“Negli anni ’80 – spiega Giovanna Caruso, quarta generazione della celebre azienda marsalese Caruso e Minini – i nostri padri arrivavano qui al Vinitaly con la valigia in mano, per presentare i nostri vini, e giravano l’Italia per farli conoscere. Oggi invece si concretizza e prende forma il nostro sogno, quello di un gruppo di giovani pronti a scendere in campo. Vogliamo fare del passaggio generazionale un punto di forza; molti di noi hanno studiato all’estero, e se sono tornati in Sicilia è perché siamo convinti delle sue potenzialità”. 

Giovanna Caruso era emozionata ed elettrizzata quando, insieme ad altri colleghi, ha introdotto la tavola rotonda “Generazione NEXT: dialogo, crescita, territorio” nell’area istituzionale del Pad.2 della Sicilia, il più visitato dopo quello dei padroni di casa. 

Era quasi tangibile l’incredibile energia che emanava dal gruppo dei giovani produttori – tutti under 40 – schierati al tavolo dei relatori, e moderati dal giornalista Salvatore Spatafora . Un’energia carica di entusiasmo e voglia di fare, ma anche di consapevolezza del non facile compito che gli spetta, quello di portare avanti e sviluppare un patrimonio di conoscenze – e anche di successi, raggiunti in anni di costante, duro lavoro – in un mondo che è ben diverso da quello affrontato dalle generazioni precedenti.

Proprio il difficile e delicato argomento del ricambio generazionale è stato al centro anche del breve intervento di saluto della neo-presidente di Assovini, Mariangela Cambria, dell’azienda Cottanera: “La Sicilia non deve diventare un paese per vecchi – ha esordito – Noi abbiamo bisogno di questi giovani. Come presidente di Assovini nei prossimi tre anni ci impegniamo a supportarli”.

“I giovani, lasciateli fare” – ha poi commentato l’assessore regionale all’agricoltura Dario Cartabellotta – “Lasciateli lavorare: hanno davanti situazioni complicate. Ma se il vino siciliano oggi è qui al Vinitaly, è grazie ai loro padri, che hanno saputo rompere con un certo tipo di passato”. 

Un passato che guardava alla Sicilia come utile serbatoio di vini sfusi e che oggi, invece, la guarda con ammirazione per i traguardi raggiunti e per la chiarezza d’idee dei suoi nuovi protagonisti. 

“Dialogo, crescita, formazione, territorio: sono questi i punti cardine del nostro lavoro” – ha detto Enrica Spadafora, dell’azienda Principi di Spadafora: “Dialogo significa trovare nuovi modi di comunicare con i nuovi consumatori, mentre la  formazione vuole indirizzarsi sia a chi fa il vino, sia a chi lo consuma”.

Veronica Laguardia, comunicatrice e formatrice, ha definito il passaggio generazionale un “dialogo tra generazioni”. “Chi ci ha preceduto – spiega Laguardia – ci ha dato spazio e fiducia. Le loro competenze sono irrinunciabili, ma la nuova generazione può proporre soluzioni diverse alle nuove sfide, perché capisce più facilmente i bisogni dei nuovi consumatori e sa parlare il loro linguaggio”. 

“Da quando lavoro in questo settore sento sempre parlare della necessità di fare sistema, poi però nessuno fa niente” – ha commentato il conduttore televisivo e voce di Decanter (RAI Radio 2) Andrea Amadei – “Oggi, finalmente, ho visto un esempio concreto di cosa significa fare squadra”. 

Dalle parole ai fatti: la nuova generazione – i cui componenti già lavorano nelle rispettive aziende – ha passato lo scorso anno incontrandosi, scambiandosi esperienze e conoscenze, ragionando di strategie comuni e di una organizzazione sul modello di Assovini, fino ad arrivare alla presentazione ufficiale del loro gruppo al Vinitaly. 

Come i loro padri, anche questi giovani credono fortemente nella Sicilia e nel suo incredibile patrimonio di uve autoctone, su molte delle quali è in atto da anni un’azione di riscoperta e riproposizione anche commerciale . Ma sono anche in grado di affrontare con nuovi strumenti e una mentalità nuova le molteplici sfide del mondo attuale. Una delle quali – quella delle quote rosa – si può dire già vinta: nella Generazione Next le ragazze sono la  maggioranza.