A Vinitaly 2025 la sostenibilità è protagonista, ma va oltre il biologico. Tra vigneti intelligenti, bilanci ambientali, inclusione sociale e tecnologia, le aziende vitivinicole italiane raccontano un impegno concreto e sfaccettato. Dal vetro alle vinacce, ogni scelta è parte di una visione strategica che punta alla coerenza tra terra, impresa e calice.
Potrebbe essere questo lo slogan non ufficiale di Vinitaly 2025 parlando di sostenibilità.
Ma cosa significa davvero questo termine nel mondo del vino? Teletrasportandoci tra padiglioni e stand, la domanda torna di continuo, insieme alla consapevolezza che non esiste una risposta semplice, né univoca.
Il tema è sfaccettato, a tratti sfuggente, e spesso troppo legato a narrazioni che puntano più all’immagine che alla sostanza. Eliminare la plastica o ridurre l’uso della chimica in vigna possono sembrare concetti anacronistici, ma restano traguardi concreti per molte realtà vinicole. Per molti fattori: dal clima che cambia, dalla pressione dei costi, dalle sfide logistiche e produttive.
Oggi la sostenibilità non è solo una scelta etica; è una necessità. E proprio per questo, non basta più sventolarla come uno slogan. Serve andare oltre la superficie, ascoltare chi la pratica ogni giorno, e capire se, e come, la sostenibilità si possa davvero leggere in un bicchiere di vino.
Oltre il biologico
In questo Vinitaly 2025, fortunatamente, abbiamo molti riscontri positivi, anche se sembra essere sinonimo di biologico. E viceversa. Paradossalmente, risultano più credibili quei produttori che da anni lavorano in equilibrio con la natura, senza sentirsi obbligati a esibire bollini verdi.
“Preferiamo ridurre la chimica, piuttosto che dover usare più trattamenti a base di metalli pesanti. Per questo non consideriamo il biologico come la via più naturale o sostenibile”, afferma Innocente Nardi, proprietario dell’azienda La Farra.
Anche Alberto Colombo, amministratore delegato di Vallepicciola, condivide lo scetticismo: “Il rischio del biologico è proprio questo: che autorizzando l’uso del rame, si aumentino i trattamenti e si perda l’equilibrio con l’ambiente.”
A questa visione si aggiunge l’esperienza di Furio Battelini, direttore di produzione della Cantina Riva, che da anni lavora per valorizzare la biodiversità delle proprie vigne e gestire in modo equilibrato la difesa fitosanitaria. “Usiamo solo il minimo indispensabile. Non siamo interessati a un approccio dogmatico, ma a un’agricoltura concreta, che abbia rispetto del territorio.”
Un approccio sistemico
Ma la sostenibilità va e deve andare anche oltre la vigna. È un approccio che coinvolge ogni aspetto dell’azienda: dalla gestione delle risorse, all’impatto sociale, fino alla cura del capitale umano. “Nel nostro bilancio, abbiamo una voce dedicata alla sostenibilità: consumi energetici, emissioni, trasporti condivisi, tutela del personale. Anche l’acqua piovana la recuperiamo e la depuriamo con sistemi naturali”, sottolinea Colombo (Vallepicciola).
Nardi (La Farra), invece, punta anche sull’impatto sociale: “Facciamo parte del progetto ‘La Rete’, che coinvolge cantine solidali impegnate nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità. Un modo concreto per restituire valore alla comunità.”
Tecnologia e innovazione
C’è poi la visione a lungo termine, quella che guarda ai giovani, alla trasmissione culturale: “Per noi sostenibilità è anche creare un ponte con le nuove generazioni. Organizziamo eventi in vigna, investiamo nei giovani, trasmettiamo la nostra filosofia in modo semplice, diretto”, racconta Simone Cecchetto, proprietario di Ca’ di Rajo.
Accanto all’impegno umano, la sostenibilità passa anche dall’innovazione tecnica e digitale. Anche l’intelligenza artificiale entra in vigna. “Utilizziamo una potatrice gestita interamente dall’intelligenza artificiale. È stato un grande investimento in termini economici, ma la resa è perfetta: la macchina riconosce il tralcio da tagliare e interviene con precisione. Su 40 ettari significa risparmiare operatori in loco che posso essere specializzati in mansioni più qualificate”, continua Cecchetto (Ca’ di Rajo).
Infatti, non c’è sostenibilità senza innovazione. E il digitale è sempre più protagonista nel guidare pratiche virtuose. “Abbiamo installato centraline meteo in vigna, grazie a un progetto del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Rilevano umidità, temperatura, pioggia e altri fattori per guidare trattamenti solo quando e dove servono”, spiega Edoardo Mottini Jacorossi, CEO di Talosa.
Mirco Balliana, enologo di Andreola, punta sull’efficienza produttiva: “Nei nostri impianti abbiamo un sistema autopulente per le vasche. Così riduciamo drasticamente il consumo d’acqua e anche l’intervento umano.”
Dati e prospettive
Secondo il Ministero dell’Ambiente, oggi in Italia oltre 50.000 ettari di vigneti sono certificati VIVA, e più di 5 milioni di bottiglie portano il logo del programma, a testimonianza di un percorso concreto intrapreso dalle aziende vitivinicole.
“Siamo certificati VIVA da cinque anni. È ben vista per mercati come Canada o Scandinavia, ma non basta per conquistare i giovani. Prima di tutto, il vino deve emozionare”, commenta Colombo (Vallepicciola).
La sostenibilità è fatta anche di scelte quotidiane, piccole ma significative: packaging, trasporti e consumi. “Abbiamo installato pannelli fotovoltaici, sostituito l’illuminazione con LED e acquistato ettari di bosco per compensare le emissioni prodotte dalla lavorazione in cantina”, racconta Nardi (La Farra).
“Produciamo mezzo megawatt da fonti rinnovabili, e ne stiamo aggiungendo un altro. Questo ci permette già di efficientare due dei nostri siti. Mentre i reflui li depuriamo e li riutilizziamo in vigneto”, aggiunge Cecchetto (Ca’ di Rajo).
Balliana (Andreola) precisa: “Abbiamo alleggerito le capsule, ma non le bottiglie: per uno spumante, la resistenza del vetro resta fondamentale. Inoltre, abbiamo installato pannelli che ci consentono di essere autonomi al 65-70% e, grazie a una partnership, sfruttiamo i sottoprodotti come le vinacce per produrre biogas e una sorta di pellettato che utilizziamo come ammendante nelle vigne.”
Secondo uno studio del Censis, il 63% degli italiani consuma vino biologico, con percentuali ancora più alte tra i giovani (73%) e gli adulti sotto i 45 anni (64%). Una domanda che cresce, ma che richiede anche trasparenza, coerenza e tracciabilità.
Non a caso, progetti che puntano al QR code in etichetta o alla blockchain si stanno diffondendo in molte regioni. Come confermano Rita Caporaso e Luana Maio del Consorzio Sannio, primo d’Italia ad avere il contrassegno ambientale su tutte le bottiglie, che ha puntato tutto sulla tracciabilità dalla vigna al calice.
“Il nostro progetto pilota di sostenibilità è partito a Dicembre e coinvolge 5 aziende delle 100 consorziate, interamente pagato dal Consorzio per il primo anno. Il tutto è visibile dal cliente tramite un QR code in etichetta, e grazie a questo abbiamo notato anche un aumento delle vendite. Entro fine anno pubblicheremo un manuale di sostenibilità condivisa. L’obiettivo è che sempre più aziende possano farne parte.”
Una leva per il futuro
Anche sul piano economico, la sostenibilità si conferma leva strategica. Secondo il Rapporto ISMEA-Qualivita 2024, il valore della produzione di vini DOP e IGP in Italia ha raggiunto gli 11 miliardi di euro, a conferma della centralità del settore. Il report evidenzia come le aziende che investono in pratiche sostenibili e nella gestione integrata della filiera siano più competitive e resilienti, soprattutto sui mercati esteri e tra i consumatori più attenti.
C’è poi chi lavora sulla biodiversità come Serena Gusmeri, enologa di Montefili: “Abbiamo più di 50 tipologie di fiori nei nostri vigneti e moltissimi insetti che vogliamo studiare. Vogliamo produrre vini che evolvono con il tempo e con il territorio.”
La sostenibilità relativa alla terra può e deve essere praticata da tutti. Il quadro che emerge è chiaro: se la sostenibilità è stata una delle parole più pronunciate a Vinitaly 2025, almeno stavolta non è rimasta vuota.
Dietro lo storytelling, molte aziende stanno costruendo contenuti, innovazioni, visioni. La sfida, adesso, è non fermarsi al linguaggio, ma farne cultura d’impresa.
Perché nel vino, più che in altri settori, le parole devono trovare conferma nella terra. E nel calice. E il mercato, finalmente, sembra pronto ad ascoltarle.
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Punti chiave
- Sostenibilità, vino e innovazione sono il filo conduttore delle strategie presentate a Vinitaly 2025.
- Il biologico non è l’unica via alla sostenibilità, servono equilibrio, consapevolezza e approccio integrato.
- Investire in tecnologia, tracciabilità e digitalizzazione rafforza la competitività delle aziende sui mercati.
- Le pratiche green, dalla gestione idrica alla biodiversità, diventano cultura d’impresa.
- Il mercato premia chi integra etica, efficienza e storytelling autentico nella filiera del vino.












































