Nell’ultima disamina provocatoria di Robert Joseph, direttore editoriale di Meininger’s International, emerge un paragone audace e insolitamente affascinante tra l’antica concezione del “Diritto Divino dei Re” e l’attuale percezione quasi sacrale del vino nel panorama delle bevande alcoliche. Joseph, con la sua penna affilata, ci invita a riflettere sulla presunta superiorità intrinseca del vino rispetto ad altre bevande, sottolineando come questa convinzione possa rivelarsi un’illusione pericolosamente fuorviante.

Egli osserva che molti entusiasti del vino cadono nella trappola di considerare la loro bevanda preferita come qualcosa di più nobile e degno di riverenza, al punto da meritare un trattamento speciale di fronte alle minacce del neo-proibizionismo. Ma la realtà, secondo Joseph, ci racconta una storia ben diversa. In una sorprendente rivelazione, si scopre che il vino è scivolato al terzo posto tra le bevande preferite dagli americani, superato da birra e spirits. Questo nonostante decenni di sforzi volti all’educazione e alla promozione del vino come compagno insostituibile della buona tavola.

Il fenomeno non è limitato solo agli Stati Uniti. Persino in Francia, culla indiscussa della cultura vinicola, meno di un terzo della popolazione ora considera il vino un elemento essenziale dei pasti domestici. Questa tendenza allontana il vino dalla sua storica posizione di prestigio, evidenziando una mutazione nei gusti e nelle preferenze del consumatore globale.

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Joseph esorta l’industria vinicola a trarre insegnamento dall’evoluzione delle monarchie. Così come i reali hanno dovuto adattarsi, perdendo gran parte del loro fascino di separazione e diventando più accessibili e meno invulnerabili, anche il mondo del vino deve riconsiderare la propria posizione. La supremazia del vino, un tempo incontestata, ora vacilla di fronte alla realtà di un mercato in continua evoluzione e di consumatori sempre più disposti a esplorare nuove alternative.

Il messaggio è chiaro: l’industria del vino non può più permettersi di guardare dall’alto in basso altre bevande come birra, spiriti, o kombucha. La lotta contro il neo-proibizionismo richiede un fronte unito tra tutti i settori delle bevande alcoliche. La persistenza in un atteggiamento elitario potrebbe non solo alienare potenziali nuovi appassionati ma anche accelerare il declino di una bevanda che per millenni ha arricchito la tavola e la cultura umana.

Robert Joseph ci lascia quindi con una riflessione profonda e, in qualche modo, un monito: il vino può e deve evolvere. Solo così potrà mantenere il suo posto nel cuore e nella mente dei consumatori, in un mondo dove l’unico diritto divino che conta è quello della scelta individuale.