La tavola rotonda di Benvenuto Brunello 2024 ha esplorato il futuro dei Consorzi di tutela del vino, focalizzandosi su finanziamenti, promozione, sostenibilità ed enoturismo. I partecipanti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare le risorse e il ruolo operativo dei Consorzi per sostenere la competitività delle denominazioni italiane e sviluppare strategie condivise.

La tavola rotonda organizzata nell’ambito di Benvenuto Brunello 2024 il 16 novembre scorso a Montalcino è stata un’occasione lodevole per riflettere sul ruolo attuale e futuro dei Consorzi di tutela del vino. Moderata da Luciano Ferraro, caporedattore del Corriere della Sera, ha visto la partecipazione di sei presidenti di alcune delle denominazioni più prestigiose del nostro Paese.

Tuttavia, sebbene il confronto sia stato ricco di spunti, non si può non evidenziare come siano mancate voci rappresentative di Consorzi meno noti e con risorse più limitate. Un’inclusione di queste realtà avrebbe offerto una visione più completa dei fabbisogni e delle sfide del settore. 

È sempre più chiaro, infatti, che senza Consorzi solidi e ben sostenuti, il sistema delle denominazioni italiane rischia di perdere competitività a livello nazionale e internazionale.

Finita, fortunatamente, l’epoca in cui ci si domandava dell’utilità o meno dei Consorzi di tutela, oggi è evidente che queste associazioni di produttori sono assolutamente strategiche nello sviluppo della competitività delle nostre denominazioni.

Purtroppo sono ancora troppo poche le denominazioni italiane dotate di Consorzi “forti” e questo rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei principali limiti allo sviluppo di tanti nostri brand territoriali.

Per questa ragione sono preziosi incontri come quello organizzato nel suggestivo teatro Astrusi di Montalcino, per comprendere lo stato dell’arte del sistema consortile italiano.

E per questo motivo consigliamo i sempre bravi organizzatori di Benvenuto Brunello in una prossima occasione di invitare ad una tavola rotonda su questo tema Consorzi rappresentanti di denominazioni “meno performanti” e per certi aspetti “fortunate”.

Il nodo dei finanziamenti: più pubblico o più privato?

Uno dei temi centrali emersi dal dibattito è stato quello dei finanziamenti. Molti presidenti hanno chiesto maggiori contributi pubblici per rafforzare la capacità operativa e promozionale dei Consorzi. Tuttavia, come osservato, è altrettanto necessario interrogarsi sulla possibilità di un maggiore impegno da parte dei soci produttori.

Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, ha sottolineato quanto i costi della promozione internazionale siano diventati onerosi. “Le azioni legali per tutelare i nostri marchi, ad esempio, comportano investimenti significativi, ma possono generare ritorni economici importanti,” ha dichiarato, citando un caso di successo che ha visto un investimento di 200.000 euro per ottenere risarcimenti superiori a 700.000 euro.

Anche Graziano Nicosia, vicepresidente del Consorzio Etna DOC, ha evidenziato la necessità di superare l’equiparazione dei Consorzi alle aziende comuni nei bandi pubblici, chiedendo regole che permettano azioni più ampie e strategiche.

D’altro canto, Albiera Antinori, presidente del Consorzio DOC Bolgheri, ha sottolineato l’importanza di rafforzare il contributo dei soci per dotare i Consorzi di risorse umane e strumenti più adeguati. “Se vogliamo Consorzi capaci di sostenere la denominazione, non possiamo prescindere da un maggiore coinvolgimento dei produttori,” ha aggiunto.

Sostenibilità e promozione: due priorità per il futuro

Il tema della sostenibilità ha trovato ampio spazio nella discussione. Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Chianti Classico, ha presentato il Manifesto di Sostenibilità, un programma che pone criteri rigorosi per le aziende aderenti, dalla riduzione dell’impatto ambientale all’assunzione di personale locale. “La tutela del territorio è il nostro asset più importante,” ha dichiarato, ribadendo che solo un’economia del vino profittevole può garantire la cura del paesaggio.

Anche Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio Brunello di Montalcino, ha ribadito il ruolo cruciale degli agricoltori come “sentinelle del territorio”, sottolineando che la sostenibilità è già parte integrante della filosofia produttiva del Brunello.

Sul fronte della promozione, i Consorzi sono chiamati a un ruolo sempre più attivo. Sergio Germano, presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, ha sottolineato l’importanza di azioni di incoming per far conoscere i territori e le denominazioni direttamente ai consumatori e agli operatori internazionali.

Enoturismo: un’opportunità da cogliere

L’enoturismo è stato riconosciuto come un veicolo fondamentale per la promozione dei territori del vino. Albiera Antinori ha raccontato l’esperienza della cantina Antinori al Bargino, che ogni anno attira circa 40.000  visitatori paganti, diventando un centro di divulgazione del vino e della cultura territoriale.

Christian Marchesini e Sergio Germano hanno ribadito che il vino è il cuore dell’enoturismo e che i Consorzi dovrebbero avere un ruolo di coordinamento per evitare dispersioni e duplicazioni nelle attività promozionali.

Il futuro dei Consorzi è nelle mani di tutti

La tavola rotonda di Benvenuto Brunello 2024 ha messo in luce quanto i Consorzi di tutela siano un pilastro fondamentale per il sistema del vino italiano. Tuttavia, il loro rafforzamento richiede una visione condivisa: maggiori contributi pubblici, un impegno più significativo da parte dei soci e una strategia comune che integri tutela, promozione e sostenibilità.

Come ha concluso Giovanni Manetti, “I conti si fanno alla lunga. Se vogliamo guardare al futuro, dobbiamo investire oggi nella solidità dei nostri Consorzi.”


Punti chiave

  1. I Consorzi sono cruciali per la competitività delle denominazioni italiane.
  2. Sostenibilità ed enoturismo sono leve strategiche per il futuro del settore.
  3. Maggiori risorse pubbliche e private sono essenziali per rafforzare i Consorzi.
  4. Promozione internazionale richiede investimenti significativi e azioni di incoming mirate.
  5. I produttori devono contribuire di più per potenziare il sistema consortile.