Nonostante conosciamo l’azienda Cristo di Campobello fin dalla loro prima vendemmia, nel 2007, era la prima volta che riuscivamo ad andare a visitare questa realtà incastonata tra le colline di Campobello di Licata in provincia di Agrigento.
E ci sono bastati pochi minuti per capire che ci trovavamo in un luogo unico dove l’utilizzo dell’aggettivo mistico non deve apparire esagerato.
Il nome dell’azienda è, infatti, legato alla presenza nelle vigne di un Cristo ligneo, un ex Voto, di oltre 250 anni, ed è meta quotidiana di un pellegrinaggio di fedeli. Il culmine di questo pellegrinaggio è il 3 maggio quando le vigne dell’azienda vengono letteralmente prese d’assalto da fedeli provenienti da numerose parti non solo della Sicilia. Ma anche nel mese di luglio, tutte le mattina, gruppetti di donne da Campobello di Licata arrivano a piedi per incontrarsi con il Cristo tra le vigne del Baglio. Già questo basterebbe per far capire che siamo di fronte ad un’azienda fuori dai canoni classici. Ma a parte gli elementi religiosi le peculiarità di Cristo di Campobello sono da ascrivere ad una famiglia, i Bonetta, che sta dando un contributo importante alla vitivinicoltura siciliana.
E lo sta facendo con coraggio e originalità. Due caratteristiche che sono elementi cardine di Carmelo Bonetta che assieme al padre Angelo gestisce la realtà agrigentina.
La vigna è vita per Carmelo.
Carmelo è sempre di una schiettezza disarmante, non facile da trovare in molti produttori oggi. “Ho vissuto le varie epoche del vino siciliano – racconta Carmelo – da quella del merlot che si vendeva a 2.000 lire al kg mentre il Nero d’Avola spuntava la miseria di 20 lire al kg. Sento ancora adesso il senso di frustrazione che provavo”. Ma è stata anche quella frustrazione che ha spinto Angelo e i suoi figli a dimostrare che in quest’angolo di Sicilia si potevano realizzare grandi vini, a partire da vitigni autoctoni come il Nero d’Avola e il Grillo.
“È una terra nata per fare grandi vini – evidenzia Carmelo – con caratteristiche se vogliamo anomale rispetto a tanti altri territori vitati della nostra isola, ma più in generale di tutto il nostro Mezzogiorno. Abbiamo, infatti, un clima estremamente ventilato, grandi escursioni termiche, terreni gessosi e ottima situazione idrica. Un mix di fattori ideale per ottenere vini di alto profilo qualitativo”.
Il risultato di questo investimento vitienologico è raccontato nei vini del Cristo di Campobello, a partire dal Lu Patri, un Nero d’Avola che ti fa capire che siamo in uno degli habitat più interessanti della Sicilia per esaltare la personalità di questo vino soprattutto in termini di eleganza e bevibilità.
Di grande spessore il Lalùci, il Grillo più importante dell’azienda, che ti fa comprendere come questa terra rappresenta una culla d’elezione per questo vitigno esaltando le sue caratteristiche aromatiche, dalle note floreali a quelle fruttate (agrumate in primis), ma anche un’intensa mineralità che garantisce una fragranza, freschezza uniche.
Siamo partiti dal Baglio con la luce del tramonto. Una luce unica che raramente ci era capitato di vivere in altre terre del vino.
C’erano delle donne con dei bambini davanti al Cristo.
Torneremo presto.












































