mentre i dati sono opposti sul fronte del valore (+2% e +5%).
L’export totale in valore verso i Paesi terzi (2,32 miliardi di euro) supera quello verso la Ue (2,29 miliardi di euro), qualora questa tendenza fosse confermata su tutto il 2019, sarebbe un sorpasso mai avvenuto prima.
Gli spumanti grazie alla forza trainante del Prosecco (+24% a volume e +18,4% a valore con 743 milioni di euro di introiti) confermano la loro espansione (+8,9% a volume e +5,2% a valore) ma a ritmi più modesti rispetto alle percentuali a doppia cifra cui eravamo abituati. Performance buone anche per gli spumanti DOP comuni con un +7,3% a volume ed un +8,1% a valore, mentre l’Asti subisce una battuta d’arresto con un -11,9% a volume ed un -6,2% a valore.
Continuiamo ad importare una notevole quantità di spumante dalla Spagna anche se il dato relativo ai primi 9 mesi del 2019 segnala una decrescita di -22,1% a volume (974 milioni di ettolitri) e di -39,2% a valore, 30 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Per quanto riguarda le esportazioni di vino per segmento qualitativo i vini DOP (DOC e DOCG) soprattutto fermi, compensano la riduzione registrata nel segmento delle IGP. Questo trasferimento è dovuto in larga parte al consolidamento sul mercato del Pinot grigio Delle Venezie Dop.
Le IGP, peraltro, se analizziamo i dati relativi a la tipologia di confezionamento hanno mostrato una decisa battuta d’arresto sia nei vini fermi in bottiglia (-7,6% a volume e -5,3% a valore) che negli sfusi (-9,4% a volume e -13% a valore), mentre hanno messo a segno una performance particolarmente positiva nei bag in box (+12,8% a volume e +12,1% a valore) con un incremento di 4 milioni di euro in valore rispetto al 2018.












































