Di recente, la Silicon Valley Bank ha riportato un’analisi (di cui si può leggere un articolo qui) secondo cui sta diminuendo l’interesse da parte degli under 50 nei confronti del vino. Si tratta di statistiche che – almeno in relazione alla mia diretta esperienza – sono vere e riscontrabili.

Infatti, quando 10 anni fa mia madre mi diede il permesso di andare in discoteca per la prima volta, mi ricordo di aver ordinato un Angelo azzurro, un cocktail a base di Gin a cui si aggiungono Triple Sec, Succo di Limone e Blue Curaçao. Né in quell’occasione, e nemmeno nelle successive, mi è passato per l’anticamera del cervello di ordinare un calice di vino. 

Tant’è che il vino ho cominciato a consumarlo solo qualche anno più tardi, durante le celebrazioni più importanti come il Natale e, soprattutto, i compleanni. Immagino ce li ricordiamo tutti i diciottesimi dei nostri amici.

Ma, siccome non sono l’ombelico del mondo e quello che vale per me, sicuramente, non vale per tutti, ho deciso di fare un piccolo questionario rivolto ai miei amici under 35 per capire quale sia l’effettivo consumo e l’interesse dei giovani per il vino. 

Grazie a Google Forms, è stato elementare creare un questionario di quindici domande che ho rivolto ad un gruppo di amici (una ventina).

Stabilito che l’età rientra tra i 21 e i 32 anni: una persona ha dichiarato di consumare circa 4 bicchieri di vino a settimana, quattro dei miei amici consumano 2 calici a settimana, nove ne consumano 1 e gli altri intervistati hanno dichiarato di non bere vino. 

Ma, chi non beve vino, è perché beve altro o è astemio/a? 

Essendo tutti gli intervistati veneti, è ossimorico che siano anche astemi, cadendo volontariamente nel luogo comune dei veneti che sono considerati dei grandi bevitori. Però è come dire che ad un napoletano non piace la pizza. 

Eppure, nonostante in Veneto si trovino quasi 30.000 cantine (fonte di riferimento: qui), solo il 45% degli intervistati ha dichiarato di aver visitato una cantina come enoturista.

Andando avanti, ho quindi chiesto: 

  • Birra o Vino? Il 36,8% preferisce la birra, il 63,2% preferisce il vino. 
  • Cocktail o Vino? Il 36,8% preferisce i cocktail, il 63,2% preferisce il vino. 
  • Distillato o Vino? Il 26,3% preferisce i distillati, il 73,7% preferisce il vino. 

Partendo da questi risultati, parrebbe quindi che il vino sia il vincitore, a mani basse, tra tutte le bevande alcoliche. Un quadro interessante che, però, non rispecchia le risposte alle mie domande successive: 

  • Avresti timore di ordinare una bottiglia di vino in un ristorante per paura di risultare inesperto/a? Il 50% ha risposto sì. 
  • Qual è il tuo livello di conoscenza del mondo del vino? L’85% si è definito inesperto, il 15% dichiara di avere competenze intermedie. Nessuno ha detto di essere esperto. 

L’unica domanda che è risultata coerente con l’effettivo consumo e le preferenze è stata questa: “Il vino è una bevanda riservata principalmente ai “boomer”. Sei d’accordo?”. Il 70% ha detto “No” mentre il restante 30% conferma la teoria. 

Chi ha risposto di sì ha dato delle motivazioni particolarmente interessanti: tra chi sostiene che ci siano fin troppe alternative al vino (miscelati, liquori e birre particolari) e chi dice che con il vino non ci si ubriaca facilmente – soprattutto rispetto ai superalcolici – c’è stata una risposta interessante che apre il confronto: “Il vino è una bevanda raffinata. Possiamo dire lo stesso dei giovani?”. 

Veramente il calo di consumo di vino tra i giovani è attribuibile alla nomea del vino come bevanda elegante e raffinata e, di conseguenza, alla mancanza di tali caratteristiche fra i giovani? Sembrerebbe quasi che i giovani che bevono vino facciano parte di un’élite ristretta di persone dai gusti sopraffini e particolari…

È così?

Tengo aperta la domanda, perché ci potrebbe essere una seconda parte. Stay tuned.