La storia della Cantina Sociale di Trento, negli oltre 60 anni della sua vita, è contrassegnata da continuità, sviluppo dimensionale e crescente rappresentatività per il territorio: dal 1956, quando i primi 11 soci siglarono il patto notarile che dette vita alla Cantina Sociale, fino ad oggi, con i suoi 400 conferitori, 700 ettari di vigneto, di cui il 20% oltre i 500 metri sul livello del mare. Una presenza multicanale nei principali mercati, per un totale di circa 6 milioni di bottiglie commercializzate; una continuità che, da sempre, caratterizza anche la governance dell’azienda, e che, anzi, vede nella stabilità dei suoi vertici uno degli ingredienti essenziali del suo successo. E’ in questo contesto che, nel gennaio 2021, la Cantina ha vissuto un momento di importante avvicendamento nella sua carica più alta, nominando Presidente l’avvocato Carlo Pompeati Marchetti, giovane e capace imprenditore al quale lasciamo esprimere una riflessione sui risultati recenti della cooperativa:
L’assemblea generale dei soci della Cantina Sociale di Trento dello scorso dicembre ha approvato la modifica della ragione sociale che diviene, ritornando semplicemente alle proprie origini, Cantina Sociale di Trento, ‘perdendo’ così il termine Le Meridiane, aggiunto nel corso degli anni ’80 ed affine ad alcuni progetti di natura commerciale, ormai non più rappresentativi la missione ‘sociale’ aziendale.
L’assemblea ha poi trattato i contenuti del positivo bilancio di esercizio che liquida l’uva della vendemmia 2020 a circa 140 euro di media al quintale (con una plv per ettaro, in crescita del 27% sull’anno precedente), rendiconta una posizione finanziaria netta lusinghiera ed un utile di oltre il milione di euro, accantonato in vista di investimenti futuri, orientati alla produzione del Trento doc. L’andamento commerciale ha risentito della straordinaria dinamica affermatasi durante i vari lockdown, che hanno favorito il consumo entro casa e quindi le vendite e gli operatori già presenti nel canale moderno.
L’assemblea è stata anche l’occasione per trattare i temi della salubrità delle produzioni e della sostenibilità ambientale, che oggi coinvolgono sempre più la Cantina nel proprio operare.
Il momento recente più significativo della storia di Cantina Sociale di Trento è certamente rappresentato, nell’agosto del 2018, dall’incorporazione della Concilio SpA, storica cantina trentina, fondata nel 1860, che da anni svolgeva l’attività di commercializzazione per Cantina di Trento; di fatto con questa integrazione di filiera la cooperativa si è garantita una presenza che oggi va dal vigneto fino al mercato.
Presidente, quali sono gli obiettivi di mercato che orientano le scelte produttive aziendali, alla luce dell’apprezzamento che il mercato oggi riserva ai vini trentini?
Pare poter dire, anche con l’esperienza particolare degli ultimi due anni, che i vini trentini godono di una buona reputazione in genere. Il Trento doc, in questo momento, è il porta bandiera dei vini trentini, probabilmente per l’insieme dei concetti inclusi al suo interno. Mi riferisco ad una enologia di precisione quale la spumantistica richiede, al forte richiamo alla viticoltura di montagna, dura e leale in ciò che ritorna in termini di qualità, che allo stesso tempo richiede attenzione affinchè rimanga esempio di rispetto ambientale. Da qui una crescente sensibilità da parte di tutta la filiera trentina al tema della salubrità e delle pratiche virtuose, coronato con la certificazione SQNPI di 5826 viticoltori trentini, tra cui ovviamente i nostri di Cantina Sociale Trento. Ci risulta chiaro che la Cantina di Trento proseguirà la propria strategia in continuità con il recente passato, con la produzione di vini e spumanti trentini di pregio in un contesto di sempre maggiore integrazione con i temi della salubrità e sostenibilità ambientale.
A disegnare il carattere fortemente identitario di Cantina Sociale di Trento contribuisce senz’altro il suo rapporto con il tessuto urbano della città, che la pone in diretto scambio operativo ed ideologico con i residenti e le istituzioni, e che in primo luogo le conferisce una responsabilità comunicativa.
Presidente, che ruolo ha nel contesto urbano la struttura architettonica innovativa, sostenibile e aperta nei confronti di cittadini e visitatori, che avete pensato per la Cantina?
Indubbiamente lo stile scelto nell’architettura aiuta a comprendere più di molte affermazioni. Si è voluto immaginare una cantina a servizio della città e dell’ambiente che la ospita. Ma la forte vocazione sociale di Cantina di Trento si esprime anche nella sua partecipazione a progetti di più ampio respiro, come accade nel caso del suo contributo, congiuntamente ad altre cooperative, alla gestione di un compendio agricolo e viticolo della Fondazione Crosina Sartori Clock, che prevede la presenza di progetti di solidarietà sociale, giacchè da sempre l’agricoltura sa essere accogliente ed inclusiva.
In queste parole del Presidente c’è molto della formula identitaria di Cantina Sociale di Trento che, al di là della qualità dei propri vini e della tutela delle esigenze dei propri soci, che scrivono il suo oggetto sociale fin dalla nascita, non tradisce mai una funzione solidale che supera i propri confini e conferma nel territorio un ruolo al quale essa non è mai venuta meno.














































