Un viaggio multisensoriale nel cuore della Valpolicella, dove il vino incontra la scultura cosmica di Federico Ferrarini. Con la mostra “Transitum Frugum”, Farina Wines inaugura un nuovo capitolo di Art Ferment, trasformando la cantina in uno spazio di collezionismo d’impresa. Un’esperienza immersiva tra marmo, fermentazione e arte contemporanea che ridefinisce il legame tra territorio e creatività.
C’è un momento, varcando la soglia della corte cinquecentesca (l’edificio principale, ex casa patriarcale, risale al XVI secolo) di Farina Wines, in cui si percepisce che il vino non è l’unico protagonista della serata. L’aria porta con sé un’energia diversa: quella di un dialogo che, dopo anni di corteggiamento, si è trasformato in un matrimonio tra enologia e arte contemporanea.
Ero presente al debutto di “Transitum Frugum, l’antico patto”, la mostra personale di Federico Ferrarini che segna una svolta per la cantina di Pedemonte. Non si è trattato di un semplice vernissage, ma dell’atto di nascita di una visione ambiziosa: l’evoluzione di Art Ferment da progetto espositivo temporaneo a vera e propria collezione privata d’impresa. La liaison tra vino e arte sta compiendo un salto di qualità, spostandosi dall’evento estetico al collezionismo strategico, capace di cristallizzare i valori di un brand in opere d’arte permanenti.
Il marmo si fa spirito
Camminando tra le barrique e i moderni tulipe in cemento, l’impatto con le opere di Ferrarini è magnetico. L’artista veronese, rappresentato dalla KROMYA Art Gallery, ha saputo interpretare la monumentalità della cantina con una selezione di venti opere che sembrano nate dal suolo stesso della Valpolicella. Il legame è la materia: il marmo Botticino e il marmo Verona.
Mi sono soffermato a lungo davanti a Kroll, un’installazione site-specific che reinterpreta un “buco nero cosmico”. È un’opera che gioca con l’ambiguità percettiva: un vuoto che attrae, simile al mistero della fermentazione che avviene pochi metri più in là.
Ferrarini trasfigura la pietra in forme astrali, quasi organiche. In Stonestar Transitum Frugum, ad esempio, il marmo sembra perdere la sua pesantezza per farsi ala, mentre nelle spirali di Stonestar la luce danza sulla superficie lapidea rivelando geometrie inattese.
La cantina come luogo di fermento culturale
Il titolo della mostra racchiude l’essenza della ricerca: Transitus come passaggio irreversibile, e Frugum come frutto della terra manipolato dall’ingegno umano. È la stessa metamorfosi che subisce l’uva per divenire vino. Questo parallelismo tra natura e intervento umano è ciò che rende il percorso espositivo (aperto fino al 15 settembre 2026) un itinerario multisensoriale autentico.
Elena Farina, rappresentante della quarta generazione, ha raccontato con orgoglio come la cantina – che ha accolto oltre 10.000 visitatori nel 2025 – stia oggi diventando un luogo di “fermento culturale”. Da quest’anno, infatti, il format prevede la selezione semestrale di un artista e l’acquisizione di un’opera per ogni edizione, dando vita a un patrimonio identitario che arricchisce la tradizione vitivinicola centenaria dell’azienda.
Oltre la degustazione: l’avanguardia dell’enoturismo
Ciò che colpisce di questo nuovo corso è la naturalezza con cui l’arte si integra nel processo produttivo. Le opere pittoriche come Fecundatio e Monolith Planet non sono “appese” alle pareti, ma dialogano con i Clayver in grès ceramico (innovativi contenitori sferici o oblunghi, brevettati per la vinificazione, l’affinamento e la conservazione del vino) e il silenzio della barricaia. L’accoglienza, che parte dalla scultura Libri di Piombo di Anselm Kiefer nella corte esterna, prosegue all’interno in un crescendo che culmina nel suggestivo “Salone delle botti”.
Per chi cerca qualcosa di più di un semplice calice, l’Art Ferment Wine Tour (che permette di visitare l’esposizione insieme all’artista) rappresenta oggi l’avanguardia dell’enoturismo: un’occasione per capire che, in fondo, il vino e l’arte condividono lo stesso segreto: sono entrambi tentativi umani di fermare il tempo e celebrare la bellezza della terra.
Farina Wines non sta solo producendo grandi vini; sta scrivendo un nuovo capitolo della cultura del territorio, dimostrando che la tradizione evolve solo quando si ha il coraggio di guardare oltre, abbracciando il cambiamento.

Punti chiave:
- Evoluzione di Art Ferment: il progetto giunge al quarto anno e si trasforma da rassegna temporanea a percorso di collezionismo d’impresa, con l’acquisizione semestrale di un’opera.
- Dialogo materico: la mostra “Transitum Frugum” mette in relazione l’eccellenza del vino con la monumentalità del marmo Botticino e Verona.
- Ricerca di Federico Ferrarini: l’artista veronese esplora il rapporto tra spazio e tempo, utilizzando il concetto di “Stargate” come portale tra dimensione naturale e cosmica.
- Percorso espositivo immersivo: venti opere, tra cui l’installazione site-specific Kroll, sono integrate tra la Wine Boutique, la barricaia e il Salone delle botti.
- Esperienza enoturistica: la mostra arricchisce l’accoglienza in cantina fino al 15 settembre 2026, offrendo tour esclusivi in compagnia dell’artista.















































