Il mercato del vino vive una polarizzazione tra prezzi bassissimi e etichette di lusso. Questo squilibrio crea confusione tra i consumatori, compromettendo il rapporto qualità/prezzo. La percezione diffusa di prezzi elevati non riflette la realtà economica di molte cantine, costrette a fare i conti con costi in aumento e rese in calo.

In un mio recente editoriale intitolato “Basta demagogia sui presunti prezzi alti dei vini“, ho voluto sollevare un tema che ciclicamente torna alla ribalta: quello dei presunti prezzi troppo alti di alcuni vini. La mia riflessione parte dal fatto che, nonostante il mercato del vino si trovi oggi ad affrontare costi di produzione sempre più elevati e rendimenti in calo, c’è ancora chi preferisce puntare il dito contro i prezzi ritenuti eccessivi, senza considerare la complessità del contesto economico in cui operano le cantine.

Spesso, queste accuse vengono mosse nei confronti dei cosiddetti “fine wines“, vini iconici e di lusso, ma il vero problema è che tali critiche finiscono per danneggiare l’immagine del settore nel suo complesso. Come ho sottolineato nel mio articolo, basta fare un giro in qualsiasi supermercato per notare che i prezzi della maggior parte dei vini sono tutt’altro che esorbitanti, e anzi molti si trovano a cifre inferiori a quelle di prodotti di consumo comune come l’acqua minerale. È evidente che la percezione dei prezzi alti del vino non riflette la realtà della gran parte del mercato.

Questo mio intervento ha suscitato numerosi commenti, alcuni dei quali offrono ulteriori spunti di riflessione che meritano di essere condivisi.

La schizofrenia del mercato del vino: prezzi sotto l’acqua minerale o simili alle opere d’arte

Uno dei commenti più incisivi ha descritto la situazione del mercato del vino come una vera e propria “schizofrenia”. Il vino, che dovrebbe essere un bene di consumo di massa, viene venduto a prezzi talvolta inferiori all’acqua minerale, mentre allo stesso tempo esistono etichette che raggiungono cifre paragonabili a opere d’arte. Questa situazione crea confusione nel consumatore e apre le porte a comportamenti opportunistici lungo tutta la filiera.

Il commento mette in evidenza che il famoso rapporto qualità/prezzo, che dovrebbe fungere da guida per il consumatore, non esiste più. Non ci sono criteri condivisi e il consumatore si trova disorientato, tra vini DOC a 1,99€ e bottiglie vendute a migliaia di euro nelle aste.

Prezzi bassi e qualità: una scelta dannosa per il settore?

Un altro punto sollevato riguarda la qualità dei vini venduti a prezzi estremamente bassi. “Molti vini venduti a 2/3€ sono di scarsa qualità e allontanano il consumatore, che non sa come orientarsi in un mercato così vasto.” Questo è un problema particolarmente sentito in Italia, dove le aziende appaiono divise tra chi punta su una produzione di massa e chi si concentra sulla qualità.

All’estero, invece, come osserva un altro commento, “nei supermercati si trovano vini di buona qualità a 10€”. Questo suggerisce che la strada da percorrere non è solo quella di abbassare i prezzi, ma di offrire un buon prodotto a un prezzo giusto, alzando il livello qualitativo e facendo selezione in vigna e in cantina.

Il ricarico nei ristoranti: tra proibizione e rinuncia

Un altro commento rilevante riguarda il ricarico applicato nei ristoranti, un tema che spesso causa frustrazione nei consumatori. “Una bottiglia di vino da 7/8€ finisce quasi a 30€ in carta ristorante”, con il risultato che molti consumatori si allontanano dal vino perché non possono più permettersi di pagare tali cifre. Le pressioni fiscali e i costi lungo la filiera contribuiscono a rendere il vino un bene percepito come “proibito” o lussuoso.

Un commentatore ha ironicamente osservato che “il marketing può stimolare desideri e sogni, ma non può fare bonifici” Questo evidenzia la necessità di trovare un equilibrio tra stimolare il consumo e rendere il vino accessibile anche alle famiglie con capacità di spesa ridotta.

La polarizzazione del mercato del vino: buono o di lusso?

Un altro commento interessante sottolinea una dinamica che si è creata nel tempo: “Da anni si parla di vino come se tra le automobili esistessero solo Ferrari, Lamborghini e Rolls Royce, mentre tutte le altre auto facessero schifo e chi le usa fosse uno sfigato.” Questa polarizzazione, secondo l’autore del commento, ha punito i consumi, creando l’idea che il vino buono debba per forza essere costoso o di lusso.

Eppure, “il vino buono è quello che piace, e non ci si deve vergognare a bere un Tavernello, che sta al vino come Heineken sta alla birra”. Questo suggerisce che è ora di liberarsi di certi pregiudizi e tornare a considerare il vino per quello che è: una bevanda per tutti, da apprezzare senza sentirsi giudicati.

Il mercato è pronto per una ridefinizione del rapporto qualità/prezzo?

Molti dei commenti ricevuti concordano su un punto: è necessario ripensare il modo in cui comunichiamo il valore del vino. Troppo spesso il consumatore si trova disorientato, incapace di comprendere perché ci siano bottiglie a prezzi stracciati e altre vendute come se fossero opere d’arte. La mancanza di criteri chiari rischia di minare la fiducia nel prodotto e di allontanare il pubblico.


Punti chiave:

  1. Il mercato del vino è polarizzato tra prezzi irrisori e bottiglie di lusso.
  2. La percezione di prezzi elevati non rispecchia la realtà del settore vinicolo.
  3. La mancanza di criteri chiari disorienta i consumatori.
  4. Prezzi troppo bassi spesso penalizzano la qualità dei vini.
  5. Ricarichi elevati nei ristoranti allontanano i consumatori dal vino.

Frequently Asked Questions

1. Perché i prezzi del vino sono così variabili?
I prezzi variano per costi di produzione, distribuzione e percezione del brand, creando un ampio spettro di offerte.

2. Come si riflette la qualità nel prezzo del vino?
Prezzi bassi non sempre indicano buona qualità. Molti vini economici possono deludere le aspettative dei consumatori.

3. Perché ci sono bottiglie di vino che costano meno dell’acqua minerale?
Spesso i vini a prezzi molto bassi provengono da produzioni di massa con minor controllo sulla qualità.

4. I ricarichi nei ristoranti influiscono sulla percezione del vino?
Sì, un ricarico eccessivo nei ristoranti può rendere il vino percepito come un bene di lusso.

5. Il vino buono deve per forza essere costoso?
No, il vino buono è quello che piace al consumatore, indipendentemente dal prezzo.