Il 17 giugno scorso è stata presentata nello straordinario MUSE di Trento la seconda edizione del “Bilancio di sostenibilità” del Consorzio di tutela vini del Trentino.

Ho letto con attenzione il bilancio e l’ho apprezzato molto per due principali ragioni:

  • spiega con chiarezza l’impegno concreto delle imprese vitivinicole trentine sul fronte della sostenibilità;
  • presenta una fotografia trasparente dell’attuale assetto della vitivinicoltura trentina a partire dai numeri.

Va sottolineato, inoltre, come il Bilancio presenta dati oggettivi, frutto della collaborazione con le Cantine socie del Consorzio e, in particolare, con le 23 realtà (16 cooperative e 7 private) che rappresentano il 97% della superficie viticola trentina. Un dato che evidenzia da un lato la grande concentrazione della produzione vitivinicola in poche realtà e dall’altro la polverizzazione del tessuto produttivo. Va infatti considerato come delle 170 imprese vitivinicole trentine (tra le quali 16 realtà cooperative) solo l’1,6% ha una superficie superiore ai 10 ettari, mentre il 56% delle aziende ha una superficie sotto l’ettaro. Sempre in questa direzione va sottolineato come il 47,3% delle cantine trentine produce tra i 100 e i 1.000 hl di vino all’anno e sono solo 8 quelle che superano i 50.000 hl e solo 1 i 100.000 hl.

In sostanza, le imprese agricole vinificatrici rappresentano l’89,9% del totale delle aziende trentine ma meno del 6% in termini di produzione. Mentre le cooperative (8,8%) detengono l’85% della produzione (il restante 9% è prodotto dal settore del commercio-industria).

Il Bilancio pertanto offre una fotografia nitida del comparto vitivinicolo trentino e questo rappresenta un pre-requisito fondamentale per essere credibili sul tema della sostenibilità raccontando la propria realtà produttiva senza omissioni.

Sempre sul fronte dei dati, sono circa 10.200 gli ettari vitati del Trentino, pari all’1,6% della superficie viticola nazionale. Una superficie non elevatissima ma caratterizzata da una forte eterogeneità che fa del Trentino una sorta di piccolo continente enologico.

Un’eterogeneità che si manifesta sia nelle tante diverse condizioni pedo-climatiche dei territori produttivi trentini – dalla Valle dei Laghi alla Val di Cembra passando dalla Piana Rotaliana – ma anche dalla ricchissima base ampelografica dove è tutt’oggi il Pinot Grigio il principale protagonista rappresentando quasi il 30% delle varietà coltivate in provincia.

Al secondo posto un’altra varietà internazionale, lo Chardonnay che rappresenta il 27% del totale. Se a queste prime due aggiungiamo il Muller Thurgau, con quasi il 9%, possiamo affermare che circa il 65% del vigneto trentino è basato su tre varietà internazionali che però in quest’area vitivinicola hanno trovato un habitat assolutamente vocato per l’espressione delle loro migliori caratteristiche. 

Un’area dove l’altitudine gioca un ruolo importante dal momento che i vigneti trentini sono ubicati in una fascia tra i 200 e i 1.000 metri di quota (il vigneto più elevato è collocato a 1.044 m slm) e questo è un fattore decisamente positivo che limita o comunque ridimensiona l’impatto delle mutazioni climatiche.

Altra caratteristica importante della vitivinicoltura trentina è il sistema di allevamento tutt’oggi in gran parte rappresentato dalla “pergola trentina”.

Passando al tema specifico della sostenibilità, altra peculiarità importante del Bilancio del Consorzio vini del Trentino è stato quello di rivolgersi a tutti gli stakeholder coinvolti a vari livelli su questa tematica.

Oltre infatti ai protagonisti nella produzione vitivinicola (le cantine associate, le aziende agricole e i viticoltori), sono stati coinvolti nella realizzazione del Bilancio tutti i soggetti impegnati a vari livelli nell’ambito della sfera economica, ambientale e sociale (Provincia autonoma di Trento, Federazione Trentina della Cooperazione, Masaf, Consorzio dei Comuni Trentini e comunità locale, nonché tutte le associazioni di categoria, gli enti di ricerca, la Camera di commercio e gli Istituti di credito e assicurativi), compresi anche un panel di media e consumatori finali. Tutti soggetti ai quali è stato sottoposto un impegnativo questionario che ha abbracciato ben 18 temi inerenti la sostenibilità e che ha consentito la selezione di 8 tematiche materiali che sono state oggetto della redazione del Bilancio del Consorzio:

  1. Valore per i soci, per il vino trentino e le sue denominazioni tutelate,
  2. Rafforzare l’identità e l’immagine della viticoltura trentina,
  3. Garantire la qualità e la sicurezza delle produzioni vitivinicole e delle denominazioni,
  4. Monitorare, gestire e ridurre l’uso dei fitofarmaci in viticoltura,
  5. Promuovere l’uso razionale della risorsa idrica presso gli associati e le aziende agricole,
  6. Informare, sensibilizzare, comunicare ai consumatori il valore del vino,
  7. Innovare la filiera vitivinicola attraverso l’assistenza tecnica e la formazione,
  8. Aumentare la resilienza del sistema agricolo nei confronti del cambiamento climatico.

Un lavoro vastissimo “che però oggi pone il sistema vitivinicolo trentino all’avanguardia sul fronte della sostenibilità rappresentando un esempio virtuoso prezioso per la crescita sostenibile anche di altri territori produttivi del nostro Paese”.

Va assolutamente evidenziato, infatti, come il Trentino sia il leader assoluto in Italia nell’adesione al Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI) con quasi tutte le aziende viticole certificate (nel 2022 erano ben 5.457) e una superficie coinvolta dell’80%.

Importante a quest’ultimo riguardo l’endorsement di Giuseppe Ciotti, Funzionario della Direzione Generale dello Sviluppo Rurale MASAF, che è intervenuto alla presentazione del Bilancio: “Un conto sono le pratiche sostenibili, un conto è il concetto di sostenibilità che va ricondotto ad un modello di sviluppo molto complesso e che possiamo inquadrare con questo secondo Bilancio di Sostenibilità. L’elemento che fa la differenza è il coinvolgimento delle realtà produttive sul territorio. La sostenibilità non può essere garantita dalla singola azienda, ma riguarda il coinvolgimento di circa l’80% della superficie vitata del Consorzio nella certificazione SQNPI. Questa è una garanzia per salvaguardare aspetti che vanno oltre la tutela ambientale,  coinvolgendo la componente sociale che è parte integrante del tessuto economico”.