Una ricerca condotta in Germania rivela che i consumatori di cannabis bevono mediamente più vino rispetto a chi non ne fa uso, sfidando le narrazioni sul nuovo salutismo. Lo studio, che ha analizzato 523 consumatori tedeschi, dimostra una complementarità tra le due sostanze, con chi fuma cannabis che rappresenta i migliori clienti per il settore vinicolo.

Il mercato degli alcolici in Germania sta attraversando una fase di trasformazione: mentre il consumo di vino ha registrato una flessione negli ultimi anni, l’uso di cannabis è aumentato costantemente nell’ultimo decennio, favorito dai processi di legalizzazione. 

In questo scenario, uno studio approfondito intitolato Sip or smoke: The link between wine consumption and cannabis use, pubblicato sul Journal of Wine Economics, ha analizzato il comportamento di 523 consumatori di vino tedeschi, di cui 215 utilizzatori abituali di cannabis. I ricercatori Sophie Ghvanidze (Geisenheim University), Milan Ščasný (Charles University in Prague) e Jon H. Hanf (Geisenheim University) hanno utilizzato modelli statistici avanzati per comprendere se queste due sostanze siano sostituti o complementi. 

La questione centrale emerge osservando le contraddizioni di un mercato che, superficialmente, vedrebbe le due sostanze in lotta, mentre i dati raccontano una realtà opposta.

L’analisi rivela che chi fuma cannabis non solo non abbandona il calice, ma beve mediamente più vino rispetto a chi non ne fa uso, fatta eccezione per la categoria dei vini rossi. 

Questa evidenza solleva un interrogativo profondo: se il vino nasce come facilitatore naturale di relazioni e intimità, perché una parte di consumatori cerca nella cannabis ciò che il prodotto vitivinicolo dovrebbe già offrire? 

La ricerca indica nel “potenziamento” (Enhancement) la motivazione principale per l’uso di cannabis: si cerca l’intensità delle sensazioni e il puro divertimento. Le aziende vitivinicole dovrebbero chiedersi se il loro prodotto sia ancora percepito come quello strumento di piacere o se sia diventato troppo istituzionale per chi cerca nuove soglie di stimolazione.

Un altro dato sorprendente riguarda il profilo di questi consumatori. In un’epoca dominata dalla retorica del salutismo estremo e dei fan dell’acqua purissima, altissima e levissima, i dati mostrano che chi consuma molta cannabis ha il 42% di probabilità di essere anche un bevitore abituale di vino, contro il 18% di chi ne consuma poca

Questa convivenza tra sostanze “viziose” suggerisce che il nuovo salutismo non sia un abbandono del piacere, ma forse una selezione diversa delle esperienze. Risulta evidente che l’immagine del consumatore moderno sia divisa tra una facciata pubblica rigorosa e una pratica privata dove il bere e il fumare convivono con allegria.

I dati confermano infine che la cannabis non sta rubando spazio vitale alle cantine. Al contrario, i consumatori più assidui di cannabis rappresentano i migliori clienti per il settore vinicolo, specialmente per segmenti come le bollicine, i rosati e i vini dolci, dove la probabilità di acquisto frequente sale drasticamente.

Chi non utilizza cannabis tende invece ad avere abitudini legate al vino molto più varie e meno categorizzabili. I consumatori di cannabis cercano sapori frizzanti e dolci, identificando nel vino un alleato del proprio stile di vita piuttosto che un ostacolo.

Resta tuttavia un’incertezza di fondo che solo il tempo potrà sciogliere. Se è vero che oggi i dati mostrano una perfetta complementarità tra le due sostanze, è altrettanto vero che i motivi del consumo stanno cambiando. La ricerca suggerisce che il mondo della cannabis possa fungere da incentivo per il comparto vinicolo, portando nuovi flussi di consumo verso tipologie specifiche. Ma è veramente così?

Ai produttori resta da capire se cavalcare questa onda o restare ancorati a una tradizione che rischia di apparire ormai distante.


Punti chiave

  1. Cannabis e vino sono complementari: chi consuma cannabis beve mediamente più vino, non meno.
  2. Consumatori cannabis hanno 42% probabilità di essere bevitori abituali di vino contro 18% di chi ne consuma poca.
  3. Preferenze specifiche: i consumatori di cannabis prediligono bollicine, rosati e vini dolci.
  4. Motivazione “potenziamento”: si cerca intensità di sensazioni che il vino tradizionale non offre più.
  5. Salutismo selettivo: convivenza tra facciata pubblica rigorosa e pratiche private di piacere.