“Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno in tutta la tua vita”. Lo disse Confucio e anche nel mondo del vino, riteniamo sia una grande verità.
La passione prima di tutto e, cosa più importante, l’entusiasmo. Queste sono le sensazioni che rimangono dopo una chiacchierata con
Nino Cambria, titolare dell’omonima azienda Cambria e fiero produttore di un vitigno storico poco conosciuto, ma dalle grandissime potenzialità. Ma per fare questo mestiere la sola passione non basta, ci vogliono intuito e coraggio di sperimentare (e sperimentarsi). È proprio questo che ha fatto la differenza per l’azienda Cambria, attiva dal 1864, che non ha campato di rendita ma ha saputo innovarsi e riscoprirsi là dove molti spesso non guardano: le proprie origini.

Nocera è un vitigno del quale però non si conosce l’esatta data di nascita, ci è solo dato sapere che già Giulio Cesare ne amasse particolarmente il gusto. Ma l’avventura del Nocera riscoperto di Cambria parte tredici anni fa, nel 2005, fra i filari di vitigni nella provincia messinese, precisamente a Furnari, nel cuore del Mamentino.
Ci racconta Nino che all’epoca, nella sua tenuta di Mastro Nicola (dove oggi si produce l’omonimo vino, gran cru delle colline furnaresi) c’erano ettari di vari vitigni di Nero D’avola, Perricone, Mascalese, e ovviamente Nocera mischiati fra loro.

“Mi è sempre piaciuto girare tra i filari ed assaggiare l’uva passeggiando e, nemmeno a farlo apposta, per svariate volte mi capitava di assaggiare sempre la stessa pianta fra tutte quelle disposte a caso sul territorio” ci spiega.
Forse il destino, forse semplicemente uno spiccato intuito, ma qualcosa lo ha spinto a cambiare totalmente le scelte aziendali.
“Era tempo di reimpiantare, quindi ho pensato: perché non fare del Nocera un protagonista assoluto della nostra produzione? Il gusto dell’uva era unico, inconfondibile, troppo intenso per non essere reso vino. Fino ad allora veniva inserito insieme ad altre varietà, come il Syrah o il Nero D’Avola, ma in percentuali sempre basse, al massimo al 10%. Perché quindi non provare a produrlo al 100% in purezza? Fu un azzardo, nessuno lo aveva tentato prima, ma si rivelò una scoperta vincente.” 

La scelta venne presa davvero di petto, anzi di cuore, totalmente controcorrente, rischiosa ma evidentemente guidata dall’amore per la propria terra. Un esempio di quella che deve essere la passione per i propri prodotti, passione che emerge dalla voce ridente di Nino, dalle note di emozioni che si percepiscono quando racconta la sua storia, ogni volta senza perdere l’intensità, e che si rispecchia nei bilanci, positivi ma attenti poiché la filosofia dell’azienda è determinate: si punta solo all’altissima qualità, nel prodotto, nel know-how, negli impianti e nelle forniture.
Addentrandoci a livello più tecnico, Nocera è particolare, tutto da conoscere. Nonostante sia un rosso, ha un’acidità totale alta ed anche una gradazione alcolica alta, è quindi un vino molto longevo, bevibile anche dopo 40 anni. Inoltre, Nocera ha 5 punti di colore in più rispetto ai rossi importanti, il che ha reso una sfida non da poco la produzione di un rosé spumante brut partendo da questo vitigno. Ma Cambria non si è fermata, e ha presentato a Vinitaly anche un Passito di Nocera, prodotto grazie alle bucce, molto spesse, che consentono l’appassimento in pianta fino a novembre, per poi vinificare a marzo.

Una serie di scelte che hanno portato all’azienda un grande successo, tanto che ad oggi la produzione di Nocera, rispetto alle altre varietà si attesta quasi al 50% e non sembra fermarsi. “Da poco sono sul mercato italiano e l’export va a gonfie vele, al 75% sui mercati internazionali di Cina, Giappone, Russia, Stati Uniti, Brasile e in alcune parti d’Europa” dice Nino.

Il successo sicuramente è dettato, lo ripetiamo, in parte dal grande amore che Nino Cambria prova per il vitigno di sua riscoperta e riteniamo sia un buon esempio per tutti i produttori che non smettono di credere nei propri progetti e fanno del proprio lavoro una fonte di guadagno ma soprattutto di felicità.