Nel panorama dell’evoluzione dell’enologia italiana un grande ruolo è svolto dalle cantine sociali e cooperative. Ma che cos’è una cantina sociale? È una cantina cooperativa costituita da più soci che conferiscono le uve dei propri vigneti. Se fino a qualche anno fa rappresentavano grandi numeri e poca qualità, oltre a importanti quote di vino sfuso che venivano destinate a tagliare vini più deboli, oggi esse hanno sempre più un ruolo importante. Una rivoluzione partita dalle cantine cooperative del Trentino Alto Adige, che hanno segnato il passo di grandi cambiamenti e soprattutto di successi. Si colloca su questo filone la Cantina di Vicobarone che nasce nel 1960 a Ziano Piacentino, in Val Tidone e che oggi conta 200 soci. Per conoscere meglio la storia dell’evoluzione di questa realtà cooperativa, abbiamo incontrato ed intervistato il responsabile amministrativo Claudio Barocelli.  

Quali sono le novità che contraddistinguono il lavoro della Cantina Vicobarone? 
Sicuramente l’ammodernamento in vari settori della nostra cantina, anche se il cambiamento più importante è avvenuto nel 2017 con l’arrivo di un nuovo enologo. Per l’esattezza, un’enologa, con conoscenze di agronomia e proveniente dal Trentino Alto Adige, ha saputo interpretare i nostri autoctoni creando vini con un’unica chiave di lettura, la “freschezza”. Ha “guardato” la nostra valle, la Valle del Tidone, entrando perfettamente in sinergia e cogliendone le potenzialità. Abbiamo avuto diversi riconoscimenti in questi anni: la Malvasia Frizzante “Sostenibile” è stata premiata come “Miglior vino frizzante d’Italia nella guida 5STARWINES – the book 2017”,  riconfermando lo stesso punteggio anche per l’anno 2018 sempre nella guida di Vinitaly. Sempre nel 2018 sono entrati in guida anche il Gutturnio Classico riserva “Pleione” e l’Ortrugo frizzante, mentre nella stessa guida per l’anno 2019 si è classificata la Colli Piacentini DOC Malvasia ferma “Theta”. La Malvasia Frizzante “sostenibile” ha vinto inoltre la Medaglia d’argento al concorso Mundus Vini 2019. 
Su cosa vi state concentrando? 
Ci stiamo concentrando sulla nostra terra, abbiamo la fortuna di disporre di duecento vigneron che conferiscono uve provenienti dai Colli Piacentini e dall’Oltrepò Pavese. Zone e microclimi decisamente diversi, un territorio variegato che spazia dai 250 ai 450 metri. La scelta ricade su “chi” e su “come” produce ma anche sulla base delle esposizioni dei vigneti, dei suoli e in più in generale sul terroir. Con molta umiltà ambiamo all’altissima qualità. 
Su cosa puntate dopo questi recenti successi? 
Valorizzare i nostri autoctoni è molto interessante per chi lo fa, ma rimangono vini non sempre facili da far percepire al mercato. Noi produciamo Ortrugo, Gutturnio, Malvasia di Candia, quest’ultima non ha più, forse, l’appeal di una volta. Polivalente e fruttata, viene messa in secondo piano dal più gastronomico e autoctono piacentino Ortrugo, che si coniuga bene sia come spumante sia come vino frizzante. Ecco allora manifestarsi il bisogno di vitigni internazionali per entrare più facilmente sul mercato estero. Abbiamo deciso dunque di produrre da quest’anno il Pinot Nero che è stato presentato al mercato durante il Vinitaly. 
Quali, secondo voi, gli eventuali punti di difficoltà? 
La comunicazione, l’informazione: puoi fare il vino più buono del mondo ma se non riesci a comunicarlo i risultati rimangono penalizzanti per chi lo produce, sia da un punto di vista di remunerazione delle uve, sia di trasferimento del reddito sul territorio. 
Qual’è l’importanza di fiere come Prowein e Vinitaly? 
Rimangono un importante momento di incontro con buyer e clienti per programmare impegni futuri, per iniziare eventuali nuove collaborazioni e per fare informazione sulle nostre etichette attraverso show cooking e degustazioni tecniche. Quest’anno abbiamo presentato “Pinot Nero Colli Piacentini”, Pinot Nero in purezza prodotto sui terreni argillosi delle nostre colline.
Quali sono le etichette sulle quali puntate? 
Un’azienda del settore enologico funziona bene se vi sono un paio di etichette “blockbuster” che siano lo zoccolo duro della produzione, necessari per un solido reddito di ingresso, per poi puntare a prodotti differenti, frutto di ulteriore selezione. Possiamo identificarli “in primis” con Gutturnio e Ortrugo, senza dimenticare la Malvasia di Candia di cui abbiamo una buona produzione e che abbiamo coniugato nei modi più interessanti: frizzante, spumante, fermo e passito.