Casale del Giglio, una realtà dagli obiettivi ambiziosi, ma sempre orientati a garantire il meglio per le generazioni che verranno. Questa la forza motrice di questa realtà dell’Agro Pontino, a sud della Capitale, una realtà che fonda le proprie radici sui valori familiari trasmessi di generazione in generazione, fino ad arrivare ad oggi, con obiettivi sinceri ed un percorso avviato di produzione ecosostenibile, che rende il terreno e il suo ecosistema veri protagonisti dell’attività aziendale.
Abbiamo intervistato Antonio Santarelli, titolare di Casale Del Giglio, che ci ha raccontato l’azienda in tutte le sue sfaccettature, senza mai dimenticare la storia da cui proviene.
Quando e come è nata Casale del Giglio?
Casale del Giglio è stata fondata nel 1967 da Berardino Santarelli, originario di Amatrice, e si trova nell’Agro Pontino in località Le Ferriere, a circa 50 km a sud di Roma. Questo territorio, rappresentava, rispetto ad altre zone del Lazio e di altre regioni d’Italia, un ambiente tutto da esplorare dal punto di vista vitivinicolo.
Per questa ragione nel 1985 si diede vita al progetto di ricerca e sviluppo “Casale del Giglio”, autorizzato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio e al quale ha dato impulso determinante il nostro direttore tecnico Paolo Tiefenthaler.
Ad oggi Casale del Giglio ha provveduto a riconvertire a filare tutti i suoi 160 ettari di vigneto e ad introdurre nuove varietà caratterizzate dall’alto grado di interazione qualitativa con il Territorio.
Qual è la vostra filosofia aziendale?
Dopo tanti anni di ricerca mirata a trovare vitigni che dessero il meglio dell’Agro Pontino e tecniche di vinificazione atte a preservare il massimo del potenziale qualitativo derivante dalle nostre uve, abbiamo dato vita da qualche anno, ad un nuovo progetto rivolto al territorio ed all’ambiente. Casale del Giglio ha intrapreso un percorso di “produzione ecosostenibile” dove il terreno, le piante e tutto l’ecosistema sono i veri obiettivi del progetto prospettando uno sviluppo tecnico economico che sia in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere alle generazioni future la possibilità di soddisfare i propri.
Citando una frase di Oscar Wilde “La gente conosce il prezzo di tutte le cose, ma non conosce il valore di nessuna”, noi siamo consapevoli del grande valore della nostra terra.
Qual è il vostro vino più rappresentativo?
Anthium Bellone, un vitigno di origini antichissime, diffuso nel Lazio già in epoca romana e citato da Plinio come “uva pantastica”.
Nasce nella zona di Anzio da un vecchio vigneto franco di piede (viti senza portainnesto) dove, grazie alla natura del suolo, la filossera non è riuscita a diffondersi. L’età delle viti (più di 60 anni), l’influenza diretta del mare, la natura sabbiosa del suolo fanno sì che questa piccola zona sia unica per la produzione del Bellone, potendo parlare di specifico “Terroir” ovvero di perfetta simbiosi fra vitigno, suolo, clima e tradizione, veri cardini per produrre un grande vino.
Se un wine lover straniero oggi Le chiedesse di dirgli chi è Casale del Giglio in poche parole…
Casale del Giglio è un’azienda che ha creduto nell’alto potenziale del territorio dell’Agro Pontino. Attraverso un complesso progetto di ricerca e sperimentazione è riuscita ad individuarlo ed a concretizzarlo attraverso la peculiare somma dei propri vini.
Che percentuale fate di export e in quali mercati siete presenti?
L’export rappresenta oggi il 10% del fatturato. Siamo presenti in più di trenta paesi tra cui U.S.A., Canada, Giappone, Svizzera, Germania, Danimarca, Australia…
Nuovi progetti per il 2018?
Vorremmo proseguire nel progetto degli autoctoni di nicchia coma la Biancolella dell’Isola di Ponza ed il Pecorino di Accumoli ed Amatrice, cratere del terremoto del 2016, ed intensificare la presenza della Casale del Giglio nei mercati internazionali.













































