Abbiamo preso parte ad una grande festa, come quelle che accompagnano le importanti ricorrenze: Firenze è stata teatro di una serie di eventi attraverso i quali il Consorzio Vino Chianti Classico ha celebrato questo storico momento condividendo con istituzioni, soci, media e rappresentanti di altre zone enologiche mondiali, l’orgoglio di essere il primo Consorzio di produttori vitivinicoli fondato in Italia.

Era infatti il 14 maggio del 1924 quando i 33 lungimiranti fondatori decisero di creare uno strumento consortile per difendere il proprio lavoro e promuovere il proprio prodotto in giro per il mondo; obiettivi che, con le sfide, il dinamismo, la complessità dei nostri giorni, rimangono oggi immutati.

Oggi i soci sono 500, con grande diversificazione di dimensioni e filosofie produttive, ma uniti, prima di ogni altra cosa, da quella che non è soltanto una scelta vincente di marketing, ma un potente simbolo del forte legame che lega il prodotto al proprio territorio: quel Gallo Nero che campeggiava già dal 1384 nell’emblema della Lega del Chianti, l’alleanza creata dalla Repubblica di Firenze per difendere e amministrare il proprio territorio.

Abbiamo chiesto al Presidente Manetti di condividere con noi lo spirito profondo di questa ricorrenza.

“Oggi è un giorno di grande festa per i produttori del Chianti Classico, il giorno in cui può con soddisfazione guardarsi ai risultati raggiunti sino ad oggi; solo per citare i principali, l’ottenimento della DOCG nel 1984, la nascita della tipologia Gran Selezione nel 2014 e, la suddivisione del territorio in Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), aree più ristrette dotate di omogeneità, che dallo scorso anno, per rafforzare la comunicazione del binomio vino-territorio, sono state ammesse a comparire sulle bottiglie della tipologia Gran Selezione”.

Presidente, può parlarci dei progetti e delle sfide attuali del Chianti Classico, alle prese con una fase delicata della storia vinicola mondiale, ma forte di questi 100 anni di storia di successo?

“Per ciò che riguarda gli impegni attuali del Consorzio, siamo impegnati, come tutte le denominazioni, nella gestione strategica di un mercato globalizzato, che sta mostrando sensibili modifiche nei gusti del consumatore; nel fronteggiare un cambiamento climatico che ci impone di rivedere le scelte gestionali del vigneto; nel rispondere agli attacchi legati a considerazioni salutiste. Ma siamo al lavoro! Sono ottimista e positivo nei confronti del futuro, perché vedo una classe di giovani produttori che con entusiasmo e professionalità si stanno appassionando sempre più al proprio territorio e stanno raccogliendo con entusiasmo la sfida di essere unici con personalità, che è ciò che il territorio del Chianti Classico vuole esprimere; questa interazione magica tra territorio e persone”.

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“Tra gli obiettivi presenti vi è poi quello di raccogliere le istanze di sostenibilità in un modo che sia compatibile con l’essenza stessa del Chianti Classico. Proprio nella giornata di oggi la Direttrice del Consorzio Carlotta Gori ha annunciato i contenuti del nostro Manifesto della Sostenibilità, che con l’impegno di tutti rappresenterà la nostra prossima sfida. Siamo già ben attrezzati sul fronte della sostenibilità: può sorprendere, ma soltanto il 10% del territorio del Chianti Classico è vitato, mentre oltre il 60% è coperto da boschi”, a dimostrazione di un’elevatissima biodiversità, condizione essenziale, per noi, per poter parlare di sostenibilità”.

Presidente, come si sta muovendo il Chianti Classico nei confronti del mercato globale?

“Il nostro vino è esportato per il 78% della produzione e raggiunge 160 Paesi: soltanto il Nord America, tra USA e Canada, raggiunge il 45%, che equivale a dire che quasi una bottiglia su 2 è destinata al mercato americano. Grande apprezzamento per il Chianti Classico è espresso dal mercato tedesco, dai mercati scandinavi e dal Benelux, mentre alcuni Paesi asiatici, in primis il Giappone, ma anche la Corea, che sta mostrando performance importanti, rappresentano importantissime frontiere per il nostro vino”.

Allora buon viaggio e buon centenario, Chianti Classico!