Perché il mercato accolga un prodotto non basta rispondere alle sue richieste, occorre anticipare i tempi e guardare avanti. Questo lo spirito con cui Enartis, azienda leader nella fornitura di prodotti enologici, approccia i mercati nel mondo in cui è presente ormai da più di 15 anni.
Francesco Bergaglio, business director di Enartis, ci racconta come questa azienda, che fa dell’innovazione e della sostenibilità i cavalli di battaglia, cerchi di essere una presenza certa per i propri clienti, per fare in modo che questi affrontino i mercati internazionali nel migliore dei modi.
Cos’è Enartis e quando è nata?
Enartis è una società di fornitura di prodotti enologici, in particolare coadiuvanti e additivi enologici alle cantine e alle aziende vinicole. Affiancando il processo di vinificazione, affinamento e imbottigliamento dei prodotti della propria clientela, si impegna per operare, attraverso filiali dirette e/o distributori in tutti i paesi del mondo, nella totale qualità e sicurezza dei propri servizi. Enartis come brand enologico nasce nel 2003 ed è l’emanazione enologica di “Esseco”, società nata nel 1920.
Fornite principalmente aziende italiane?
No, siamo equamente ripartiti in molti Paesi al mondo. L’Italia chiaramente rappresenta la presenza più longeva, ma nel 2005 ha preso corpo il progetto di internazionalizzazione e da allora abbiamo sviluppato la nostra presenza in molti Paesi. Oggi il peso dell’Italia rispetto al resto del mondo è di circa il 25-30%, un terzo del nostro giro di affari.
Qual è il prodotto che proponete che meglio rappresenta il marchio Enartis?
Nel 2017 abbiamo lanciato “Zenit”, i nostri formulati a base di poliaspartato di potassio, che penso sintetizzino bene le caratteristiche e il DNA di Enartis, che è innovazione, sostenibilità, e facilità di applicazione e di valutazione dei risultati.
Se dovessi definire l’azienda con un aggettivo o con una frase…
Noi ci definiamo “sempre un passo avanti”. Da sempre cerchiamo di anticipare i tempi e precorrere le esigenze del mercato per dare nuove opportunità ai nostri clienti.
Qual è, secondo Lei, in questo momento l’esigenza maggiore per le aziende vinicole da un punto di vista vitienologico?
Oggi le parole chiave sono responsabilità, sostenibilità e durabilità. Cerchiamo di dare degli strumenti facilmente misurabili affinché le produzioni dei nostri clienti vengono messe sul mercato con queste caratteristiche.
Biologico: qual è la vostra posizione a riguardo?
Siamo sicuramente attenti a quello che, secondo noi, è un processo avviato e si consoliderà sempre più. Mi permetto di fare una piccola polemica agli organi che governano le norme sul biologico, in quanto credo siano troppo lenti nel recepire le innovazioni a loro favore. Ad esempio, parlando di molecole, oggi ci sono a disposizione delle molecole di carattere naturale, come il chitosano o il poliaspartato, le quali darebbero dei vantaggi competitivi ai produttori biologici, ma purtroppo le normative bio ancora non hanno recepito tutto questo.
Dal Suo osservatorio come se la stanno cavando i vini italiani nel mondo?
Per dirla con una canzone “Bene, ma non benissimo”. Purtroppo oggi la qualità intrinseca di un vino viene data per scontata a livello mondiale. Noi italiani non dobbiamo sederci sui nostri meriti, sulle quote di mercato che abbiamo ottenuto, ma guardare con attenzione i nostri vicini, ad esempio la Spagna che ha fatto passi da gigante in questi mesi, con rapporti qualità prezzo davvero interessanti. Non dobbiamo abusare della fortuna di cui gode il “made in Italy”.
Il vostro settore è un ambito molto tecnico e richiede conoscenze che devono stare al passo con l’innovazione…
Certo, vanno di pari passo con quelle che sono le anticipazioni del mercato. Inoltre, secondo me, oltre alle conoscenze, la capacità di fare squadra e di fare un marketing moderno e adeguato è ciò che farà fare la differenza al nostro settore. Importante è la formazione delle persone, bisogna cercare di evitare le avventure ma arrivare sul mercato preparati e con tutte le armi giuste al posto giusto.
Quindi il vostro lavoro consiste nel percepire quale vento sta cambiando?
Sì, dobbiamo anticipare i trend e arrivare a vele già spiegate. Il nostro obiettivo è dare all’azienda delle risposte che siano in linea con le esigenze del mercato.
Qual è la parte più difficile del vostro lavoro?
Guadagnare la fiducia del nostro interlocutore. Quando il produttore ci richiama perché vuole sviluppare nuovi prodotti, allora lì si è realizzato il nostro obbiettivo.













































