Al Salone della CSR del 7 ottobre, Graziano Molon ha raccontato il percorso del Consorzio Vini del Trentino tra certificazione SQNPI, formazione dei viticoltori e confronto con il territorio. Le verifiche sono sempre più richieste dai mercati esteri, mentre il terzo Bilancio di sostenibilità definisce gli impegni del Piano 2026-2028.
“Per me la parte più importante della sostenibilità è la forma mentis, cioè capire che quando si imbocca questa strada è un continuum che non avrà mai una fine”. È l’idea con cui Graziano Molon, direttore generale del Consorzio Vini del Trentino, ha tenuto insieme i suoi due interventi al Salone della CSR del 7 ottobre.
Il Consorzio ha portato un’esperienza che riguarda l’uva di oltre cinquemila viticoltori, coinvolti ogni anno nella certificazione SQNPI. Nel seminario della mattina “Le certificazioni, un asset strategico per la sostenibilità”, Molon ha ricordato quanto sia impegnativo coordinare un percorso comune tra persone che lavorano ogni giorno in vigna. Lo standard richiede documenti e controlli, ma il Consorzio deve anche spiegare il senso di quelle richieste e dare riconoscibilità a pratiche già presenti nel territorio. Il terzo Bilancio di sostenibilità riferisce che nel 2025 oltre 4.800 viticoltori hanno partecipato alle attività formative.
Molon ha affrontato il valore commerciale della certificazione con una distinzione utile. Per molti interlocutori internazionali, poter dimostrare un percorso verificato è ormai un requisito per entrare in relazione commerciale. Non ne discende automaticamente un prezzo più alto per il vino. Ha richiamato la distanza tra l’interesse dichiarato per i prodotti sostenibili e la disponibilità effettiva a spendere di più. Per il Consorzio, che non vende direttamente il prodotto, sarebbe improprio attribuire alla certificazione un incremento di prezzo misurabile.
Il confronto della mattina con relatori provenienti anche da altri settori ha chiarito un secondo aspetto. I controlli acquistano valore quando entrano nelle decisioni quotidiane delle organizzazioni; se ogni certificazione viene gestita come una pratica separata, crescono i documenti senza che migliori necessariamente il lavoro. Nel caso trentino, questa osservazione riguarda un’intera filiera. La verifica dell’uva è un risultato, mentre mantenerla significativa richiede assistenza, formazione e una direzione condivisa.
Nel pomeriggio, al tavolo del seminario “Andare oltre l’etichetta” coordinato da Laura Ricci, con FederDOC e gli altri consorzi, Molon ha collegato questa esperienza al terzo Bilancio di sostenibilità. Il documento registra quanto fatto e fissa impegni successivi attraverso un Piano di sostenibilità 2026-2028. Nella sua preparazione, ha spiegato il direttore, il Consorzio ha cercato anche interlocutori meno abituali, tra cui i giovani. L’ascolto serve a far conoscere le pratiche della filiera e a capire che cosa si aspettano le persone che le osservano dall’esterno.
Le altre denominazioni hanno portato strumenti diversi. Il Prosecco DOC lavora al progetto “Comunità Sostenibile” con l’obiettivo della certificazione ISO 37101; la DOC Sicilia ha illustrato la collaborazione con la Fondazione SOStain sulle bottiglie più leggere e sul vetro riciclato; la DOC delle Venezie sviluppa il contrassegno di Stato come passaporto digitale della bottiglia, destinato a raccontare anche l’offerta enoturistica. Il Regolamento UE 2024/1143 apre ai gruppi di produttori la possibilità di concordare pratiche di sostenibilità oltre gli obblighi vigenti e di inserirle nel disciplinare se scelgono di renderle vincolanti per tutti i produttori della denominazione. Le esperienze presentate spiegano perché questa possibilità richieda scelte diverse da territorio a territorio.
Ricci ha chiesto ai consorzi su quale leva concentrarsi: misurazione, comunicazione o verifica indipendente, e quanto spazio debba restare alle scelte dei territori dentro un quadro normativo europeo. Molon ha descritto le regole come una cornice entro cui ogni territorio deve trovare la propria strada. “Bisogna lavorare sulla condivisione del percorso, condivisione che deve andare oltre le nostre aziende, deve anche coinvolgere gli stakeholder del territorio, deve coinvolgere la politica, deve coinvolgere la popolazione”.
Da qui nasce anche un’esigenza di linguaggio. “La comunicazione deve essere comprensibile, diretta. Su questo abbiamo tanta strada da fare noi del mondo del vino”, ha osservato Molon. A suo giudizio, nel raccontare ciò che fa il settore ricorre talvolta a troppa liturgia e a un’eccessiva aura di scientificità. Il rigore delle verifiche rimane necessario; serve poi renderne il significato accessibile a chi vive nel territorio e a chi sceglie il vino.
Punti chiave
- Certificazione SQNPI: coinvolge ogni anno l’uva di oltre cinquemila viticoltori del Trentino.
- Formazione: nel 2025 oltre 4.800 viticoltori hanno partecipato alle attività formative.
- Mercati esteri: la certificazione facilita l’accesso alle relazioni commerciali, senza garantire prezzi più alti.
- Piano 2026-2028: il Consorzio definisce nuovi impegni e rafforza il dialogo con territorio e giovani.
- Comunicazione: Molon chiede un linguaggio diretto e comprensibile per raccontare le pratiche sostenibili.



































































