Sostegno ai viticoltori, controllo della qualità e giusta remunerazione: per Alex Ferrigato, direttore commerciale di Colterenzio, è questa la ricetta di una cooperazione efficace. In un’intervista a tutto campo, Ferrigato racconta l’identità di Colterenzio, la gestione del cambiamento climatico, l’approccio alla sostenibilità e la capacità di comunicare con i giovani restando fedeli alla propria storia.
Colterenzio è una delle realtà più rappresentative e diversificate dell’Alto Adige: vigneti tra i 230 e i 650 metri di quota, 300 soci impegnati a lavorare 14 diverse varietà, un variegato territorio che si estende lungo la Strada del Vino, favorito dalla barriera alpina, la vicinanza del Garda e un importante soleggiamento.
Alex Ferrigato è direttore commerciale della cooperativa: ci illustra i valori che sono alla base di alcune scelte dell’azienda e descrive come Colterenzio interpreta alcune tematiche di attualità.
In un contesto globale che tende alla omologazione, sotto diversi profili, cosa rappresenta l’identità per l’Alto Adige e per Colterenzio?
“In Alto Adige abbiamo la fortuna di vivere in una terra di contrasti, nel senso positivo del termine, di sfaccettature: una terra con tanti microclimi, tanti tipi di suoli, dove il Nord incontra il Sud e si incrociano culture diverse. Questo si traduce nei nostri vini: abbiamo vini potenti, che richiamano lo spirito del Mediterraneo, ma anche eleganti e freschi, come sono i vini nordici. L’identità per noi è questa ricchezza, questa complessità, questa varietà. Non sempre è facile comunicarla, soprattutto all’estero, ma quando ci si riesce diventa un valore unico.”
A proposito di comunicazione, scelta interessante quella di “far parlare” sul vostro sito i volti dei vostri 300 viticoltori.
“Dietro ogni vino c’è una storia, c’è una famiglia, con passione, sudore, artigianalità, attenzione ai dettagli. E dietro Colterenzio ci sono tante di queste storie; non siamo un volto unico, siamo tante voci, tanti volti. E questa è la nostra forza. Se la cooperazione è fatta bene, è un orgoglio. Con i visi dei nostri soci abbiamo fatto la nostra strategia di branding”.
Come vi sta interessando il cambiamento climatico? Vi sentite al riparo grazie all’altitudine dei vostri vigneti?
“Il cambiamento climatico non è solo innalzamento delle temperature. È l’estremizzazione dei fenomeni: gelate primaverili, piogge violente, lunghi periodi di siccità. Certo, avere altitudini diverse ci aiuta, ma dobbiamo adattarci continuamente: scegliere bene dove piantare cosa, gestire la chioma, l’acqua. Non siamo immuni dal cambiamento climatico ma possiamo dire che in Alto Adige l’acqua c’è, non sempre quando serve, ma c’è. E poi c’è un altro grande vantaggio: i nostri viticoltori, piccoli, diversi e molto reattivi. La cooperazione, se fatta bene, è una risorsa enorme.”
Soffermiamoci su questo aspetto: se dovesse definire una cooperazione efficace, con quali termini la definirebbe?
“Direi anzitutto sostegno, che vuol dire formare i nostri viticoltori, renderli partecipi, accompagnarli anche tecnicamente: i nostri conferitori sono i nostri azionisti e a loro in primo luogo dobbiamo rendere il conto; poi controllo, che significa verificare che il lavoro nei vigneti sia fatto come ci aspettiamo: ogni vigneto viene valutato almeno due volte l’anno dal nostro agronomo, e in base al punteggio assegnato viene stabilita la giusta remunerazione, altro aspetto determinante per costruire una formula cooperativa che funzioni. Abbiamo creato gruppi di qualità già negli anni Ottanta: chi lavora meglio, secondo il protocollo da seguire, ha una remunerazione per ettaro più alta. In ultimo, certo non per importanza, anzi direi un pre-requisito, la qualità dell’esistenza per chi lavora per la cooperativa. E tutto questo funziona”.
Sostenibilità è una parola troppo spesso abusata. Come la declinate voi a Colterenzio?
“Per noi è un modo di essere e un sinonimo di fare, non un claim da comunicazione. La cooperazione è già di per sé sostenibile: lavoriamo per il territorio e con il territorio. Un approccio artigianale come il nostro, indipendentemente dalle nostre dimensioni, è già un buon presupposto per la sostenibilità: siamo certificati SQNPI, non usiamo diserbanti, sosteniamo chi lavora in biologico; usiamo energia fotovoltaica da 15 anni, scaldiamo il 70% dell’acqua che utilizziamo e produciamo il 60% dell’energia che consumiamo. Non abbiamo mai fatto grandi proclami, preferiamo dimostrare le cose con i fatti”.
Come si comunica oggi con i giovani?
“Facendogli vivere le cose vere. Il vino non è solo una bevanda, è natura, territorio, cultura. Ai giovani bisogna far toccare con mano questi valori. Per facilitare l’approccio con un pubblico giovane abbiamo anche inserito nella gamma una linea, la Pfefferer, che strizza l’occhio al pubblico giovane: vini freschi, aromatici, con packaging leggero, che trasmette gioia di vivere, spensieratezza, con una gradazione alcolica di 12 gradi e mezzo”.
La vostra punta di diamante, il Sauvignon Riserva Gran Lafóa 2021, ha ricevuto quest’anno un grande riconoscimento. Che significato date a questo traguardo?
“Gran Lafóa è stato premiato, oltre che con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, anche come “Bianco dell’anno”. Lafóa nasce negli anni Ottanta, nella parcella più storica di Colterenzio ed è sempre stato il nostro top di gamma; col tempo abbiamo cercato di migliorarlo sempre, vinificandolo con la stessa attenzione dei primi anni, ma con il sapere di oggi. Dopo oltre trent’anni di ricerca è nato Gran Lafóa. Il premio ci ha reso particolarmente orgogliosi perché un premio al percorso che abbiamo svolto, all’attenzione al dettaglio che non è mai mancata. Gran Lafóa per Colterenzio è la più alta espressione di cosa significhi un grande vino, che, per definizione, è anche un vino longevo: in tutti i sensi.
Punti chiave:
- Identità territoriale: per Colterenzio è sinonimo di ricchezza e complessità del territorio, fatto di contrasti, microclimi e culture diverse;
- Una cooperazione efficace si basa su tre pilastri: sostegno ai soci, controllo e remunerazione legata alla qualità;
- Nel cambiamento climatico altitudine e frammentazione dei vigneti aiutano, ma serve adattamento continuo e reattività dei viticoltori;
- Sostenibilità: un modello di cooperazione radicato nel territorio e orientato alla lunga durata, senza slogan ma con risultati tangibili;
- Comunicazione autentica: valorizzare le storie dei viticoltori per costruire un’identità di brand cooperativo.












































