Il settore vitivinicolo argentino affronta un doppio calo: -2,5% nei consumi interni e -6,8% nell’export nei primi nove mesi del 2025. Il governo ha avviato una deregolamentazione massiccia eliminando 973 norme per ridurre i costi, ma i produttori temono ripercussioni sulla qualità e reputazione internazionale. La sfida è bilanciare competitività e tutela del patrimonio enologico.

Il mercato del vino argentino sta affrontando una fase delicata, segnata da un calo sia dei consumi interni che delle esportazioni. Una tendenza che rispecchia il rallentamento globale degli alcolici ma che, nel caso argentino, si innesta su vulnerabilità strutturali già presenti.

Secondo l’Instituto Nacional de Vitivinicultura (INV), nei primi nove mesi del 2025 il mercato domestico ha registrato un -2,5% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni hanno segnato un -6,8%. Il consumo interno è in flessione costante dal 2021, segnale di un mercato che fatica a ritrovare stabilità.

La contrazione non riguarda solo l’Argentina: anche Stati Uniti ed Europa stanno registrando cali diffusi nel consumo di vino, birra e spirits. Tuttavia, come ha dichiarato al Buenos Aires Herald il CEO di Salentein, Sven Piederiet, il Paese sconta ulteriori criticità: valuta sopravvalutata, costi di trasporto elevati e assenza di accordi di libero scambio che penalizzano l’export rispetto a competitor regionali come il Cile.

Per rispondere alla crisi, il governo ha avviato una massiccia deregolamentazione che ha portato all’eliminazione di 973 norme. L’INV non controllerà più l’intero processo produttivo ma solo il vino imbottigliato.

Alcuni produttori, come il vignaiolo Juan Barbier, hanno accolto la novità con favore, sottolineando la riduzione della pressione burocratica: “C’erano giornate in cui i tecnici erano in cantina dalle 8 alle 18”, ha dichiarato all’editore del Buenos Aires Herald. Anche Piederiet riconosce una potenziale riduzione dei costi, pur invitando alla prudenza nell’applicazione.

La Winegrowers Association of Mendoza ha invece espresso forte preoccupazione, denunciando il rischio di perdere strumenti fondamentali per tutelare il valore dell’uva e la trasparenza della filiera. Rubén Flades, vicepresidente dell’associazione, ha ricordato che la reputazione internazionale del vino argentino si è costruita proprio grazie a standard rigorosi di controllo.

Il confronto con l’Italia è illuminante. Nel nostro Paese, la presenza di un sistema rigoroso di verifiche, dai controlli dei Consorzi alle certificazioni DOC, DOCG e IGT, ha contribuito a rafforzare la credibilità internazionale del vino italiano. Un modello che trasforma la tracciabilità da semplice obbligo amministrativo a strumento di posizionamento qualitativo.

La sfida dell’Argentina sarà quindi trovare un equilibrio tra la necessità di alleggerire la macchina burocratica e la tutela del proprio patrimonio enologico. Perché se la semplificazione normativa può favorire la competitività nel breve periodo, la costruzione di un brand forte richiede certezze, continuità e garanzie per il consumatore.


Punti chiave

  1. Dati negativi: Calo consumi interni (-2,5%) ed export (-6,8%) nei primi nove mesi del 2025.
  2. Problemi strutturali: Valuta sopravvalutata, costi di trasporto elevati e assenza di accordi commerciali penalizzano la competitività.
  3. Piano Milei: Massiccia deregolamentazione con l’eliminazione di 973 norme e riduzione dei controlli produttivi.
  4. Reazioni contrastanti: Plauso dei produttori per la sburocratizzazione, timori delle associazioni per la perdita di standard qualitativi.
  5. Modello Italia: Il confronto evidenzia come controlli rigorosi siano essenziali per il valore e la credibilità del brand.