Il vino non è più solo un prodotto da degustare, ma un linguaggio per interpretare la contemporaneità. Nasce Affinamente, il progetto itinerante ideato da Elena Lenardon che trasforma le cantine italiane in destinazioni culturali d’eccezione. Tra dialoghi con personaggi di spicco e nuove narrazioni, il format scardina i tecnicismi per rimettere al centro le persone, le storie e il valore del tempo.

Nel mondo del vino, per anni, abbiamo parlato di cloni, suoli, barrique e acidità. Linguaggi necessari, certo, ma spesso chiusi in una bolla autoreferenziale che ha finito per allontanare chi il vino lo vive non come un esame organolettico, ma come una esperienza ed un pezzo di vita. Oggi, quel paradigma sembra destinato a cambiare grazie a una nuova sensibilità che rimette al centro l’uomo e la sua capacità di generare senso.

Si chiama Affinamente, un nome che gioca con l’idea dell’invecchiamento nobile del vino (l’affinamento) e l’apertura della mente. Il progetto, ideato da Elena Lenardon (consulente marketing e fondatrice di Elena Lenardon & Partners) non è un semplice tour di “talks”, ma una sfida culturale: trasformare le cantine da luoghi esclusivamente produttivi a spazio di riflessione contemporanea.

Il vino come “chiave di accesso”

L’idea alla base di Affinamente è semplice quanto rivoluzionaria: il vino non è il fine ultimo dell’esperienza, ma il catalizzatore. È lo strumento che “apre” la conversazione. In un’epoca di fruizione veloce e spesso superficiale, il format invita alla sosta, all’ascolto e al dialogo.

Non si va in cantina solo per capire come si produce un cru, ma per discutere di storie, visioni e società. È un invito rivolto a quella “community del vino” potenziale che cerca sostanza intellettuale oltre che sensoriale; persone che magari non frequentano le grandi fiere di settore, ma che sono affamate di narrazioni autentiche.

I “Talent Talks”: contaminare i linguaggi

Il cuore pulsante di ogni tappa sono i Talent Talks. Per andare oltre i tecnicismi, Elena Lenardon ha scelto di coinvolgere figure che lavorano ogni giorno con le parole e l’animo umano, portando il dibattito su terreni inesplorati per una realtà vitivinicola:

  • Stefania Andreoli: Per esplorare le dinamiche relazionali e la psicologia che si cela dietro i nostri gesti quotidiani.
  • Pablo Trincia: Per riscoprire il valore del racconto e della memoria, l’arte di scavare nelle storie per trovarvi l’universale.
  • La Pina: Per portare quel ritmo contemporaneo e quella capacità di connessione empatica tipica della radio e della cultura pop.

Questa contaminazione non è un vezzo estetico, ma una necessità strategica. Portare una psicoterapeuta o un grande storyteller tra i filari significa riconoscere al vino la sua natura di “connettore sociale”.

Domenica 29 marzo ci sarà la prima tappa di Affinamente presso La Collina dei Ciliegi di Grezzana (provincia di Verona) con Stefania Andreoli, psicoterapeuta, autrice e divulgatrice, nota per la sua capacità di raccontare con chiarezza e profondità il mondo emotivo delle nuove generazioni. Attraverso il suo lavoro clinico e divulgativo, Stefania Andreoli dà voce alle fragilità, ai cambiamenti e ai desideri che attraversano le persone e la società contemporanea, aiutandoci a leggere con maggiore consapevolezza il tempo che viviamo.

PROGRAMMA:
9:00 – 11:00 – Visita della cantina e degustazione vini de La Collina dei Cilegi
11:00 – 13:00 – “Domenica delle parole live” con Stefania Andreoli

COME PARTECIPARE:
Riserva il tuo posto fino a esaurimento disponibilità.
Per maggiori informazioni contattare: ciao@affinamente.it

La cantina come nuova piazza contemporanea

Per le aziende vitivinicole, aderire ad Affinamente significa compiere un atto di coraggio comunicativo. Significa smettere di vendere “solo” una bottiglia per iniziare a offrire un’identità. La cantina diventa così una sorta di “piazza” moderna dove il territorio non è solo un dato geografico, ma un patrimonio di valori da condividere.

Il format è itinerante e replicabile, pensato per adattarsi alle diverse anime dei territori italiani, ma mantenendo sempre una bussola ben precisa: la qualità del tempo trascorso. In un mercato che urla, Affinamente sceglie di parlare sottovoce, puntando sulla profondità e sulla costruzione di community reali, fatte di persone che si guardano negli occhi attorno a un tavolo (o a una botte).

Perché ci piace

Perché finalmente si torna a parlare di vino come cultura viva e non come feticcio per pochi eletti. Affinamente ha il merito di aver capito che il pubblico di oggi non vuole essere istruito dall’alto, ma vuole essere coinvolto in un racconto che parli anche di sé: “Ogni calice diventa racconto, ogni incontro occasione di scambio”.

Come ospitare un incontro nella tua cantina

Le cantine interessate ad aderire al progetto e ospitare le future tappe di Affinamente che coinvolgeranno altri ospiti di rilievo provenienti dal mondo culturale e sportivo, possono scrivere per informazioni e candidature a: ciao@affinamente.it


Punti chiave:

  1. Il progetto Affinamente supera la degustazione tecnica per proporre il vino come strumento di dialogo culturale e relazionale.
  2. Le cantine vengono ridefinite come spazi di incontro contemporanei e piazze sociali, andando oltre la semplice funzione produttiva.
  3. Il coinvolgimento di figure come Stefania Andreoli, Pablo Trincia e La Pina permette di contaminare il mondo vitivinicolo con la psicologia, lo storytelling e l’empatia.
  4. Il format si rivolge a un pubblico nuovo e trasversale, interessato al vino ma anche all’esperienza intellettuale e alla profondità del racconto.
  5. Per le aziende vitivinicole rappresenta una strategia per generare contenuti di valore e consolidare l’identità del brand sul territorio.