Intrepidamente: con fermezza d’animo e coraggio. Così il dizionario della lingua italiana definisce questo termine, che è stato scelto dalla giornalista, scrittrice e autrice di podcast Laura Donadoni per intitolare il suo nuovo progetto dedicato alla cultura della parità di genere sui luoghi di lavoro. Sì, Intrepidamente, perché essere fautori di una cultura inclusiva talvolta richiede coraggio e volontà di cambiare il modo in cui le cose “sono sempre state fatte”. Abbiamo chiesto a Laura Donadoni di raccontarci questo progetto, che si pone l’intento di costruire qualcosa di concreto, non di basarsi solo su proclami astratti. 

Intrepidamente. Laura, ci può spiegare il titolo di questo nuovo progetto?

Il nome del progetto nasce dal mio libro “Intrepide” ed ha lo scopo di portare e fare qualcosa di concreto per migliorare la cultura della parità di genere sui luoghi di lavoro. Il nome è volutamente un avverbio neutro, senza una connotazione di genere, perché non vogliamo rivolgerci solo alle donne, bensì a tutti coloro che vogliano fare qualcosa di concreto per sé stessi e per gli altri. Anziché limitarci a denunciare la situazione, vogliamo provare a cambiare questa cultura e per farlo l’unico strumento che abbiamo a disposizione è la formazione.  

Per riuscire ad approcciare e a concretizzare questo nobile intento bisogna partire da un presupposto di base: riconoscere che esiste un problema. E a mio avviso, questa è la parte più difficile, lo è stato anche per me perché agivo degli secondo stereotipi acquisiti dalla cultura in cui siamo cresciuti. Mi si è spalancato un mondo quando ho partecipato ad un master di due anni in Studi di Genere e leadership sulla discriminazione di genere alla School of Business dell’Università di Yale. Durante quel percorso abbiamo studiato strutture e case history aziendali che hanno approcciato al meglio e valorizzato i gruppi, le relazioni e le capacità umane tra i vari componenti. Porto queste tecniche nei corsi di Intrepidamente.  

Quali sono le declinazioni di questo progetto?

Sul piano formativo Intrepidamente prevede al momento due corsi. Il primo è rivolto sia alle aziende che alle persone singole ed ha lo scopo di suggerire dei modi più rispettosi, delle pratiche positive nei luoghi di lavoro. È inoltre un valido strumento per ottenere la certificazione di parità di genere. Il secondo corso “Leader a modo tuo” è più individuale ed è nato per parlare di leadership in modo trasversale, per scoprire le potenzialità inespresse di ognuno di noi. Io non amo parlare di leadership femminile o maschile, ognuno di noi ha un suo modo di essere leader. Oltre ai corsi Intrepidamente offre la possibilità di organizzare eventi che uniscono inclusività, formazione e vino ed è anche un podcast. Io lo definisco come “un vocale su Whatsapp”, magari un po’ più lungo, per condividere le mie “scintille” ovvero spunti di riflessione, libri, film, idee che mi hanno aiutata ad affrontare la vita più intrepidamente.  i modi intrepidi con cui io e le altre persone affrontano le discriminazioni quotidiane. 

Il Podcast è un nuovo modo di comunicare. Perché lo ha scelto?

Perché il podcast è una forma di racconto orale diversa e moderna. Negli USA è in auge da ormai 10 anni, in Italia è arrivato molto dopo, ma negli ultimi 5 anni ha registrato un +30% degli ascoltatori. Fin dalla notte dei tempi il racconto orale esercita un certo fascino e a mio avvio riesce anche a trasmettere quanto è speciale un vino, perché tramite la voce si genera empatia, si riescono a toccare corde profonde. 

Cosa può portare Intrepidamente nel mondo del vino?

Il settore del vino è quello da cui ho cominciato ed è anche quello che con molta fatica si sta adeguando ai cambiamenti sociali mi ha chiuso di più le porte in faccia. Ho provato a coinvolgere associazioni e Consorzi, ma dalle dichiarazioni positive di intenti ai fatti la strada è più lunga del previsto ma non è stato capito e non è passato il messaggio della concretezza. Il mondo sta cambiando velocemente, invece il settore del vino lo fa con una velocità troppo bassa. Non si può pensare di condurre le aziende del vino e gestire i dipendenti e il benessere aziendale come si faceva 50 anni fa.

Un’obiezione potrebbe essere: cosa cambia concretamente per la mia azienda? 

Se coinvolgi tutti in modo equo, hai dalla tua più menti pensanti che lavorano meglio, crei benessere aziendale e incoraggi risorse umane che portano giovamento alla tua azienda. Oltre al fatto che il vino sta vivendo un momento di passaggio difficile a livello comunicativo. Ci si pongono tante domande soprattutto legate a come coinvolgere le giovani generazioni. Sicuramente ignorare i temi dell’inclusività e della parità genere non fa che aumentare il gap con le nuove generazioni, che invece (fortunatamente) sono sempre più coinvolte ed interessate da queste tematiche. 

Cosa le ha insegnato l’esperienza americana?

In Italia c’è sempre resistenza a cambiare le cose, spesso ci sentiamo dire che si fa così perché si è sempre fatto così. Negli USA è diverso, l’innovazione è vista positivamente. Vivere e studiare lì mi ha dato la forza di affrontare i cambiamenti in modo più deciso. Oltre al fatto che in California i corsi per la parità di genere sono obbligatori per legge da anni. Vorrei che fosse così anche in Italia, per questo sto lavorando per far integrare questa formazione sulla parità nei luogo di lavoro, magari iniziando proprio dal settore del vino che per una volta potrebbe essere apripista e un case history di innovazione. 

Cosa sogna per il futuro di questo progetto?

Sogno di ampliare la start up coinvolgendo sempre più donne e uomini che vogliono fiorire sui temi dell’uguaglianza, dell’inclusività e della crescita personale. Una centrale che aiuti loro a vivere intrepidamente, essere coraggiose e coraggiosi e trovare il proprio posto nel mondo del lavoro. Questo è un progetto trasversale. Raccolgo le testimonianze di molti uomini che si sentono stretti nei panni del leader mascolino, nel dover rispettare il modello inculcato dalla società. Intrepidamente vuole incoraggiare un percorso di consapevolezza per tutti e tutte, per essere più liberi e libere di esprimersi. 

Che messaggio vorrebbe lanciare ai produttori italiani – donne e uomini?

Vorrei dire loro di essere intrepidi, di avere il coraggio di fare cose nuove e rompere gli schemi. Questo rende vivi e dà una carica incredibile, oltre a costruire un futuro migliore per chi verrà dopo di noi.