Il mercato del vino in Corea del Sud si divide tra premium e value-for-money, con i convenience store come protagonisti. La Francia guida il lusso e il Cile i volumi. Per l’Italia, questa polarizzazione può rappresentare una doppia opportunità strategica, grazie alla sua capacità di competere su entrambi i segmenti con prodotti di alta gamma e di valore.
Non è un’anomalia, ma il mercato, quello sudcoreano, si sta evolvendo a una velocità sorprendente e su due binari paralleli. Mentre una parte dei consumatori cerca l’etichetta di pregio con una trasparenza quasi ossessiva, un’altra, sempre più numerosa, spinge la crescita dei vini a marchio privato dal prezzo accessibile. Per il vino italiano, questa polarizzazione non è una minaccia, ma una straordinaria doppia opportunità da cogliere con strategie mirate.
L’analisi del mercato sudcoreano, come evidenziato da un recente articolo di Vino Joy News, rivela una dinamica affascinante. Da un lato, catene come GS25 stanno rivoluzionando il segmento premium. Con la loro piattaforma “Négociant Direct”, permettono ai consumatori di pre-ordinare online vini rari e di pregio, importati direttamente dalla Francia, bypassando intermediari e garantendo prezzi competitivi e una filiera trasparente. Un modello che genera fiducia e soddisfa la sete di conoscenza di un consumatore evoluto.
Dall’altro lato, competitor come CU puntano tutto sul segmento value-for-money. La loro private label “Mmm!”, sviluppata in collaborazione con produttori internazionali, ha visto le vendite aumentare del 60%. Questo successo dimostra l’esistenza di una domanda massiccia per vini di consumo quotidiano, ben fatti, facili da capire e accessibili, dove il canale del minimarket gioca un ruolo cruciale.
In questo scenario, la Francia domina il segmento di lusso con un prezzo medio all’importazione elevatissimo, mentre il Cile presidia la fascia di volume e prezzo. La domanda per i produttori italiani è inevitabile: dove ci posizioniamo e, soprattutto, come possiamo vincere?
Secondo i dati più recenti, l’Italia si colloca stabilmente tra i primi cinque fornitori di vino in Corea del Sud, ma spesso in una posizione intermedia: dietro alla Francia per valore e talvolta dietro a Cile e USA per volumi. Questa posizione, apparentemente scomoda, nasconde in realtà il nostro più grande punto di forza: una “doppia identità” che nessun altro paese produttore può vantare con la stessa ampiezza.
L’Italia è l’unico paese in grado di competere credibilmente su entrambi i fronti: nel segmento premium, con denominazioni iconiche e una profondità qualitativa che non teme confronti. Pur avendo meno etichette “super costose” rispetto alla Francia. Nel segmento di valore, grazie a un’incredibile diversità di vitigni autoctoni e un rapporto qualità/prezzo eccellente su molte tipologie di prodotto.
Il rallentamento generale delle importazioni registrato a inizio 2024 non fa che accentuare questa polarizzazione, con i consumatori che si orientano sempre più verso certezze: il lusso affermato o il valore garantito.
Per capitalizzare su questa dinamica, le cantine italiane devono adottare un approccio strategico differenziato. Il successo del modello “Négociant Direct” di GS25 dimostra che il consumatore premium coreano cerca storie, trasparenza e unicità. Per competere, non basta proporre un grande vino, bisogna costruire un progetto.
Il successo di etichette come “Mmm! Chardonnay” non è casuale. Nasce da un progetto studiato a tavolino con il retailer per soddisfare un bisogno preciso. Di conseguenza, l’obiettivo potrebbe essere quello di identificare i vini giusti e sviluppare brand dedicati (come già molte cantine stanno facendo in GDO con le private label).
Il mercato del vino sudcoreano è un sistema complesso e dinamico che premia chi sa leggerne le correnti e adattare la propria offerta. Per il vino italiano, il futuro del successo in Corea del Sud non risiede nella scelta di una sola strada, ma nella capacità di percorrerle entrambe.
Le aziende dovranno dotarsi di un portafoglio flessibile, con etichette di punta da posizionare nel segmento del lusso attraverso canali innovativi e trasparenti, e con prodotti studiati ad hoc per conquistare lo scaffale del consumo quotidiano. La nostra diversità ampelografica e culturale, da sempre il nostro più grande vanto, è oggi il nostro più potente vantaggio strategico su uno dei mercati più promettenti dell’Asia.
Punti chiave
- Mercato polarizzato: cresce su due binari, vini premium di lusso e vini accessibili da convenience store.
- Canali innovativi: i minimarket vendono vini rari su prenotazione e private label di grande successo.
- Posizione Italia: un’identità doppia che permette di competere sia nel lusso che nel segmento di valore.
- Strategia premium: non solo grandi vini, ma progetti basati su storia, trasparenza e unicità del prodotto.
- Strategia posizionamento: sviluppare brand dedicati in collaborazione con i retailer per il consumo quotidiano.












































