Bosco Viticultori rinnova la sua linea ammiraglia, Bosco dei Cirmioli, puntando su un’evoluzione grafica che coniuga eleganza internazionale e pragmatismo. Tra nuovi formati come la mezza bottiglia, il posizionamento strategico del varietale in etichetta e la fedeltà alla tradizione trevigiana, il Direttore Generale Paolo Lasagni svela come un brand storico possa ringiovanire restando fedele alla propria identità globale.

Nel dinamico scenario del settore vitivinicolo, cambiare pelle non è mai una scelta banale, specialmente quando si parla di una “linea ombrello” che rappresenta il cuore pulsante di un’azienda in termini di volumi, storia e capillarità distributiva. Per Bosco Viticultori, la linea Bosco dei Cirmioli non è solo un’etichetta tra le tante, ma un vero e proprio ambasciatore della cultura enologica veneta, capace di viaggiare attraverso 60 Paesi nel mondo. A dieci anni dall’ultimo grande cambiamento, l’azienda ha deciso di intraprendere un percorso di restyling grafico che punta a rinfrescare l’immagine del brand senza tradire i valori che lo hanno reso un punto di riferimento internazionale.

Non un taglio netto, ma una “continuità che si ringiovanisce”.

La decisione di intervenire su una linea di successo risponde a una visione strategica di lungo periodo. A differenza di altri progetti più radicali intrapresi dall’azienda, come quello che ha interessato la linea “Vini dei Cardinali” (caratterizzata da una eterogeneità che richiedeva un intervento più radicale), il rinnovamento di Bosco dei Cirmioli è stato guidato da una filosofia di evoluzione morbida.

“Era una linea che esisteva già prima del mio arrivo nel 2014”, spiega Paolo Lasagni, Direttore Generale dell’azienda. “Dopo dieci anni è fisiologico intervenire. Non lo abbiamo fatto perché le vendite calavano – anzi, la linea ha sempre goduto di ottima salute – ma per trainarle ancora di più e restare al passo con i tempi”. Lasagni paragona questo approccio a quello delle grandi case di Champagne: marchi storici che, pur rimanendo fedeli a sé stessi, operano migliorie per mantenere sempre freschezza e contemporaneità agli occhi del consumatore ed evolvere con esso.

L’obiettivo dichiarato è dunque trasmettere un senso di continuità e modernità, dove il logo “Bosco” rimane il protagonista assoluto, pur venendo reinterpretato con font più attuali e dettagli grafici che strizzano l’occhio a un pubblico giovane e internazionale.

Estetica al servizio della praticità: il varietale in primo piano

Uno degli aspetti più interessanti di questo restyling non riguarda solo la sfera estetica, ma la funzionalità dell’etichetta nel contesto reale di vendita, sia nel canale GDO che nelle enoteche. Lasagni pone l’accento su un dettaglio apparentemente piccolo ma strategicamente fondamentale: lo spostamento del nome del varietale (come Prosecco, Pinot Grigio o Merlot) nella parte alta dell’etichetta.

“È stata una scelta estremamente pratica,” osserva il Direttore Generale. “Negli scaffali dei supermercati o dei wine bar, la parte bassa della bottiglia viene spesso coperta dai cartellini dei prezzi o dalle etichette delle promozioni. Portando il nome del vitigno in alto, risolviamo alla radice un problema di leggibilità e riconoscimento immediato“.

Questa attenzione al “momento dell’acquisto” dimostra come il design non sia fine a sé stesso, ma uno strumento per facilitare il dialogo con il consumatore. Parallelamente, la silhouette dell’albero, simbolo del legame con il territorio e la natura, viene amplificata e impreziosita da una lavorazione in lamina, che dona una nuova profondità tattile e visiva a ogni referenza.

Una gamma cromatica per ogni identità

La nuova veste grafica serve anche a dare ordine a una gamma vastissima, che spazia dai vini fermi alle bollicine. Il colore diventa così il codice per navigare tra le diverse tipologie: il blu contraddistingue il Prosecco Brut e i rossi intensi, il bianco classico identifica le altre declinazioni di Prosecco, mentre il verde chiaro e l’azzurro sono riservati rispettivamente ai bianchi fermi e ai frizzanti.

Questo rigore visivo si accompagna a un’importante novità nella gamma: l’inserimento in pianta stabile del formato da 375 ml (mezza bottiglia) per lo spumante Prosecco. “La richiesta di formati medi e piccoli è in forte crescita”, conferma Lasagni, sottolineando come l’azienda sia attenta a intercettare i cambiamenti negli stili di vita e di consumo, che sempre più spesso premiano la moderazione o il consumo individuale di qualità.

Per coronare questo decennio di successi, Bosco Viticultori ha inoltre creato una Limited Edition caratterizzata da una bottiglia specchiata di grande impatto, un pezzo celebrativo che sarà il fiore all’occhiello durante la presentazione ufficiale al Wine Paris.

Tra tradizione locale e mercati globali: il valore della “legatura a spago”

Con circa il 90% del fatturato destinato all’export – coprendo mercati eterogenei come Stati Uniti, Kenya, Australia, Cina e Regno Unito – la sfida è stata creare un linguaggio visivo universale che non perdesse però la sua anima. Eppure, Bosco dei Cirmioli non dimentica le sue radici nella provincia di Treviso. Un esempio emblematico è la permanenza della legatura a spago per il Prosecco frizzante.

Sebbene lo screw cap (tappo a vite) sia tecnicamente più efficiente, economico e sempre più richiesto all’estero, Lasagni rivendica la scelta di mantenere lo spago: “Siamo nel territorio di Treviso e la tradizione è importante. In Italia il consumatore è ancora molto legato a questo rito visivo, mentre il tappo a vite non è ancora pienamente accettato”. È la dimostrazione di come un’azienda moderna debba sapersi muovere con equilibrio tra efficienza industriale e rispetto per la storia del prodotto.

Guardare avanti oltre l’incertezza geopolitica

Dalla crisi energetica del 2022 all’instabilità geopolitica attuale, il settore del vino si trova ad affrontare sfide senza precedenti. “Come dico sempre, il 2019 è stato l’ultimo anno che definirei normale”, riflette il Direttore con una punta di pragmatismo. Eppure, la sua visione rimane improntata a una resilienza attiva: “Il mondo va avanti ed è fatto di cicli. Piangere e lamentarsi non serve; la vera sfida è capire quali sono le tendenze di medio-lungo periodo e non farsi distrarre dalle mode temporanee“.

Il restyling di Bosco dei Cirmioli è quindi un segnale di dinamismo e vitalità. Non è solo un’operazione di marketing, ma la riaffermazione di una cultura aziendale solida, che sceglie di investire nel futuro proprio quando il contesto si fa più incerto. La capacità di rinnovarsi “gentilmente”, senza strappi, è la lezione più importante che Bosco Viticultori offre al mercato: l’eccellenza si raggiunge con la qualità del vino, ma anche con la capacità di continuare a raccontarla con coerenza, eleganza e una costante attenzione alle esigenze del consumatore moderno.

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Punti chiave:

  1. Il restyling di Bosco dei Cirmioli punta sulla continuità evolutiva, aggiornando font e design senza stravolgere un’identità di marca consolidata da dieci anni.
  2. L’etichetta è stata ridisegnata per la massima leggibilità sullo scaffale, spostando il nome del vitigno nella parte superiore per evitare coperture accidentali.
  3. L’azienda risponde ai nuovi trend di consumo introducendo stabilmente il formato da 375 ml per il Prosecco, intercettando la domanda di formati medi e piccoli.
  4. Nonostante la forte proiezione internazionale, con il 90% di export, il brand mantiene la legatura a spago per onorare la tradizione vinicola del territorio trevigiano.
  5. Il lancio ufficiale della nuova immagine avverrà a Wine Paris 2026, accompagnato da una speciale Limited Edition specchiata per celebrare il decennale della linea.