Come da consuetudine, anche quest’anno arriva a far sognare gli enoturisti di tutto il mondo la classifica di World’s Best Vineyards. A presenziare nella lista sono infatti le top 50 cantine che sono state in grado di distinguersi in una serie di ambiti prestabiliti, dalla qualità complessiva dell’esperienza e del vino, fino ad arrivare alla sostenibilità e innovazione perseguita.

Un ottimo riconoscimento, dunque, che nel 2022 aveva visto al primo posto l’italiana Antinori, la cantina toscana inaugurata nel 2012 e costruita interamente con materiali locali e naturali. 

Chi c’è sul podio del 2023?

Ad aver fatto breccia nel cuore dei giudici quest’anno è stata Catena Zapata, una cantina di Mendoza, in Argentina. L’azienda, fondata da un immigrato italiano nel 1902, è oggi una cantina affermata che produce alcuni dei migliori vini argentini, oltre ad essere una delle prime aziende vitivinicole a portare in Argentina le tecniche di vinificazione europee.

A seguire troviamo Bodegas de los Herederos del Marqués de Riscal, realtà spagnola storica del 1858 che ha però deciso di conferire alla propria struttura un’estetica completamente futuristica. Infine, al terzo posto si posiziona VIK, in Cile. La cantina si trova in un’area considerata “d’oro” dai nativi Mapuche e per questo motivo la priorità dei titolari è quella di produrre vini di altissima qualità continuando a preservare l’ambiente naturale incontaminato in cui si trovano.

E l’Italia?

Nelle prime 50 cantine classificate ad essere made in Italy è solo una: Ceretto. L’azienda piemontese si è aggiudicata la 29esima posizione grazie alla sua produzione di vini rossi superlativa, ma soprattutto grazie all’unicità delle visite che è possibile effettuare nel “The Berry” (l’Acino): una struttura in vetro arroccata sul fronte della proprietà che si affaccia sugli splendidi vigneti a perdita d’occhio.

Quanto valore ha la classifica di World’s Best Vineyards quando si parla di enoturismo?

Le eccezionali strutture che si susseguono nella lista non possono fare a meno di farci pensare a quanto sia l’estetica a farla da padrone in questo quadro. Noi di Wine Meridian non perdiamo mai l’occasione di precisare come l’occhio voglia la sua parte nell’enoturismo, ma quello a cui ci riferiamo è un aspetto totalmente diverso da quello esaltato dalla classifica. Senza nulla togliere all’investimento di queste cantine “star”, cattedrali nel deserto, musei a cielo aperto, vorremmo spezzare una lancia a favore di quelle realtà che perseguono i reali perni fondamentali dell’enoturismo: l’autenticità, ma anche la connessione con il contesto in cui vive la cantina.

Quante delle modernissime e sfarzose aziende nella lista sono facili da collocare geograficamente? Quante rispecchiano a pieno la vera essenza dei viticoltori dell’area in cui si trovano? O quante offrono all’enoturista un contesto ricco a 360° come quello che è l’Italia?

Quest’anno l’Italia non è sul podio, ma poco importa. Il Bel Paese si classifica certamente primo quando si tratta di unire gli ingredienti essenziali dell’accoglienza: l’estetica autentica, la funzionalità, la varietà di vini, le risorse umane, i prodotti tipici del territorio, le attrazioni complessive… Con classifiche come quella di World’s Best Vineyards si rischia di perdere il focus sull’enoturismo, parola forse un po’ troppo inflazionata ma che consente di distinguere l’hospitality vera e propria dalla mera ed impersonale vendita direct-to-consumer.