Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana associa oggi 463 aziende, di cui oltre un centinaio etichettano la propria produzione; rappresenta oltre 7 milioni di bottiglie prodotte ed esprime, anche in un anno come questo, una dinamica positiva, in controtendenza con la media regionale: sesta denominazione toscana dopo IGT Toscana, Chianti, Chianti Classico, Brunello e Morellino, l’imbottigliato dei primi 10 mesi dell’anno fa registrare un +5% rispetto al corrispondente periodo del 2022 e sussistono le condizioni per augurarsi che il segno positivo rimanga nei dati di fine anno.

Dal punto di vista delle quantità, la denominazione non è indenne dagli effetti di una stagione 2023 climaticamente difficile da gestire, con un calo atteso del 15%, ma scommette su una qualità che si preannuncia molto buona.

Nelle parole del presidente Francesco Mazzei, la Maremma in questo momento ha, tra i propri asset, due fattori importanti di vantaggio competitivo: il primo è quello di essere una denominazione recente, con grande spazio di crescita, sia sul mercato nazionale che su quello estero; inoltre, in un momento di sofferenza dei rossi, annovera tra le proprie risorse un bianco come il Vermentino, che sta vivendo un’ascesa importante. Una denominazione in buona salute, anche in un momento congiunturale in cui a condizionare i piani strategici delle aziende e i consumi delle famiglie pesano molto fenomeni come inflazione e rialzo dei tassi di interesse.

Esporta circa il 40% della propria produzione, prevalentemente verso mercato nord americano, Svizzera, Svezia, Germania, Regno Unito e Canada; è compito delle aziende più strutturate della denominazione, con una propria rete commerciale, svolgere un ruolo di apripista verso nuovi mercati e di consolidamento dei presidi già esistenti.

La crescita della denominazione si accompagna ad un percepito qualitativamente crescente e pone all’ordine del giorno un tema molto rilevante: la sua tutela nei confronti di fenomeni imitativi al limite e oltre i limiti legali: questa esigenza ha già indotto il Consiglio di Amministrazione ad approvare l’adozione del contrassegno di Stato, la c.d. fascetta, e a sottoporre la decisione, non obbligatoria per le DOC, alla propria base sociale.

In vista di questo passo importante il 24 novembre si è tenuto un incontro presso la Sala Conferenze di Grosseto Sviluppo, nel corso del quale sono stati illustrati ai produttori della denominazione le opportunità strategiche legate a questa opzione. 

Si parla in primis della difesa dalla contraffazione, ma è chiaro che l’adozione della fascetta ha delle ricadute positive anche in termini di migliore monitoraggio delle quantità imbottigliate, nonché un incremento della credibilità della denominazione da parte del mercato. Se quindi è evidente che i contrassegni di Stato comportano alcuni oneri, il costo stesso della fascetta e, in qualche caso, anche l’adeguamento degli impianti di imbottigliamento, sul fronte dei vantaggi si aprono spazi interessanti che la maggior parte dei produttori non ha mancato di condividere anche nel corso dell’incontro. 

È senz’altro un’opportunità importante che altre DOC hanno già adottato, sia perché la fascetta sulle bottiglie è in grado di mettere a riparo i vini Doc Maremma Toscana da eventuali speculazioni e da possibili tentativi fraudolenti – consentendo una migliore tracciabilità del prodotto imbottigliato e un controllo più efficace – sia perché può fornire un’immediata riconoscibilità e dati certificati e tracciati, dando al consumatore finale certezza e garanzia su ciò che sta acquistando, migliorando anche l’immagine e la reputazione della denominazione.

Oltre alla presenza istituzionale di Valoritalia e alla rappresentanza dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, l’incontro è stato occasione di confronto con la Direzione del Consorzio Tutela Lugana Doc, denominazione che attraversa in questo momento una positiva fase evolutiva: “prendere spunto da chi fa bene è per noi un grande stimolo e un esempio strategico da tenere presente per le decisioni che presto la nostra assemblea sarà chiamata a prendere in materia di contrassegno di Stato”: queste le parole del Presidente Mazzei, al quale abbiamo anche chiesto di illustrare i driver su cui punta la denominazione nel futuro prossimo per proseguire nella sua dinamica evolutiva.

Certamente sarà essenziale continuare a investire sui mercati esteri, continuando a sfruttare al meglio gli strumenti finanziari a disposizione; la formazione dei soci è poi essenziale per mantenere alti gli standard qualitativi dell’azione imprenditoriale e produttiva, mentre il principale asset su cui puntare è lo sviluppo dell’enoturismo.  Il territorio maremmano ha una ricchezza inestimabile per le sue bellezze naturalistiche e la sua varietà, tra la bellezza delle sue coste e la suggestione delle sue campagne: essendo tuttavia al di fuori del percorsi turistici più gettonati, c’è molto lavoro da fare.

Realtà enologiche come la Napa Valley, che realizzano il 50% dei propri ricavi tramite la vendita diretta, sono esempi da seguire per una destinazione come la Maremma, e aprono interessanti scenari di crescita soprattutto per le aziende di piccole dimensioni che fanno qualità: per queste, i margini di crescita sono al momento elevatissimi; a condizione che nell’agenda strategica dei produttori entri la seria valutazione dei fattori essenziali per un salto di qualità, in primis la formazione delle risorse, la conoscenza delle lingue straniere e la predisposizione di strutture di accoglienza adeguate.