Ci eravamo già soffermati in passato a parlare della Brexit e dei suoi effetti per il mercato di esportazione del vino italiano (potete trovare l’articolo qui) ma cosa è cambiato ad oggi?
Agrifood Monitor di Nomisma e Crif, sono emersi dati importanti e significativi per il comparto, utili per fare il punto rispetto al ruolo del nostro sistema agroalimentare e i rischi per esso dopo la Brexit.
Facciamo un passo indietro e focalizziamoci sul visualizzare il mercato inglese nella situazione odierna. Con un valore superiore ai 3 miliardi di euro, il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l’export agroalimentare italiano, ma il primo per Prosecco (4 bottiglie su 10 esportate finiscono in questo Paese), pelati e polpe di pomodoro (20% dell’export a valore). Svalutazione della sterlina e tutela delle indicazioni geografiche rappresentano le grandi incognite collegate alla Brexit, alla luce della “sensibilità” delle nostre esportazioni al tasso di cambio e del fatto che quasi un terzo delle vendite di food&beverage “Made in Italy” sul mercato britannico riguardano prodotti Dop/Igp.
Facciamo un passo indietro e focalizziamoci sul visualizzare il mercato inglese nella situazione odierna. Con un valore superiore ai 3 miliardi di euro, il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l’export agroalimentare italiano, ma il primo per Prosecco (4 bottiglie su 10 esportate finiscono in questo Paese), pelati e polpe di pomodoro (20% dell’export a valore). Svalutazione della sterlina e tutela delle indicazioni geografiche rappresentano le grandi incognite collegate alla Brexit, alla luce della “sensibilità” delle nostre esportazioni al tasso di cambio e del fatto che quasi un terzo delle vendite di food&beverage “Made in Italy” sul mercato britannico riguardano prodotti Dop/Igp.
l’Italia figura come il sesto fornitore, con una quota a valore vicina al 6% dell’import britannico.
Questi importanti numeri invitano a prestare attenzione all’evolversi nel negoziato in corso tra Ue e Uk, anche perché da come saranno definiti gli accordi di uscita (e da come questi impatteranno sulla tenuta del potere di acquisto degli inglesi e sul sistema della tutela delle denominazioni di origine) non dipende solo il futuro di alcuni tra i principali prodotti del food&beverage italiano ma anche delle economie locali collegate. Un esempio? Per tre regioni italiane (Campania, Veneto e Basilicata), il Regno Unito arriva a pesare fino al 15% sull’export agroalimentare regionale.
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