È senza dubbio un produttore fuori dagli schemi Gigi Rizzi, titolare dell’azienda Seiterre, con tenute tra Veneto, Trentino, Piemonte, Toscana e Friuli. Un enologo prima di tutto, amante della natura che ha ereditato l’azienda di famiglia dal padre Remo e dalla madre Clara e l’ha trasformata con il piglio di chi sa cogliere sempre delle sfumature innovative. Con lui la conversazione è sempre molto vivace: non si parla solo di vino, ma spesso si finisce per toccare temi come le auto e i motori, le sue più grandi passioni, perché lui sa trovare un nesso in questi due mondi all’apparenza antitetici. 

Con lui oggi in azienda c’è la figlia Anna, affiancata dal marito Carlo Alberto, ed è inevitabile, seduti ad un tavolo con entrambi, finire per parlare di passaggio generazionale. Tra i due, lui enologo talvolta radicale nelle idee, e lei, architetto di formazione, creativa e razionale allo stesso tempo, si innesca spesso quel confronto-scontro, tipico tra genitori e figli, la cui rielaborazione dà vita a nuovi progetti.  

Tra i nuovi progetti da raccontare partiamo dal restyling del logo come parte di una “rigenerazione aziendale”. Ci potete dire di più di questa decisione e il suo impatto sull’azienda?

Anna Rizzi: Il restyling del logo è stato un passo importante per noi. Abbiamo voluto creare un’identità visiva che riflettesse in modo ancora più chiaro e trasparente chi siamo e cosa rappresentiamo. I sei quadrati nel nuovo logo rappresentano i nostri sei vigneti aziendali, mentre l’anno di fondazione sotto l’immagine sottolinea la volontà di non dimenticare la nostra storia e tradizione. Questa decisione ha unificato l’intera famiglia e ha creato una base solida per il futuro e le generazioni che verranno.

Gigi Rizzi: L’idea è partita da un tappeto persiano che avevo a casa. I quadrati del logo mi ricordano quest’idea: singoli pezzi cuciti tra loro, che danno vita ad un’entità unica. Vede, l’esperienza insegna. Per me questo cambiamento legato al logo ed al nome dell’azienda è stato molto pensato. In passato ho sempre voluto che ogni cantina avesse la propria identità singola, ma mi sono accorto che a livello di comunicazione questa distinzione era diventata un problema. Mi sono dunque ricreduto e ho voluto investire nella proposta di unificare tutto sotto un unico brand: Seiterre Viticoltori dal 1877. 

Seiterre: un nome molto esplicativo…

Gigi: Un nome bellissimo nella sua semplicità. Sono sei le terre che coltiviamo, ma noi siamo anche produttori e alla terra dobbiamo tutto. Per questo nel nuovo logo abbiamo voluto riprodurre sei appezzamenti di vigneto visti dall’alto, i diversi tipi di coltivazione (pergola o spalliera), gli orientamenti (est-ovest, nord-sud), il terreno scosceso…

Parliamo di innovazione: quali sono gli elementi innovativi che caratterizzano Seiterre?

Anna: La mia famiglia è partita dal Trentino. I miei nonni, già alla terza generazione di viticoltori, possedevano pochi ettari nel Maso Bianco. Mio nonno e mia nonna si sono poi trasferiti in Veneto e hanno allargato l’azienda. Il voler essere innovativi e un pò “fuori dagli schemi” l’abbiamo ereditata da mia nonna, che negli anni Cinquanta correva sulla sua moto con i pantaloni. Quando mio papà, enologo e amante del vino, ha ereditato l’azienda ha coniato lo slogan: “Dalla terra alla tavola” e ha iniziato a parlare di agricoltura intelligente, in tempi non sospetti, quando non si sapeva cosa fosse la sostenibilità. E oggi siamo alla quinta generazione con me. 

Gigi, può spiegarci cosa intende con questo concetto e come lo mettete in atto?

Gigi: Io amo qualsiasi espressione della natura, per questo sono da 20 anni promotore di un’agricoltura di buon senso e razionale. Per me fare agricoltura intelligente significa adottare pratiche sostenibili quotidiane che rispettino l’ambiente e promuovano la salute del suolo e delle piante. Da fine 2021 siamo inoltre orgogliosi e felici di far parte del Sistema Qualità Nazionale di Produzione Integrata. L’Agricoltura intelligente non è altro che la sostenibilità di oggi. 

Gigi, cosa pensa del calo dei consumi e della tendenza di bere meno ma vini di qualità e più salutari?

Gigi: Le faccio un paragone automobilistico. Io ho la passione della guida e la mia massima aspirazione è guidare con una macchina in pista ad alte prestazioni. Anche se aspiro ad ottenere questo risultato, ciò non esclude il fatto che io tutti i giorni utilizzi un’auto meno prestante per andare al lavoro. Mi alleno e sviluppo la capacità di guidare e il giorno che vado in pista sono molto allenato. 

Analogamente, non posso pensare di bere solo una tantum un grande vino. Se non provo a bere un vino di pronta beva e lo faccio in modo continuativo, purché in modo moderato, non sarò pronto ad apprezzare quel grande vino. A mio parere sono due modalità di consumo che devono coesistere.

Anna, in cosa Le piacerebbe innovare contribuendo come nuova generazione?

La transizione generazionale non è un processo facile. Spesso ci si scontra. Io credo di contribuire con le mie competenze specifiche mettendo in pratica le idee di mio padre ma cercando di mediare con il gusto della mia generazione. Ad oggi sento di aver costruito tanto: oltre al nome e logo, abbiamo lanciato diverse linee di vini con un restyling grafico importante, stiamo lavorando per convertire a biologico un’intera linea di vini. Per me è importante dare un’idea chiara e lineare di chi siamo perché il nostro vuole essere un progetto che guarda al futuro.