È stato molto emozionante e sentito il saluto di Stefano Zanette, Presidente del Consorzio di Tutela della DOC Prosecco, che ha concluso l’assemblea annuale dei soci tenutasi venerdì 24 maggio. Dopo quattro mandati consecutivi ed in totale dodici anni di successi, passa il testimone guardando al futuro della Denominazione. Una Denominazione che, dal momento in cui è stata concepita 15 anni fa ad oggi, è cresciuta in modo esorbitante, ma ha anche dovuto difendersi da numerose insidie, tra cui l’ombra della contraffazione. 

Abbiamo intervistato il presidente Zanette per tracciare con lui un bilancio di questi 12 anni, ma anche esplorare il ruolo dei Consorzi nel mondo del vino nel fronteggiare le sfide odierne.  

Presidente, facciamo un bilancio del suo lungo mandato?

Traccerei il percorso di questi anni partendo dall’attività di tutela della Denominazione, senza la quale non si sarebbe potuta evitare la concorrenza sleale di altri operatori; anzi, avremmo avvantaggiato gli stessi concorrenti con i nostri investimenti. Senza la promozione, però, non avremmo potuto garantire quella notorietà della denominazione che, in molti casi, ci è stata utile anche ai fini della tutela stessa. Infine, senza la valorizzazione, che, grazie alla programmazione produttiva, ha consentito di preservare il valore delle nostre produzioni, non avremmo quelle risorse necessarie per la tutela e la promozione.

Sì, perché proprio la programmazione ci consente oggi – dopo anni di crescita tumultuosa e di un’affannosa ricerca del punto di equilibrio tra domanda e offerta – di poter disporre di tutti quegli strumenti che la normativa ci mette a disposizione per gestire la nostra Denominazione al meglio, con il chiaro obiettivo di gestire un bene collettivo, nell’interesse di tutte le categorie.

Qual è lo stato di salute della denominazione oggi?

I dati dimostrano che la DOC Prosecco è in ottimo stato di salute. Ad oggi siamo la prima Denominazione a volume e a valore a livello italiano e la prima a volume al mondo tra le Denominazioni spumantistiche. Tendenza positiva confermata anche dai primi quattro mesi di imbottigliamento.

In termini numerici in questi 12 anni ci sono stati numerosi cambiamenti: la produzione è passata da 194 milioni (dato 2012) a 616 milioni di bottiglie (dato 2023); di conseguenza il fatturato è aumentato considerevolmente da 900 milioni di euro a 3,5 miliardi. L’export rappresenta una fetta importante di questo giro d’affari, oggi è all’80% in 162 Paesi. In questi 12 anni sono aumentate anche le aziende iscritte, che sono passate da 11 mila a 13 mila, così come le persone presenti nello staff dell’organico del Consorzio: da una persona part-time nel 2012 a 15 nel 2023. Parlando invece di investimenti in questo periodo quelli in valorizzazione – racchiude sostenibilità e ricerca- sono stati un totale di 6 milioni di euro, quelli in promozione 77 milioni e quelli in tutela 5 milioni. 

Che tipo di azioni sono state promosse? E di quali sente di essere stato il promotore?

Abbiamo sviluppato innumerevoli azioni, in tutti i campi di competenza del Consorzio. In particolare, io sento di aver contribuito nel valorizzare il lavoro delle produzioni e della filiera e le attività di Sviluppo Sostenibile, oltre ad aver fortemente voluto il Rosé all’interno del disciplinare.

Il Prosecco ha avuto una crescita esorbitante negli ultimi 10 anni. Che tipo di preoccupazioni o insidie ci sono all’orizzonte?

Non vediamo insidie, ma guardiamo con grande attenzione all’evoluzione dei consumi: in questi anni abbiamo visto diminuire i consumi dei Paesi che storicamente consumavano vino, a fronte dell’evoluzione di altre nazioni, che hanno premiato le produzioni di spumanti e di vini bianchi con moderato contenuto alcolico.

Lotta alla contraffazione del brand Prosecco Doc: a che punto siamo?

Siamo ad un buon livello di protezione nei maggiori mercati internazionali, ora stiamo lavorando sui Paesi più piccoli, in particolare su quelli a vocazione turistica dove il consumatore ci può dare maggiore soddisfazione. Il Consorzio presta sempre molta attenzione a questa tematica, perché è un attore importante in questo campo a livello internazionale e questo protagonismo ci viene riconosciuto anche dai colleghi di altre Denominazioni che ci invitano periodicamente a raccontare la nostra esperienza.

Che ruolo hanno i Consorzi oggi nella regolamentazione e gestione di una denominazione?

La vera attività di valorizzazione svolta dai Consorzi è data dalla propria capacità di gestione delle denominazioni. Le vicende di alcune denominazioni estere lo insegnano: crescite fuori controllo comportano una svalutazione delle produzioni che, alla fine dei conti, si traducono in espianto dei vigneti.  La perdita di valore non riguarda solo il sistema produttivo, ma anche tutte le comunità e tutti i settori connessi sia al territorio della Denominazione sia a livello nazionale e internazionale. E questo dovrebbe farci riflettere molto.

Prosecco nel mondo: il successo del brand è inequivocabile. Pensa che in questi anni il Prosecco sia stato da traino anche per altre bollicine italiane?

Assolutamente sì. È chiaro che il Prosecco ha portato alla ribalta internazionale la spumantistica italiana e non solo. Un esempio è stata la produzione di Prosecco DOC Rosé che ha portato risultati positivi per la categoria. 

Cosa si augura per il futuro della denominazione?

Mi auguro maturità del sistema: che gli attori coinvolti comprendano la complessità della filiera e operino all’interno in modo maturo e responsabile. Una responsabilità che non è non solo del singolo ma è collettiva e che è necessaria per garantire la durabilità della Denominazione. 

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